![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 MAGGIO 2002 |
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Ai rapporti
tra salute e filosofia ha dedicato anni fa un volume, Corpo anima e salute. Il
concetto di uomo da Omero a Platone (Cortina, 1999). Oggi il filosofo Giovanni Reale,
docente straordinario di Storia della Filosofia alla Cattolica di Milano, si
appresta a portare la sua esperienza all'interno del progetto nato nel polo
sanitario e scientifico di don Verzé.
Parteciperà
anche lui al convegno di presentazione della facoltà di Filosofia
nell'Università Vita-Salute del San Raffaele con un intervento su "Si può
curare il corpo solo curando l'anima". Un tema che Reale ha non solo
appreso sui volumi dei classici greci, ma anche nella concreta esprerienza. Infatti,
dal punto di vista umano e naturalmente filosofico, l'antichista della
Cattolica è stato molto colpito dall'esperienza del filosofo tedesco Hans Georg
Gadamer. Un vero esempio di homo viator. Di colui che è in ricerca non
possiede la verità, ma l'amore per la sapienza. Del filosofo e docente ad
Heidelberg, scomparso due mesi fa all'età di 102 anni, Reale ha appena curato
per le edizioni Vita e Pensiero il volume La responsabilità del pensare.
"Nel
libro c'è l'ultima intervista che gli ho fatto, poco dopo i cento anni -
racconta Reale-. Invece dell'oretta prevista, è durata tre ore e mezza. Alla
fine del colloquio è arrivato un pacco e dentro c'era proprio l'edizione
tedesca di questo libro. Lui mi ha fatto una dedica "per continuare la
nostra conversazione" e ha voluto che fossi io a pubblicarlo in
italiano". Un piccolo segno di una enorme vitalità. Dietro il quale c'era
un piccolo segreto, del quale il grande maestro era restio a parlare. "In
Verità e metodo ci sono pagine altissime sulla sofferenza che apparentemente
con l'ermeneutica c'entrano poco. Allora gliene ho chiesto la ragione. Lui mi
ha risposto: è un tema importantissimo, i giovani non sanno più soffrire,
mentre soffrire fa crescere. Perciò si rifugiano nella droga". Ma il
filosofo italiano non era soddisfatto della riposta e ha indagato
ulteriormente. "Non era una risposta alla mia domanda su come mai proprio
lui toccasse il tema. A pranzo mi ha rivelato la verità. A vent'anni era
rimasto completamente paralizzato per una poliomielite. Poi, con una volontà
assolutamente ferrea ha cominciato a fare pochi passi per volta. E pian piano
si è ricostruito, arrivando a 102 anni. È la dimostrazione che la forza dello
spirito piega la stessa materia di cui siamo fatti".
Quale
rapporto oggi tra filosofia e scienza? "Il filosofo oggi non dico che
abbia perduto la sua essenza, ma l'ha molto sfocata", dice Reale. Per due
motivi. "Il primo: la rivoluzione scientifica, con la quale si è
introdotto un concetto di verità che ha predominato fino a ieri. Il secondo è
il marxismo, l'ideologia. La filosofia, da Kant in poi, ha dovuto modulare il
suo discorso su quello della scienza, che raggiunge verità "universali e
necessarie". Da Popper in poi, ci ha salvato l'epistemologia con il
concetto di falsificazione".
E con la
scienza moderna Reale, rinomato esperto dei classici, in particolare di Platone,
rivela una sorprendente dimestichezza. Soprattutto con le tesi
dell'epistemologo Thomas Kuhn, con il quale ha avuto un intenso scambio
epistolare. "Kuhn dice addirittura che la scienza di per sé non sa neppure
cos'è la verità. Perché essa fa discorsi coerenti e consistenti con la cosa che
trattano. E poi essa restringe sempre più i propri ambiti".
C'è poi in campo il discorso dell'ideologia che si nutre di doxa. "Essa dice che la verità non serve a niente. Quello che conta è quello che la gente crede sia vero. Allora la politica deve far credere qualcosa di utile o per mantenere il potere o per raggiungerlo". Che cosa fare allora, soprattutto verso i giovani? Quale il lascito di una pensatore come Gadamer? "La sofferenza ben vissuta ti insegna che tu non sei Dio. Nel viaggio c'è impegno. Si cresce. Dunque, il concetto di esperienza in Gadamer non è matematico, geometrico, fisico, ma coinvolge la totalità dell'uomo".