![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 MAGGIO 2002 |
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Succo di pomodoro transgenico per combattere il bioterrorismo
Secondo
qualcuno il XX secolo vide la luce il 22 aprile 1915 a Ypres, in una nuvola di
fosgene "sotto il patrocinio della chimica usata per la carneficina di
massa". L´alba del XXI ci ha visto schiacciati dal rischio d´un altro
segno di morte: ad aggiungere panico a un autunno di disperazione bastarono
qualche busta da pochi centes e un pizzico di polvere velenosa. Il fantasma
dell´antrace fece disarticolare frontiere che credevamo ferme. Si rincorsero i
numeri dell´angoscia: se il contagio fosse stato avviato dai santuari del
terrorismo e diffuso in modo massiccio si sarebbero dovuti vaccinare quasi 400
milioni di americani. Un´eventualità che portava con sè due giganteschi
problemi: da un lato l´impossibilità di recuperare un quantitativo così
imponente di dosi, dall´altro l´enormità dei costi visto che la spesa avrebbe
raggiunto i 400 milioni di dollari. Il professor Charles Antzen, docente
all´Arizona State University, consigliere di Bush per le biotecnologie,
ricevette in quei mesi un milione di dollari dal dipartimento di Stato: con
quel denaro lui e il suo staff avrebbero dovuto accelerare gli studi per
contrastare la minaccia del bioterrorismo. Oggi Arntzen interverrà al convegno
promosso dall´osservatorio sulla bioetica della Fondazione Einaudi su "La
nuova frontiera delle biotecnologie: piante transgeniche per uso
biomedico".
A che punto
è la vostra ricerca?
"Attualmente
stiamo lavorando a un vaccino contro la peste; a Fort Detrick un gruppo della
Difesa si occupa, invece, del rischio antrace.
Come avviene
la creazione di questi nuovi farmaci immunizzanti?
"Attraverso
l´inserimento di geni estranei in alcune piante: contro la peste o l´antrace,
ad esempio, utilizziamo quelle del pomodoro".
In sostanza
mirate ad ottenere semi che portino dentro sè il vaccino...
"Esatto.
L´idea è accumulare riserve strategiche: le biotecnologie vegetali sono
perfette per raggiungere tale scopo".
Quali sono i
principali vantaggi?
"Intanto
scompare la necessità d´ammassare immense riserve a scopo precauzionale perchè
il vaccino si può "coltivare" in modo assai rapido in qualsiasi parte
del mondo e a costi drasticamente inferiori. Inoltre possiamo conservarlo per
un tempo indefinito, senza preoccuparci di date di scadenza. Si immagini un
prodotto liofilizzato - in pratica, una polvere - che non ha bisogno né
d´essere purificato né d´essere tenuto a basse temperature".
E una volta
ottenuto tutto questo
"Possiamo
somministrarlo oralmente, vantaggio non piccolo in caso d´emergenza".
Come dire:
un succo di pomodoro, un Bloody Mary, per evitare i rischi di contrarre peste o
carbonchio?
"Esattamente.
E se, poi, vogliamo prescindere da possibili attacchi terroristici,
ricordiamoci che il carbonchio è una minaccia continua in molti Paesi in via di
sviluppo per i quali la prevenzione è essenziale".
Questa
tecnica d´ingegnerizzazione delle piante si apre anche ad altre applicazioni.
Quali?
"Ci
sono sperimentazioni cliniche già in atto per vaccinazioni contro l´epatite B o
il virus Nowalk, causa delle gravissime enteriti che hanno colpito i soldati
inglesi in Afghanistan. Intanto si studia come contrastare certe malattie che
affliggono il mondo più povero. Il Papilloma virus, che provoca il cancro
all´utero, ad esempio: con le biotecnologie vegetali si può produrre un vaccino
efficace. Analogo ragionamento è possibile per l´Hiv, sul quale, però, non sono
in grado di promettere nulla sino a quando gli immunologi non troveranno un
buon antigene".
Quanto
occorrerà perchè questi vaccini possano essere commercializzati?
"Per i
primi, direi 5-6 anni".
Parliamo
dell´uso delle biotecnologie nell´alimentazione. Giorni fa, sotto l´ambasciata
Usa a Roma, c´è stata una protesta e s´è parlato d´un patto segreto fra Bush e
Berlusconi per favorire la diffusione in Italia e in Europa di questi prodotti.
"Mi sembra una contestazione curiosa se pensiamo che un quarto del pianeta è malnutrito e sarebbe giusto dargli la tecnologia per produrre più alimenti. Sicuramente l´agricoltura transgenica non basterebbe a risolvere il problema, ma darebbe un forte contributo. Il fatto che ci sia tanto cibo in Europa non significa che ce ne sia altrettanto nel resto del mondo".