![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 20 MAGGIO 2002 |
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In un libro di Bertrand Jordan i pericoli nascosti nella tesi che il nostro
destino sia scritto nel Dna
Ci sono degli impostori, ai
margini della genetica. Ci sono degli
imbonitori, ai margini della scienza che sta riportando alla luce la parte più
intima dell'uomo: il Dna. Ci sono dei
ciarlatani, ai margini della biologia molecolare che tendono a farci credere
che lungo i filamenti di quella straordinaria molecola biologica sia scritto,
chiaro e ineluttabile, fin nei minimi dettagli tutto il nostro destino. Questi ciarlatani del determinismo genico
sono pericolosi. Per la scienza
genetica. E per l'intera società. Sono pericolosi per la scienza genetica
seria, perché tendono a rappresentarla in modo deformato e addirittura
caricaturale. Sono pericolosi perché
cercano di far leva sui geni per legittimare nuove forme di discriminazione sociale.
A (ri)lanciare l'allarme
contro il determinismo genetico e i rischi sociali che questa ideologia
comporta è il genetista francese Bertrand Jordan, direttore di ricerca presso
il Centre National de la Recerche Scientifique (CNRS) e capo del Centro di Immunologia
di Marsiglia-Luminy, che ha affidato le sue preoccupazioni e le sue
argomentazioni a un libro, «Gli impostori della genetica», appena uscito in
italiano per i tipi della Einaudi. Un
libro che ha molti pregi: perché si sofferma su una proposta culturale che può
avere enormi implicazioni sociali; perché indica con grande puntualità quali
sono le imposture perpetrate in nome della biologia molecolare del gene e
perché indica, infine, per nome e cognome gli impostori della genetica.
Gli impostori. Bertrand Jordan ha facile gioco nel
dimostrare che gli impostori della genetica vanno ricercati soprattutto nei
mezzi di comunicazione di massa, nelle redazioni dei giornali e nelle
televisioni. Siamo noi giornalisti che
diamo dei risultati della genetica una lettura semplicistica. Che a ogni notizia proveniente da un
laboratorio di genetica siamo pronti ad annunciare trionfanti che i biologi
hanno finalmente scoperto il gene dell'immortalità o il gene della criminalità,
il gene dell'Alzheimer o il gene del cancro.
Certo, ammette Jordan, gli impostori non si annidano solo nei
media. Qualcuno si nasconde anche nei
laboratori. Molto spesso, sostiene
Jordan, sono proprio gli scienziati, vuoi per ignoranza vuoi per interesse, ad
attribuirsi la scoperta, clamorosa, dell'origine genetica puntuale di una malattia
complessa o di un comportamento umano sofisticato.
Le imposture. Le imposture che cercano di far leva sulle
nuove conoscenze genetiche appartengono, secondo Bertrand Jordan, a tre
grandi tipologie. Quelle confinate
nell'ambito strettamente biologico.
Quelle che fanno strame del concetto di probabilità. E, infine, quelle che appartengono
all'ambito medico. Le prime consistono
nell'individuare in un singolo gene, o in pochi geni, la causa causante di
comportamenti fisiologici, patologici, psicologici e persino socioculturali
molto complessi. In realtà, sostiene
Jordan, sono davvero pochi gli eventi fisiologici e patologici che possono
essere attribuiti all'espressione di un singolo gene. La gran parte del comportamenti del soma e praticamente tutti i
comportamenti della psiche umana sono il frutto di una costellazione di cause,
alcune genetiche, altre ambientali altre ancora culturali, difficili da
dirimere. Molto spesso è solo la
storia, unica e irripetibile, di un individuo a determinare la costellazione
ordinata di cause che generano un comportamento. E troppo spesso. ci si dimentica che tra le cause causanti
dell'umano agire c'è il libero arbitrio: la libertà, parziale ma reale,
dell'uomo.
Il secondo tipo di
imbonimenti riguarda lo strame del concetto di probabilità genetica. Molto spesso la genetica predispone a un
comportamento. Una particolare
mutazione genica, per esempio, fa aumentare la probabilità che una persona si
ammali di diabete, elevandola poniamo dal 5% della popolazione generale al
10%. Quello che fanno gli impostori è
dimenticarsi delle gradazioni del rischio.
Per cui fanno intendere che una persona coi geni giusti non si ammalerà
mai, mentre la persona portatrice della mutazione genica si amrnalerà
certamente.
Il terzo tipo di imposture
riguarda il concetto stesso di malattia, che è per larghi versi una
costruzione sociale e dinamica, che si modifica nello spazio e nel tempo. Una persona che metabolizza male gli
zuccheri oggi, diversamente da ieri, si ammala di diabete non quando ha una
malformazione genetica, ma quando non ha a disposizione l'insulina che gli
consente di abbassare la concentrazione di carboidrati nel sangue. E la possibilità di accesso all'insulina è
regolata essenzialmente da fattori sociali, come a esempio A funzionamento del sistema sanitario. L'impostore genetico, sostiene Jordan,
tende a dimenticare questa banale ma decisiva verità.
I rischi dell'impostura. Lo sviluppo della
genetica negli ultimi anni è stata tumultuosa, determinando una crescita di
conoscenze senza precedenti sugli organismi viventi e su quel particolare
organismo vivente che è l'uomo. Queste
conoscenze da ,un lato stanno modificando profondamente la percezione che
abbiamo di noi stessi e dall'altro stanno modificando la capacità tecnica che
abbiamo di intervenire sul nostro
organismo. La genetica sta rendendo
più profonda la filosofia dell'uomo e più incisiva la tecnica biomedica. Quindi ci sta rendendo tutti più consapevoli
e già fornisce il suo contributo a migliorare la qualità della nostra vita.
Tuttavia le immagini
rozzamente deformate dei geni proposti come depositari unici e totalitari del
destino fisico, psichico e addirittura sociale di un uomo, espone a rischi
medici e psichici concreti, indirizzando verso facili illusioni o terapie
sbagliate. Per esempio politiche
eugenetiche vengono già realizzate, facendo ricorso talvolta a tecnologie
genetiche, in modo più o meno surrettizio in un grande paese come la Cina.
Altrettanto gravi, però, sono
i rischi culturale e sociali. In
particolare, sostiene Jordan, lasciar intendere che le principali
caratteristiche di ogni individuo sono univocamente determinate dai geni,
significa lasciar intendere che la posizione che ciascuno di noi ha nella
società dipende irrimediabilmente dal suo genoma. Che non ci sono spazi per le politiche di promozione
sociale. E che l'unica opzione
politica che abbiamo in mano è quella di «non ostacolare il libero gioco della
concorrenza penalizzando i migliori per aiutare i meno dotati». Insomma, gli impostori della genetica
finiscono per fornire argomenti alle ideologie della nuova destra.
Con tutto questo, naturalmente, la scienza genetica seria non ha nulla a che fare. Non solo la biologia moderna ha dimostrato che il comportamento dell'uomo è il frutto di un insieme dinamico di concause genetiche, ambientali, sociali e storiche. Ma proprio lo sviluppo delle conoscenze genetiche ha consentito di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che non esistono razze umane e che, quindi, ogni ideologia razzista non ha la benché minima base scientifica.