![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 APRILE 2002 |
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Roberta De Monticelli: sono emigrata in Svizzera, in Italia fanno
carriera i portaborse
"E se
la filosofia diventasse di grande aiuto per una società che sta perdendo
fiducia in se stessa? Se fermarsi a osservare il senso comune, la realtà per
quella che è, fosse un dovere, in un Paese che cerca di sfuggire la scienza e
il suo rigore? Penso che la fenomenologia, una delle strade della ricerca
filosofica contemporanea, potrebbe aiutare moltissimo tutti noi. Difficile?
Impossibile? Proviamo a liberarci dei nostri condizionamenti, proviamo a
separare i pregiudizi dall'osservazione delle cose e del mondo che ci
circondano. Rilassiamoci e poniamoci delle domande. Per esempio: cosa vuol dire
conoscere una persona? E che cos'è una persona, indipendentemente da quei
tratti del suo manifestarsi, del suo apparire, del suo modo di agire, del suo
modo di amare e di odiare, di gioire o soffrire, insomma del suo modo di
vivere? Una persona, come ogni cosa reale, è certamente molto di più della sua
apparenza. Come un libro, un quadro, un identikit di un presunto colpevole...
Diversamente dagli oggetti, però, l'individuo ha un'anima ed è indivisibile.
Ecco, io studio i meccanismi della conoscenza, del sentire, della costruzione
di un sistema di valori". La signora milanese elegante che cerca di
spiegarmi con parole semplici cose difficili, ma molto affascinanti, si chiama
Roberta De Monticelli. Ha quasi cinquant'anni, è professore ordinario di
Filosofia moderna e contemporanea all'Università di Ginevra, ha un figlio,
Federico, di quattordici anni, un marito che insegna Economia a Pisa. E' di
passaggio nella sua città, che adora, "Milano è la mia casa, la mia
poltrona. Come tutti gli emigranti, sono molto patriottica e detesto le
critiche rassegnate e provinciali sul nostro Paese. All'estero non c'è alcun
paradiso da invidiare, anzi".
Segue con
passione il progetto di creare proprio qui una nuova facoltà di Filosofia,
progetto ideato da don Verzè, Edoardo Boncinelli e Massimo Cacciari. "E'
arrivato il momento di dare il via a una seria rifondazione. L'Italia ha
bisogno di nuovi filosofi e i giovani hanno necessità di capire la realtà in
cui sono immersi. Tutte le scienze sociali, prima fra tutte la psicologia
tuttora praticata e applicata, sono ferme a un secolo fa. Le scoperte
biologiche, le nuove frontiere della scienza, la medicina della nascita e della
morte, la possibilità della fecondazione in provetta e della vita clonata, gli
esperimenti sull'apprendimento, le informazioni sul genoma: siamo costretti,
tutti i giorni, a misurarci con interrogativi impensabili ai tempi di Freud. E,
invece, fino ad oggi, la filosofia italiana è rimasta prevalentemente legata
alla storia, allo studio del passato. La mia speranza è che si leghino insieme
la scienza e la filosofia: se non cerchiamo di offrire gli strumenti per
riflettere e tentare di comprendere il nuovo che ci sta sconvolgendo, la gente
finirà in massa dal mago, dallo stregone, dal guru". Come è sempre
accaduto nella storia. Quando la mente si impigrisce e vuole sfuggire la
realtà, arrivano le cartomanti.
Roberta De
Monticelli ha studiato da ragazza al liceo classico Manzoni. Si è poi iscritta
alla Scuola Normale di Pisa, "che era una leggenda, il mio sogno". Da
Pisa, con una lunga serie di borse di studio, si è poi spostata verso Bonn,
Zurigo e Oxford. Dal 1989 insegna in Svizzera. Ha scritto diversi saggi e un
libro di poesie, "Dal vivo" (Rizzoli), dedicato al figlio. La sua
ricerca personale consiste nello studio delle emozioni, delle sensazioni, delle
esperienze che vanno oltre i cinque sensi. Un campo di indagine sterminato, che
comprende tutta la realtà: persone, oggetti, situazioni, l'universo con cui
entriamo in contatto diretto grazie all'esperienza.
La
fenomenologia, secondo lei, "consiste semplicemente nel fermarsi e
osservare. E' la disciplina del candore e del rigore: un attimo dopo avere
guardato, diventa inevitabile domandarsi se quanto abbiamo visto sia o meno
giusto. Se sia logico. Se corrisponda alla nostra idea di realtà. Quando le
sensazioni riguardano gli altri individui, la percezione che ne abbiamo è
sempre nuova, sempre diversa. Noi fenomenologi abbiamo definito questo momento
dell'esperienza con un termine, l'empatia".
Alt. E' vero
che i libri della De Monticelli sono scritti in modo chiaro e comprensibile, ma
una lezione di filosofia su un giornale... "Ha ragione. Eppure, se sapesse
come è semplice. E come è appassionante riflettere su noi stessi. E' un vero
peccato che i ministri e i politici italiani ritengano chiacchiere inutili
tutte le riflessioni sulla mente e sul pensiero umano". La passione per lo
studio e per l'università hanno tagliato in due la vita della sua famiglia:
"Praticamente abitiamo lungo la linea ferroviaria Pisa-Ginevra. E forse,
con il mio compagno, siamo ancora felicemente insieme, dopo tanti anni, grazie
alla lunga distanza. Ho vinto la cattedra di Ginevra mentre ero incinta di
sette mesi, rinunciai per questo all'altro posto che mi avevano offerto presso
l'Università di Chicago. Arrivai con la valigia e chiesi a un collega: ma devo
proprio cominciare subito, sono sola, non ho parenti qui, come farò? Lui,
calmo: Io ho sette figli e vengo all'università tutti i giorni. Avrei voluto
rispondergli: ma io non ho una moglie a casa".
A Ginevra la
De Monticelli occupa una cattedra che fu di una donna importante, nel pensiero
filosofico contemporaneo: Jean Hersch, compagna di studi di Hannah Arendt,
allieva di Jaspers e Heidegger, "negli anni Trenta frequentò l'università
in Germania. Fu fatta precipitosamente rientrare in Svizzera, prima che fosse
troppo tardi". In Italia, lo dice con una punta di rammarico, "non
c'è mai stato un posto per me. Il sistema di reclutamento organizzato dalla
cultura di sinistra era fondato sul piccolo mondo locale. In certi anni era più
facile diventare docente avendo portato la borsa di Tizio, che non studiando e
pubblicando in giro per il mondo. Detto questo, devo moltissimo alla scuola
pubblica italiana, che è comunque e nonostante tutto ottima". Per un
convegno su "La Persona: corpo, spirito, valori", che si terrà dal 27
al 29 maggio a Ginevra, De Monticelli ha invitato anche medici, teologi,
psicologi. Perché, per andare alla radice del nostro rapporto con il mondo,
"la filosofia da sola non basta".
Non resta che sperare, sinceramente, che la fenomenologia ci liberi dal fenomeno delle magie televisive, delle messe nere e dalle superstizioni dilaganti. "Lavoriamo per questo", chiude ottimista la signora milanese. Avrete molto da fare, allora: auguri