![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 APRILE 2002 |
|
L'annuncio del ginecologo Antinori nel Dubai. No di scienziati e
bioetici
Sembra
essersi dissolto nel nulla Severino Antinori, irrintracciabile. Mentre fa il
giro del mondo la notizia, comparsa sull'edizione online del settimanale
inglese The New Scientist , che il ginecologo romano, primo al mondo, sarebbe riuscito
a realizzare una gravidanza (oggi al secondo mese) con un embrione umano
clonato, dal suo studio non arrivano conferme né smentite. E a un identico
"no comment" si è trovata di fronte la rivista britannica.
PRUDENZA -
"Non meraviglia - commenta Carlo Alberto Redi, l'embriologo
dell'Università di Pavia che è stato uno dei padri di "cumulina", la
prima delle topoline clonate nel '98 alle Hawaii -. La comunità scientifica da
tempo è sconcertata da questi annunci del dottor Antinori, cui non fanno mai
seguito prove certe delle sue sperimentazioni". Laconica, per ora, la
reazione del ministro della Salute Girolamo Sirchia che nel dicembre scorso
ha reiterato fino a giugno il divieto di clonazione umana imposto dalla Bindi
nel '97: fa sapere che "si riserva di valutare l'iniziativa quando saranno
disponibili maggiori dettagli". Intanto il presidente dell'Ordine dei
medici, Giuseppe Del Barone, ricorda che la clonazione umana è vietata dal
codice deontologico dei medici e che il ginecologo potrebbe andare incontro a
provvedimenti disciplinari.
IL PROGETTO
- Antinori ha comunicato l'avvio della "storica" gravidanza a un
convegno negli Emirati Arabi. La riuscita dell'esperimento sarebbe frutto del
programma di clonazione riproduttiva che sta portando avanti da molti mesi
insieme a Panayotis Zavos dell'Istituto di Andrologia di Lexinton, nel
Kentucky. Un progetto controcorrente, ma appetibile, se è vero che avrebbe
affascinato già ben 5.000 coppie con problemi di fertilità. Antinori al
congresso si è però rifiutato di rivelare la nazionalità della madre surrogata
che porta in grembo il primo embrione replicante e il luogo dove è in corso
l'esperimento. La tecnica usata dal ginecologo romano, da lui stesso illustrata
più volte, è quella che nel '97 ha dato vita all'ormai famosa pecora Dolly,
ripetuta finora con successo solo sugli animali (duecento clonati in tutto il
mondo, stando ai dati ufficiali): il trasferimento del nucleo di una cellula
adulta in un ovocita cui è stato prima asportato il nucleo originario. Ne
deriva un embrione che ha lo stesso patrimonio ereditario della persona che ha
donato il nucleo. "Ammesso che sia riuscito a impiantare in utero
l'embrione clonato, impresa che si è rivelata ardua negli animali, mucche,
maiali, pecore, topi o capre - dice ancora Redi - niente ci può assicurare che
la gravidanza si concluderà felicemente. Anzi, dagli esperimenti di clonazione
animale emerge che si verificano con grande frequenza problemi placentari tali
da portare a morte questi feti nell'ultimo trimestre. Non dimentichiamo,
inoltre, che gli animali clonati hanno spesso malattie".
LE REAZIONI - Non a caso di recente la National Academy of Sciences statunitense, dopo aver esaminato i risultati della clonazione animale, ha chiesto la messa al bando di quella umana per almeno 5 anni. "Viste le difficoltà - commenta ancora Redi - Antinori per arrivare a questo successo deve aver usato centinaia di ovociti ricavati da donne che si sono sottoposte a stimolazione delle ovaie con farmaci, trattamento carico di rischi per la salute". Per Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di Alleanza nazionale per le politiche della famiglia, "di fronte a notizie di questo tipo, vere o false che siano, diventa ancora più urgente che l'intera comunità internazionale metta al bando la clonazione umana". "Sono troppi i divieti, medici, etici, religiosi e giuridici che inducono a considerare impraticabile questa strada", concorda Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica.