![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 APRILE 2002 |
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Esce il primo
«Dizionario di scienza e fede»: pace fatta dopo il caso Galileo?/«San Tommaso
avrebbe detto sì all'evoluzione. Vita extraterrestre: perché no?»
Le più recenti
scoperte e i credenti: parla Tanzella-Nitti
Chiesa e
scienza si riavvicinano come mai era avvenuto finora. La
teologia si riappropria dei fondamenti del pensiero scientifico. La religione
vede oggi nelle scienze naturali una fonte di sapere che può contribuire a una
migliore comprensione della verità rivelata. La teologia scende nel vivo del
dibattito scientifico, scienza tra le scienze, come avveniva nelle prime grandi
università sorte nel Medioevo. Del resto, proprio ora, prestigiosi atenei e
centri di eccellenza - da Oxford a Cambridge, da Berkeley a Chicago - hanno
cattedre di Religion and Science: il dialogo tra pensiero scientifico e
teologia è approdato a una ricerca universitaria, profonda e coordinata, di
alto livello. «E' una grande tradizione di unità del sapere, che era stata
interrotta non dalla nascita del metodo scientifico ma soltanto dal positivismo
post-illuminista», afferma il professor Giuseppe Tanzella-Nitti, che insegna
Teologia fondamentale alla Pontificia Università della Santa Croce. In questa
prospettiva, dice Tanzella-Nitti, si colloca il Dizionario interdisciplinare di
scienza e fede (pubblicato da Urbaniana University Press e Città Nuova), da
qualche giorno nelle librerie. L'opera, di cui Tanzella-Nitti è coordinatore,
insieme con Alberto Strumia, professore di Fisica matematica all'Università
di Bari, verrà presentata domani a Roma alla Pontificia Università Urbaniana
alle ore 17.30 (interverranno il cardinale Crescenzio Sepe, Marcelo Sanchez
Sorondo, Ambrogio Spreafico, Lluis Clavell e Gaspare Mura).
Professor Tanzella-Nitti, il pensiero
scientifico offre una sua idea dell'uomo e della vita. Come condurre il
confronto tra teologia e scienza senza cadere né nel concordismo, cioè
nell'adesione piena a tutto ciò che dice la scienza, né nel cosiddetto
"fondamentalismo"? Prendiamo, per esempio, il concetto di creazione o
quello di anima...
«Prima di tutto, è necessario un accurato
chiarimento epistemologico dei termini e dei contenuti. Per la nozione di
anima: nel Dizionario vogliamo mostrare come l'idea della persistenza di un io
personale, che possiede e insieme trascende la propria corporeità, attraversa
tutta la storia del pensiero, da Aristotele fino alle moderne scienze
cognitive. Anche se viene indicato con termini diversi».
E in tema di evoluzione, che posizione emerge?
«Intanto una netta distinzione tra evoluzione ed
evoluzionismo. Perché i due termini vogliono dire cose diverse. Anche in questo
il magistero della Chiesa ha mantenuto una coerenza di fondo, dall'Humani
Generis (1950) fino alla lettera di Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia
delle Scienze (1996), nella quale si afferma che l'evoluzione non può più
essere considerata alla stregua di una semplice ipotesi. Non è invece accettato
l'evoluzionismo, cioè quella corrente filosofica di ispirazione materialista, secondo
la quale ogni realtà materiale si sviluppa in modo necessario o casuale. Questa
corrente nega l'esistenza di una causa finale trascendente. L'evoluzione,
invece, è un solido quadro teorico, di indole scientifica, che mostra come
nelle forme dei viventi vi siano stati sviluppi e trasformazioni. Sant'Agostino
o san Tommaso d'Aquino, se fossero vissuti ai nostri giorni, avrebbero saputo
spiegare assai bene questa distinzione. Senza bisogno di essere evoluzionisti.
Avrebbero chiarito come creazione ed evoluzione si armonizzano».
In recenti testi di divulgazione scientifica, si
affaccia l'idea che la storia dell'universo risponda a un progetto finalistico
o intelligente, quanto meno a una sorta di codice cosmico...
«Per rendere questi concetti più accessibili,
bisogna distinguere i diversi livelli nei quali agisce la nozione di finalità.
È importante che ciascuna disciplina parli dell'ambito che le compete. Ma è
altrettanto importante che tutte insieme riconoscano la possibilità di una
spiegazione superiore. Con questa metodologia, il Dizionario ha potuto mettere
in luce, per esempio, le possibili derive panteiste di un certo ecologismo».
A che cosa si riferisce, in particolare?
«E' giusto che la scienza prescriva il rispetto
del nostro habitat, ma non sempre è attenta a riconoscere su quali basi
teoriche va fondato questo rispetto. Oggi si va diffondendo una certa visione
religiosa, quasi sacrale della natura. Perciò in molte voci del Dizionario
compare un messaggio abbastanza chiaro: il cristianesimo ha una visione
religiosa della natura, ma non fa della natura una religione. Abbiamo cercato
di rispondere anche alla critica, mossa da alcuni filosofi del Novecento,
secondo i quali la tradizione religiosa ebraico-cristiana, conferendo all'uomo
il mandato di assoggettare e dominare il mondo, avrebbe favorito la
desacralizzazione del cosmo e il suo sfruttamento incontrollato. In realtà le
cose stanno diversamente, come dimostrano un'attenta analisi del messaggio
biblico e delle correnti ideali che hanno influito su una concezione deista del
rapporto fra Dio e natura. Abbiamo voluto sfatare un certo numero di luoghi
comuni».
Ce ne indichi qualcuno. ..
«Spesso sono ispirati da una evidente carica
ideologica, che risale all'Ottocento e al primo Novecento. Si pensi, ad
esempio, all'idea che la scienza sarebbe nata "contro" la teologia;
che le scienze andrebbero considerate come espressione di certezza, di
oggettività e di sapere comunicabile, mentre la fede indicherebbe l'ambito del
soggettivo e dell'incomunicabile, quando non dell'irrazionale; infine, si pensi
all'impostazione classica, ma a mio avviso errata, secondo la quale la scienza
dovrebbe occuparsi unicamente del "come", lasciando alla fede il
compito di rispondere ai "perché" (in realtà anche la scienza risponde
ai suoi perché: provate a chiederlo a qualche scienziato....)».
Alcuni luoghi comuni si leggono tra le righe
della divulgazione scientifica anche più accreditata...
«Talvolta, anche la divulgazione scientifica
veicola confronti approssimativi e fuorvianti: come l'opinione che evoluzione e
creazione siano due letture opposte ed incompatibili della storia del cosmo e
dell'uomo; o che la sintesi della vita (non esclusa quella umana), ottenuta in
laboratorio, dimostrerebbe la sua totale riducibilità alla materia; o il
ritenere che il Big Bang (se ci sia stato oppure no) sia decisivo per stabilire
se hanno fondamento l'esistenza di Dio e la creazione; o, infine, che la
scoperta di intelligenze extraterrestri sarebbe una sorta di "colpo di
grazia" inferto dalla scienza alla religione e alla fede».
Eppure vi siete occupati anche della ricerca
della vita nello spazio.
«In effetti, il lettore potrà trovare anche una voce dedicata alla vita extraterrestre. Un argomento che ritorna periodicamente di moda, come abbiamo letto assai di recente a proposito della rielaborazione di alcuni dati raccolti nel 1997 dalla sonda Pathfinder, che sembrerebbero indicare la possibile presenza di clorofilla sul suolo marziano. La teologia non ha paura delle scoperte che possano far luce sui misteri dell'universo».