![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 MAGGIO 2002 |
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Clonare l'uomo, dalla fantasia alla realtà: dibattito al San
Tommaso
Da Dolly la pecora a Dolly la bambina? Il prof. Jan Wilmut, che ha elaborato il primo ovino clonato nel 1996 dopo ben 277 tentativi falliti, fra alcuni mesi chiederà al governo della Gran Bretagna di "poter lavorare - per scopi terapeutici - sulle cellule di embrioni nei primi quattordici giorni", ritenuti dallo studioso inglese pre-embrioni (non ancora individui umani). L'irto ma inesorabile cammino della clonazione di cellule embrionali umane mostra quanto sia drammatico questo momento storico che coinvolge il progresso scientifico dell'umanità con inquietanti risvolti etico-giuridico-sociali. Un pericolo reale. Da qui l'importanza del simposio annuale sul tema "Clonare l'uomo. Dalla fantasia alla realtà?" tenutosi nella sala convegni dell'Istituto teologico "S. Tommaso" organizzato dall'Associazione per l'ingegneria genetica "Maria Giovanna Modaffari" presieduta dalla prof. Marianna Gensabella Furnari, che ha introdotto i lavori. L'Associazione - ha detto la prof. Gensabella - "ha l'intento scientifico-sociale di informare la gente, e di "fare memoria" della studentessa Maria Giovanna, la cui vita "è stata spezzata a soli ventiquattro anni quando aveva quasi concluso la sua tesi di laurea in filosofia morale sulla bioetica (insignita dall'Ateneo messinese della laurea alla memoria). I lavori, moderati dal prof. Giuseppe Lamonica, hanno stigmatizzato che "troppo si stia osando nel misterioso recinto della bioetica, dove avviene il più grande dei prodigi,: quello della scintilla dell'essere umano". Certo - ha affermato il prof. Bruno Dallapiccola, docente di genetica medica alla "Sapienza" di Roma e all'Università di Messina - la scienza ha il diritto di studiare e scoprire le modificazioni, i difetti che sono alla base di molte malattie genetiche, ma bisogna riconoscere che "nessuna persona è geneticamente perfetta. La terapia genica è soltanto una grande speranza, non ha funzionato tranne in due-tre malattie (emofilia). Sono invece ottimista - ha aggiunto Dallapiccola - sull'uso delle cellule staminali. Non c'è bisogno di usare embrioni umani. Considero la prima cellula dell'individuo alla base di una vita unica. Clonare l'uomo - ha sottolineato lo studioso di genetica medica - è idea aberrante, idiota. Il clonato animale è pieno di difetti, di malformazioni, di precoce invecchiamento. La macchina dell'uomo è più complessa. Da Dolly pecora a Dolly bambina giammai!". Non può essere etico - ha poi affermato il prof. Giovanni Russo - scavalcare e sconvolgere le leggi della natura. "Ogni individuo ha un suo genoma umano, unico, personale, irripetibile. La vita si diffonde grazie alla diversità. La clonazione, come quella dell'insulina, dell'interferone - ha sottolineato don Russo - va vista con atteggiamento positivo". Spunti "interessanti e attuali "ha poi detto la prof. Patrizia Billè - emergono dalla lettura del romanzo di Huxley "Mondo nuovo", la vita in provetta. Il romanzo, scritto settantanni fa (nel 1932) "trascina e coinvolge il lettore in un'atmosfera di tensione etica, di incubi del futuro?". "Dietro un filosofo - ha infine osservato il prof. Guido Signorino - c'è sempre un economista nascosto".