![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 APRILE 2002 |
|
Una
sfera autonoma rispetto allo Stato, tra comunità liberalismo
Il concetto di società civile
è un concetto occidentale, coniato nel sec.
XVII dal filosofo politico inglese
Thomas Hobbes come alternativa al regno e alla chiesa, interpretato
nell'800 da Hegel come primo gradino per la costruzione dello Stato, ripreso
recentemente nell'Europa dell'est negli anni Ottanta del '900 nonché impostosi
dapprima e poi dilagato negli anni Novanta nell'Europa occidentale e negli
Stati Uniti. Esso incarna lo «spirito
della comunità» e del volontariato individuale, interpretando la società come
una comunità autoregolantesi di individui la cui esistenza non coincide e non
si esaurisce nell'essere cittadini di uno Stato. Da un punto di vista ideale la società civile è il regno della
scelta e della partecipazione, della associazione libera e non vincolata; essa
è formata dalla rete delle associazioni e delle organizzazioni volontarie non
regolate né dal mercato né dal governo, ove il potere statale risulta mitigato
e temperato dalla presenza di gruppi indipendente autogovernantisi.
Il concetto di società civile
è ora analizzato, concettualizzato e criticato in questo eccellente volume
collettaneo (Simone Chambers and Will
Kymlicka, «Alternative Conceptioons of Civil Society», Princeton University
Press, Princeton and Oxford, pagg. 238, sip),
di grande chiarezza, curato da Will Kymlicka (filosofo politico canadese
studioso del multiculturalismo e dei problemi delle minoranze, ben noto al
pubblico italiano), e da una giovane politologa statunitense che insegna a
Boulder (Colorado), autrice di una monografia sulla politica del discorso di
Jürgen Habermas premiata come miglior «opera prima» dalla American Political
Science Association.
Il
volume si concentra sul concetto di società civile osservato da diverse
tradizioni, i cui rappresentanti o difensori
spiegano volta per volta che cosa distingue una società civile da un
aggregato di associazioni, che cosa ne unifica le componenti, quali valori
essa offre ai suoi membri, in che misura si diversifica dallo Stato e dalla
famiglia, se è conciliabile con la visione liberale eccetera. Le prospettive
sotto le quali viene esaminata sono sia secolari che religiose: le prime comprendono l'egualitarismo
liberale (M. Walzer), la teoria
critica (S. Chambers) e il femminismo
(A. Phillips); le seconde il
cristianesimo (M. Banner), l'ebraismo
(S. Last Stone), l'islamismo (H. Hanafi) e il confucianesimo (R. Madsen).
Altri interventi prendono in esame le origini storiche del concetto di
società civile, le radici liberali, il suo rapporto col diritto naturale; con
lo stato minimo, con l'etica.
Dell'idea di società civile si sono serviti pensatori della destra quanto della sinistra: i primi ne hanno sottolineato l'opera di decostruzione del potere statale, sostituito da istituzioni intermedie basate sul volontariato sociale; i secondi hanno insistito sulla sua identificazione con movimenti sociali esistenti al di fuori dallo Stato. Ciò che comunque la società civile rappresenta ed esalta è la dimensione pubblica dell'interazione nella quale l'individuò si forma grazie allo scambio con gli altri. Se poi essa coincida con l'ideale della democrazia e dell'eguaglianza, se sia conciliabile col pluralismo, se soddisfi i bisogni del femminismo (le donne sono state a lungo escluse sia dalla teoria sia dalla realtà della società civile) è quel che i coautori esaminano nelle loro trattazioni singole. Attenzione comunque, ripetono tanti di loro, a non farsi "colonizzare" dai fattori economici: la natura autonoma della società civile ne verrebbe snaturata e rischierebbe di accogliere le istanze della pubblicità più che quelle della critica.