RASSEGNA STAMPA

25 APRILE 2002
UMBERTO BOTTAZZINI
Una vita per le particelle

Ricordo di Oreste Piccioni

Al grande fisico si devono la scoperta del muone e dell'antineutrone

Il suo nome era poco noto al grande pubblico, anche se era uno dei maggiori fisici italiani della seconda metà del secolo Novecento, che ha legato il suo nome alla nascita della fisica delle particelle di "seconda generazio­ne" con la scoperta del muone e dell'antineutrone.  Oreste Piccioni, morto lunedì scorso, era uno degli ultimi testimoni della scuola di fisica romana creata da Fermi.  Nato a Siena nel 1915, dopo gli studi alla Normale di Pisa si era infatti laureato a Roma con Fermi nel 1938 l'anno in cui il gran­de fisico lasciò l'Italia per riti­rare il Nobel e da Stoccolma imbarcarsi per l'esilio americano a causa delle leggi raz­ziali.  Allora «sembrò che in Italia, con Segrè, Pontecorvo, Rasetti, Rossi fuggiaschi o emigrati, tutto il buono con­quistato dal nostro Paese fos­se disfatto», ha scritto Gior­gio Salvini.  A Roma era rima­sto Gilberto Bernardini.  Dopo la laurea Piccioni era entrato a far parte del suo gruppo e nel 1941 aveva iniziato la collaborazione con Marcello Conversi.

«La mia iniziazione al mesotrone avvenne nel 1940 nelle montagne italiane vicino al Cervino, quando io aiutavo Gilberto Bernardini, Bruno Ferretti ed altri con me­dio entusiasmo eccetto che per lo sci», raccontò una volta lo stesso Piccioni. «Fu soltan­to quando vidi nel 1941 un articolo di Rasetti che il mio entusiasmo sali ad un alto li­vello.  Fortunatamente Conver­si si unì a me» e insieme co­minciarono a ideare un esperi­mento che doveva portare a risultati di enorme importanza teorica. «Virtualmente, tutto il mio lavoro è sta­to fatto in collaborazione con altri», scriverà molti anni dopo Piccioni.  L'arti­colo che accese di entusiasmo il giovane Piccioni aveva a che fare con la misu­ra del tempo di decadimento dei mesotroni, particelle penetrante cariche dei raggi cosmici.  La loro massa era stata determinata nel 1937 da Neddermeyer e Anderson e nello stesso anno Yukawa aveva identificato il mesotrone con il mesone me­diatore delle forze nucleari. «Piccioni ed io, ricordava Conversi, quando sul finire del 1941 decidemmo di lavo­rare insieme, avevamo in men­te la determinazione diretta della vita media del mesotrone.  Piccioni, con alcuni anni di esperienza più di me, aveva una profonda conoscenza ed un grande entusiasmo per l'elettronica, e la maggior par­te dello sviluppo che ne seguì fu dovuto alla sua grande competenza ed ingegnosità in que­sto campo».  L'intento era di migliorare le misure dI Raset­ti, ma «il compito di sviluppa­re una tecnica adeguata era già arduo di per sé e venne reso ancora più gravoso, ov­viamente, dalle condizioni par­ticolari imposte dalla guerra».

Nel 1943 Conversi e Piccioni ne discutono con Ettore Pancini, a Roma in licenza di convalescenza, che si unisce a loro dopo la fine della guerra. L'esperimento, completa­to nel settembre 1945 sembra confermare le previsioni teoriche.  Tuttavia, quando nel 1946 per il «gusto della com­pletezza sperimentale» vengono fatti ulteriori esperimenti, i risultati sono completamente imprevisti. «Noi credemmo dapprima che ci fosse qual­che disfunzione nel nostro ap­parato».  Ma non ci sono disfunzioni.  L'esperimento rive­la che il mesotrone dei raggi cosmici è qualcosa di comple­tamente diverso (tranne che per la massa) dal mesone di Yukawa.  Questo sarà da Iden­tificarsI invece col pione, co­me scopriranno Lattes e Occhialini nel 1947.  La particel­la osservata da Conversi, Pan­cini e Piccioni è il "muone", la prima di una nuova generazione di particelle.

Nel dopoguerra Piccioni la­vora negli Stati Uniti, prima al Mit e poi al Brookhaven National Laboratory.  A Berke­ley si dedica a ricerche sugli antiprotoni e antineutroni.  Nel 1955 Emilio Segré e Owen Chamberlain, anch'es­si a Berkeley, scoprono l'anti­protone, per cui ricevono nel 1959 il premio Nobel.  L'anno seguente, Piccioni e il suo gruppo scoprono l'antineutro­ne. Nei ringraziamenti in conclusione del discorso per il conferimento del Nobel Segré ricordava che «Piccioni aiutò materialmente nella fase ini­ziale dell'esperimento».  Il ri­conoscimento non bastò a Pic­cioni, che invano intentò cau­sa a Segré e Chamberlain ri­vendicando nella scoperta dell'antiprotone un ruolo che an­dasse oltre l'aver dato «qual­che buon consiglio».  Ma il tribunale non accolse le sue richieste.
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