![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 MAGGIO 2002 |
|
Friedrich
Nietzsche ha generato un mare di carta. Biografie osannanti e saggi astrusi.
Minuziose immersioni nei suoi scritti, nell'enorme epistolario, nelle pieghe
oscure della sua esistenza e pettegoli tentativi di spiegare la sua filosofia
esaminando le mille inettitudini al vivere che lo contraddistinguevano. Le
paure che lo hanno scortato dritto verso la follia.
Una vera
biografia completa, capace di raccontare la sua vita e il formarsi del suo
esplosivo pensiero, però non è mai stata pubblicata. Adesso ci prova Massimo
Fini, giornalista e autore, tra l'altro, di "Nerone, duemila anni di
calunnie" e "Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta", mandando
in libreria un volumone di oltre quattrocento pagine intitolato
"Nietzsche, l'apolide dell'esistenza" (Marsilio, pagg. 432, euro 17).
Fini non si
è improvvisato biografo di Nietzsche, in questo libro che viene presentato
oggi, alle 18.30, in Galleria Tergesteo a Trieste. Anzi, ha lavorato sulla vita
dell'"apolide dell'esistenza" per un bel po' di anni. Sciroppandosi
libri a chili. Andando a verificare tutti i pettegolezzi, le dicerie, le
lettere spedite e quelle rimaste nel cassetto. E ripercorrendo i passi del
grande filosofo nel suo labirintico, ossessivo pellegrinaggio in giro per
l'Europa.
Tra le
pagine di questo libro, che si fa leggere come un romanzo, prende forma il
ritratto nitidissimo di un uomo lontano anni luce dal suo pensiero dinamitardo
"Il critico feroce della borghesia - scrive Fini - tenne sempre al decoro
borghese. Il decisionista era un inveterato cacadubbi che si fece sempre
governare dagli avvenimenti e non li governò mai. Lo spregiatore delle donne fu
debolissimo con le donne".
Nietzsche,
fin da ragazzo, fu ossessionato dalla paura della Morte. Anche perchè il padre,
il ministro di culto luterano Ludwig, morì giovanissimo per un tumore al
cervello. E la malattia fu la vera compagna, indissolubile, della sua
tormentata vita. Fini annota, con maniacale precisioni, tutti gli attacchi di
emicrania, le crisi di vomito, gli abbassamenti della vista, che hanno scandito
la solitaria esistenza dell'autore di "Così parlò Zarathustra",
"Ecce homo". Gli amori, come quello sbagliato per Lou von Salomé, finirono
per farlo sprofondare nella disperazione più nera. E anche gli amici si
rivelarono cocenti delusioni: basti pensare a Richard Wagner e Paul Rèe.
Umano, troppo umano appare il Nietzsche di Fini. Un Jekyll e Hyde del pensiero filosofico. Ma così, i suoi libri, le folgoranti intuizioni, finiscono, spesso, per naufragare nel racconto della quotidianità.