RASSEGNA STAMPA

29 MAGGIO 2002
AMARTYA SEN
Leggo, scrivo, esisto

Sosteneva Isaiah Berlin: «Gli uomini non vivono solamente per combattere il male.  Vivono anche per obiettivi positivi».  Il consiglio non era diretto ai leader della guerra al terrorismo.  Berlin parlava oltre 40 anni fa.  Ma la sua è un'idea che merita di essere presa in consi­derazione dagli attuali leader del mondo.  E uno dei più importanti obiettivi positivi è già stato indicato dalle Nazioni Unite: l'istruzione pri­maria per tutti entro il 2015.

So benissimo che quando sostengo che l'istruzione primaria per tutti può trasformare il mondo miserabi­le nel quale viviamo, rischio di sem­brare una gentildonna vittoriana che fornisce la sua ricetta preferita per il progresso.  Sta di fatto, tutta­via, che accurati studi empirici han­no dimostrato il ruolo critico del­l'istruzione primaria nello sviluppo economico e sociale in Europa e Nord America nonché in Asia, Afri­ca e America Latina.

Quando nel XIX secolo il Giappone per colmare il divario con l'Occi­dente decise di pubblicare nel 1872 il suo Codice fondamentale del­l'istruzione, manifestò l'impegno pubblico a fare in modo che «non vi fosse alcuna comunità con una famiglia analfabeta e che non vi fos­se alcuna famiglia con una persona analfabeta».  Kido Takayoshi, uno dei leader della riforma giapponese, spiegò l'idea fondamentale: «La no­stra gente non è diversa dagli americani o dagli europei di oggi; è solo una questione di istruzione o di mancanza di istruzione».

Nel 1910 il Giappone era quasi com­pletamente alfabetizzato, almeno re­lativamente ai giovani, e nel 1913, sebbene ancora molto più povero della Gran Bretagna o dell'America, pubblicava più libri della Gran Bre­tagna e oltre il doppio degli Stati Uniti.  All'importanza data all'istru­zione si dovevano in larga misura la natura e la rapidità del progresso economico e sociale del Giappone.

Più tardi la Cina, Taiwan, la Corea del Sud e altre economie dell'Asia orientale seguirono percorsi analoghi.  Le spiegazioni del loro rapido pro­gresso economico citano spesso, e giusta­mente, la disponibilità a far buon uso dell'economia di mercato globale.  Ma a quel processo ha fornito un enorme con­tributo l'accento posto da tutti questi pae­si sull'istruzione primaria.  Sarebbe stato difficile raggiungere una diffusa partecipa­zione all'economia globale se le persone non fossero state in grado di leggere o scrivere o produrre seguendo determina­te indicazioni o istruzioni.

Il contributo dell'istruzione primaria allo sviluppo non si limita, tuttavia, al progresso economico.  L'istruzione ha una importanza intrinseca; la capacità di leggere e scrivere può avere una profonda influen­za sulla qualità della vita.  Inoltre una popolazione istruita può utilizzare meglio di una popolazione analfabeta le opportuni­tà democratiche.

La capacità di leggere documenti e disposizioni giuridiche può aiutare le donne e altri gruppi oppressi a far valere i propri diritti e a chiedere una maggiore equità.  E l'alfabetizzazione femminile può dare maggiore voce alle donne nelle questioni familiari e ridurre le disuguaglianze in altri campi, un beneficio per gli uomini oltre che per le donne in quanto il miglio­ramento della condizione femminile gra­zie all'istruzione tende a ridurre la morta­lità infantile e abbassa in misura quanto mai significativa i tassi di fertilità.

Coloro la cui esistenza è maggiormente gravata e impoverita dalle frequenti gravi­danze sono le giovani donne.  Un maggio­re potere delle giovani donne per quanto attiene alle decisioni familiari tende, quin­di, a ridurre drasticamente il tasso di natalità.

Ad esempio il tasso di fertilità varia note­volmente nei diversi distretti dell'India passando da quasi 5 (più o meno cinque figli per coppia) in alcuni distretti a 1,7 in altri.  Indagini empiriche ad opera di Mamta Murthi e Jean Dreze indicano che solo due variabili generali contribuiscono significativamente a spiegare queste diffe­renze: l'alfabetizzazione femminile e la partecipazione femminile alla vita econo­mica.

Nell'Africa sub-sahariana il 40% dei bam­bini di età compresa tra i 6 e i 10 anni non può frequentare la scuola.  In tutto il mon­do ci sono 125 milioni di bambini che non hanno mai visto un'aula scolastica. E' essenziale una iniziativa globale ben coor­dinata in materia di istruzione primaria. E' altresi importante che gli stessi paesi in via di sviluppo accettino e perseguano come obiettivo proprietario l'istruzione primaria.  Ma un approccio globale alla scolarizzazione, per non parlare degli aiu­ti in materia di risorse, possono ispirare iniziative e coordinare gli sforzi in corso.

L'esigenza di un nuovo genere di partner­ship - una alleanza globale - sulla scolarizzazione è un obiettivo essenziale.

E' senza dubbio arrivato il momento di vivere per obiettivi positivi, in particolare per i leader del Gruppo degli Otto paesi che si incontreranno per il vertice del me­se prossimo in Canada.
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