![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 MAGGIO 2002 |
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Nella
prestigiosa collana dei classici Utet esce in questi giorni il primo volume
delle Opere filosofiche di Friedrich Nietzsche, a cura di Sossio Giametta,
benemerito per gli studi nietzscheani, per un quarantennale lavoro, cominciato
con l'edizione Colli e Montinari di Nietzsche, e proseguito con una nutrita
serie di studi specifici. Di quest'esperienza di lavoro si avvale appieno
l'edizione di Utet, già nel piano dell'opera, che prevede in due volumi le
opere del Nietzsche maturo da La gaia scienza (compresa con gli Idilli di
Messina e Così parlò Zarathustra in questo primo volume) a L'Anticristo. La
scelta antologica operata da Giametta è funzionale a due obiettivi.
Il primo è
far percepire il prisma del pensiero di Nietzsche in tutta la sua complessità,
ma senza eccessivi punti di fuga, per sottrarlo alle ricorrenti storiografiche
ed ermeneutiche cui ancora, a parere di Giametta, resta consegnato. E questo a
partire dalla pur geniale collocazione di Nietzsche al culmine della storia
metafisica operata da Heidegger. Collocazione storico-epocale per Giametta
più funzionale ad intendere le pretese di Heidegger di essere il primo
"fuoriuscito" dalla metafisica, che Nietzsche medesimo, il quale è
invece il primo vero, o quanto meno più radicale, critico della metafisica, se
con questa si intenda l'assegnazione ad una trascendenza dall'umano, comunque
intesa, del valore e del significato dell'uomo e del suo agire. Nietzsche è
l'eroe dell'immanenza tragica dell'uomo a sé stesso, e per intenderlo la lente
migliore resta ancora quella offerta dal rapporto con Schopenhauer, il suo
effettivo punto di partenza filosofico. Il secondo obiettivo della pregevole
edizione di Giametta è di mostrare come, se si voglia intendere appieno il
significato dell'opera di Nietzsche, o forse trarne il meglio che essa può dare
ad un lettore che voglia attingere le fonti vere della sua spiritualità, sia
necessario non perdere mai di vista il poeta e il moralista, che Nietzsche fu e
volle essere. Anzi, è la proposta di Giametta, proprio quando Nietzsche vuole
farsi filosofo, da un lato non regge il paragone con le strutture concettuali
con cui pure polemizza, e dall'altro rende unilaterali le sue stesse intuizioni
di poeta e moralista, preparandone lo spregiudicato utilizzo che ne ha fatto
l'ideologia del novecento.
Da questo versante, è anzi Nietzsche stesso a porsi, più che come una strada per un rinnovato rapporto dell'individuo con la sua "natura" per il medio della comunità biologica e storica cui appartiene, come simbolo e sintomo di quel lussureggiare dell'individualismo dell'uomo contemporaneo, di cui ha parlato in altro contesto Gehlen, un individualismo moralmente immotivato e violento. Ma per quest'aspetto della ricostruzione di Giametta, sarebbe allora proprio Nietzsche a ridare elementi di legittimazione storiografica alle varie collocazioni novecentesche di Nietzsche nella storia della metafisica della soggettività