RASSEGNA STAMPA

6 MAGGIO 2002
DUCCIO MACCHETTO
Nuove immagini dell'universo

I primi sorprendenti risultati dopo l'installazione dello strumento Acs mettono in dubbio le teorie cosmologiche più  consolidate

Quello che più sorpren­de del nostro telesco­pio Hubble è che non finisce mai di sorprenderci!  Quando ho visto per la prima volta le immagini prese con il nuovo strumento Acs sono ri­masto stupito della loro quali­tà tecnica e più ancora dalla loro bellezza.  Ma dopo la pri­ma impressione estetica, osser­vando più in dettaglio l'imma­gine della galassia detta «Il Gi­rino», la meraviglia, anche per un astronomo come me, è che simili immagini ci mostrano in un modo diretto la presenza delle forze fisiche fondamenta­li che reggono il nostro univer­so. Vediamo il risultato del gioco tra l'energia e la materia con una chiarezza impressio­nante: un universo pieno di cataclismi, galassie che si divo­rano a vicenda, stelle che na­scono e muoiono in mezzo a enormi nubi di gas e polvere.  E tutto ciò sullo sfondo di un universo che è incredibilmen­te profondo e distante.

La grande e massiccia galas­sia del Girino, in primo piano, a una distanza di "appena" 420 milioni di anni luce, ha subito un recente cataclisma, appunto: è entrata in collisio­ne con una piccola galassia.  I puntini luminosi sullo sfondo sono anche essi galassie, ma a una distanza talmente enorme che la loro luce ha messo 13 miliardi di anni, cioè circa il 90% della vita dell'universo per arrivare fino a noi.

Queste inquadrature rie­scono a catturare tutta l'evo­luzione dell'universo.  Guar­dandole, ormai ci viene spon­taneo pensare che le galassie si sono formate un miliardo di anni appena dopo il Big Bang.  Ma se teniamo conto delle dimensioni rappresenta­te, è chiaro che Hubble ci ha fatto compiere una rivolu­zione scientifica: ci ha fatto vedere direttamente le pro­prietà di un universo al qua­le, per quasi tutta la storia umana abbiamo avuto acces­so soltanto con il pensiero.

La nuova camera a bordo del telescopio spaziale raggiunge in meno di un giorno una profondità pari a quella dello «Hubble Deep Field» - un'immagine che per anni ha fatto sognare tutta la comunità degli astronomi e dei cosmologi - per il quale ci sono voluti ben dieci giorni con­tinui di osservazione.  Nel corso di quest'anno sono previste almeno una ventina di osserva­zioni analoghe.  Serviranno a capire se l'universo ha le stes­se proprietà in qualsiasi direzione, o se ci sono differenze dovute alla sua struttura fisi­ca. Allo stesso tempo, ci sa­ranno osservazioni ancora più profonde, per vedere quando sono nate le primissime galas­sie.  Anche se per una risposta esauriente a questa domanda, dovremo aspettare il suo suc­cessore, il Next generation space telescope che stiamo co­struendo ora e sarà probabil­mente pronto nel 2010.

Oltre a quando sono nate le galassie, vorremmo sapere dove nascono.  E' ancora un enig­ma. Se studiamo la struttura su grande scala (cioè molti milioni di anni luce), le simulazioni teoriche ci mostrano un universo "a spugna", fatto di filamenti collegati tra loro in mezzo a grandi zone di vuoto.  Ci aspettiamo che le galassie si formino in questi filamenti che rappresentano zone in cui la materia è più densa.  Per ora, tuttavia, non abbiamo dati sufficienti per dire se è vero o no. Non si tratta di semplice curiosità.  Se fosse vero, avreb­be conseguenze enormi per la teoria del Big Bang e per tutto quello che sappiamo (o credia­mo di conoscere!) sul nostro universo.  Le osservazioni del prossimo anno ci porteranno, speriamo, a trovare il nesso tra zone di formazione delle galas­sie e strutture su larga scala.

Ognuno di noi ha teorie che vorrebbe vedere confer­mate o smentite.  Per esempio la maggior parte di noi crede­va che l'universo fosse destinato a collassare, a ricadere su se stesso.  Invece una delle scoperte più importanti degli ultimi tre anni - e per la quale Hubble ha fornito dati fondamentali - è quella di un universo destinato a espan­dersi per sempre, e sempre più velocemente.  Queste osservazioni hanno dato origine a numerose teorie su un'energia oscura, presunta respon­sabile di tale accelerazione, detta oscura perché per il mo­mento non ne sappiamo nien­te! Sarebbe entusiasmante sa­pere se l'espansione c'è o me­no, e soprattutto se esisteva anche durante le prime fasi dell'universo.  Se le osserva­zioni future non contraddiran­no i risultati attuali, sapremo se l'energia oscura diventerà un dato di fatto.  Altrimenti dovremo considerare la possi­bilità che le leggi della gravi­tà siano diverse da come cre­diamo, e che le loro proprietà siano vallate nelle diverse fa­si dell'evoluzione dell'universo. In ogni modo, le nostre conoscenze subiranno un'al­tra rivoluzione.

Infine il telescopio spaziale ci ha insegnato un'altra cosa, di cui spero terremo conto nel futuro.  Senza la collaborazio­ne con la Nasa, noi dell'Agen­zia spaziale europea, o meglio noi europei, saremmo rimasti spettatori di queste rivoluzio­ni, perché non dedichiamo a imprese scientifiche di così ampio respiro le risorse necessarie a costruire strumenti costosi e altamente sofisticati co­me Hubble.  Però siamo capaci di dare contributi tecnici e scientifici come quelli che ne hanno fatto uno strumento eccezionalmente fecondo.  In que­sto senso, Hubble è stato fin dagli esordi un progetto model­lo, un buon esempio per tutte le collaborazioni internazionà­li, che devono perseguire una missione davvero comune, e andare a vantaggio di tutti i partner, e non di uno solo.
inizio pagina
vedi anche
L'immagine del mondo