![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 MARZO 2002 |
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Il 24-31 % degli animali sarebbe stato catalogato
due volte
Il nominalismo è una tesi
filosofica con una tradizione rispettabile che risale a un'idea aristotelica:
non esistono gli universali, le specie, ma soltanto gli individui. Per esempio, non esiste la specie del cane,
esistono soltanto Fido, Medoro, eccetera.
Quando pensiamo a una specie siamo ingannati dall'usare un nome ("cane");
da cui l'etichetta di nominalista per chi pensa che, le specie, in fondo, siano
soltanto nomi. Il nominalismo è una
tesi generale che si declina in modi molto diversi a seconda del tipo di
universale che viene messo in questione: negherà di volta in volta, e con
diversa plausibilità, l'esistenza di entità sociali (la famiglia), di proprietà
(il colore rosso), di taxa biologici (il cane). Molti economisti difenderebbero una posizione individualista
contro l'esistenza di entità sociali al di sopra degli individui; pochi biologi
si proclamerebbero oggi scettici riguardo all'esistenza dei taxa. Tuttavia il fascino dei nomi può spingere a
vedere nel mondo più specie biologiche di quante ve ne siano.
Dopo tutto le specie entrano
nei repertori grazie a un nome attribuito da un biologo e pubblicato in un
articolo su una rivista specialistica.
Questo nome resta in circolazione fino a che qualcuno non lo controlla. Può darsi che nel frattempo un altro
studioso abbia dato un altro nome alla stessa specie, di cui ha trovato un
fossile in un'altra zona. Può darsi
insomma che siano stati assegnati più nomi di quante sono state le specie
studiate.
E' la tesi di John Alroy del National Center for Ecological
Analysis and, Synthesis dell'Università di Santa Barbara in California, in un
articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of the Sciences (www.pnas.org). Alroy ha analizzato la. storia dei nomi di
specie per il repertorio dei mammiferi fossili del Nord America, uno dei domini
biologici meglio tassonomizzato. Si può seguire passo a passo la storia dell'aggiunta
di nuovi nomi, si può conoscere la proporzione dei nomi noti in un certo
momento rispetto a quelli oggi ritenuti validi. E i nomi hanno vicende altalenanti. Per esempio, «Felis
hillianus Cope ricevette il suo nome nel 1893, dichiarato nomen dubium nel 1910, reso sinonimo (nel
senso di termine che si riferisce alla stessa cosa) nel '30 con il canide Borophagus diversidens, riconfemato ma
trasferito a Osteoborus nel 1937, e finalmente reso di nuovo sinonimo con B. diversidens nel 1969, un'opinione che
venne confermata nel 1980 e nel 1999» (L. animale in questione é abbastanza
simile alla iena ed è vissuto in Texas tre milioni di anni fa.)
L'esempio
mostra che cosa succede ai nomi: vengono invalidati o riconfermati se si
decide che non corrispondono a una vera e propria varietà biologica o se si pensa
che siano i nomi di una varietà
effettiva. Alroy ha trovato un metodo semplice per studiare la
variazione. Divide i nomi in due gruppi: nomi riconosciuti (all'inizio ovviamente
si pensa che tutti lo siano) e nomi non riconosciuti, e studia i flussi di
invalidazione (nomi che migrano dai riconosciuti ai non riconosciuti) e di
riconferma (nel senso inverso). La
proporzione di nomi validi sul totale dei nomi risulta uguale al rapporto tra
il flusso di riconferma e la somma dei flussi di nomi nei due sensi. L'analisi di questi flussi per il repertorio
dei mammiferi fossili nordamericani mostra che «il 24-31% dei nomi attualmente
accettati si rivelerà invalido».
Perché
tutto questo è importante? Da un lato
ci ricorda quanto diffuso sia il fenomeno della difficoltà di accesso
cognitivo alle identità (il cui studio è stato inaugurato alla fine del 1800
dal filosofo Gottlob Frege sulla base di esempi che sono sempre sembrati un
po' banali: Espero è identico a Fosforo, la stella del mattino è identica
alla stella della sera). Ci vogliono
decenni, a volte secoli, prima di convalidare o invalidare un nome di specie,
e questo è un ostacolo cruciale per la scienza.
D'altro lato questa ricerca ha una certa influenza sulle stime della biodiversità. Per poter decidere se siamo di fronte a un crollo verticale nel numero delle specie, dobbiamo dapprima avere un'idea chiara di questo numero: la ricerca di Alroy suggerisce che i numeri potrebbero essere inflazionati per via del problema dei termini coreferenziali nascosti. Ci sarebbero insomma molte meno specie di quanto non possa far pensare il numero dei nomi attribuiti dai biologi. Non i 5-15 milioni di studi precedenti, ma una forbice di 3,5-10,5 milioni di specie.