RASSEGNA STAMPA

25 APRILE 2002
editoriale
D´AGOSTINO: INFRANTA LA LOGICA GIURIDICA

"Si induce la gente in errore"

"Confuso il coma con la morte cerebrale"

Per assolvere l´imputato i giudici hanno messo sullo stesso piano il coma irreversibile e la morte cerebrale: un´equiparazione gravissima, infondata". La sentenza-choc della prima corte d´Appello di Milano, per Francesco D´Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica e membro dei dicasteri vaticani della Famiglia e della Tutela della vita, "crea un precedente molto pericoloso, perché d´ora in poi in tanti si sentiranno autorizzati a staccare la spina".

Professor D´Agostino, cosa la preoccupa di più nell´assoluzione?

"Dichiarare che "il fatto non sussiste" è assurdo. Persino i fautori dell´eutanasia vogliono che l´"omicidio pietoso" sia dichiarato non punibile, lecito e pure doveroso, ma non richiedono che esso non venga riconosciuto e qualificato per ciò che è, cioè la soppressione di una vita umana. Come studioso di bioetica comprendo appieno la tragicità della questione. Come giurista, però, trovo doveroso rispettare il diritto vigente. L´assoluzione per un caso come quello di Monza è fuori da ogni logica. I giudici hanno sostituito una loro personale valutazione etica della vicenda alla corretta e doverosa condanna giuridica. Non esiste, infatti, alcun criterio scientifico per stabilire l´irreversibilità del coma. Si tratta di uno stato di malattia e solo chi è vivo può essere malato".

Colpa di un vuoto legislativo ?

"In realtà sono in vigore norme rigorose. Garantiscono ai cittadini che l´espianto degli organi per i trapianti avvenga esclusivamente da cadavere. Non va dimenticato come da alcuni anni la legge italiana ritenga lecito dichiarare morti i soggetti che abbiano perso la funzionalità di tutto il cervello e non solto della corteccia. Confondendo il coma con la morte cerebrale si fa credere alla gente che gli espianti possano essere fatti su individui ancora vivi quali sono i soggetti in stato di coma. L´intero settore dei trapianti rischia di essere sconvolto da questa sentenza. Inoltre, rispetto all´omicidio-eutanasia è molto più compassionevole prendersi cura di un malato terminale o in coma".

E la pietà del giudice?

"Il giudice pietoso non realizza il bene della giustizia. Nell´opinione pubblica, poi, si finisce per diffondere l´idea che, attraverso i cavilli giudiziari e i favori di abili avvocati, alcuni imputati possano ottenere assoluzioni precluse alla maggioranza che è priva di adeguati aiuti legali. Proprio perché è cruciale e terribile il tema dell´eutanasia va affrontato con lo strumento sovrano della legge, che è eguale per tutti, e non va abbandonato alle volontà, più o meno emotive, più o meno "buone", dei giudici. Negare che all´ospedale di Monza sia stato compiuto un omicidio, è possibile solo ipotizzando che la donna in coma fosse già morta quando il marito staccò la spina. Ma allora non si capisce perché i medici non avessero accertato per tempo la morte cerebrale della paziente. E´ giusto assolvere se, davanti ad un delitto, l´accusa non riesce a provare la colpevolezza dell´imputato. La sentenza di Milano, però, persuade l´opinione pubblica che questa assoluzione equivalga ad una prova "storica", quella che il delitto non si sia mai verificato. La legge può pure giustificare un delitto, come nel caso della legittima difesa, ma non può dichiarare che esso non sussiste".

C´è un divario tra il freddo rigore della legge e la complessità delle vicende umane?

"La legge non accetta la liceità dell´eutanasia e, difendendo la vita anche in contesti estremi e tragici come quello di Monza, tutela i soggetti più deboli. Il principio della difesa della vita, come ha ribadito domenica il presidente Ciampi nell´esortare Pannella a interrompere lo sciopero della sete, è il fondamento della coesistenza umana. Una legge che autorizza e legalizza l´uccisione, pure se per ragioni di compassione, indebolisce la salvaguardia della vita e isterilisce la pietà stessa in quanto burocratizza la morte. In Olanda la "dolce morte", concepita come norma per i malati terminali che la richiedano, viene di fatto applicata a malati psichiatrici e, in alcuni casi, persino a pazienti anziani, afflitti solo dalla loro età avanzata. La partita che si gioca in nome dell´eutanasia è di enorme portata. E´ in questione non soltanto la non punibilità di omicidi "pietosi", ma la riduzione della morte umana a pratica amministrativamente controllata".
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