![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 MARZO 2002 |
|
Raccolti in volume i saggi
di un seminario sulla figura di Antigone
Tra i miti classici che maggiore fortuna hanno sortito presso i lettori moderni è certamente il mito di Antigone. Da quando Sofocle consacrò un dramma memorabile alla storia dell'eroina che, fedele al nomos àgraphos (cioè alla "legge non scritta" donde trae alimento la pietas per i congiunti), non esita a sacrificarsi per onorare la spoglia del fratello (infrangendo così il divieto del nomos graptòs, la "legge scritta", spietata con i nemici della patria), letterati, artisti, musicisti, filosofi non hanno cessato di ammirare e di reinterpretare quella che a Hegel parve "la tragedia sublime per eccellenza e, sotto ogni punto di vista, l'opera d'arte più perfetta che lo spirito umano abbia mai prodotto". E appunto sulla moderna ricezione filosofica dell'Antigone, nella primavera del 2000 si tenne presso l'Università "La Sapienza" di Roma, per iniziativa di Pietro Montani, un seminario nell'àmbito di un corso intitolato ai rapporti tra estetica e filosofia pratica. I giovani studiosi intervenuti a quel seminario dedicarono altrettante relazioni a ciascuno dei pensatori, che da Hegel fino a Jacques Derrida, da oltre due secoli a questa parte, si sono confrontati con la figura di Antigone. Quelle relazioni prestano ora corpo a un bel volume curato dallo stesso Montani: Antigone e la filosofia. Un seminario, a cura di P. Montani, Donzelli Editore, Roma 2001(pp. 334 19.63). Come spiega Montani nelle pagine introduttive, i rapporti tra la filosofia e la tragedia ruotano attorno a tre diversi paradigmi. Il primo è il paradigma metafisico secondo cui "il compito della filosofia consiste nel pensare in modo dispiegato ciò che nell'opera tragica è detto in modo figurato, mostrando, con ciò, che il tragico è una delle grandi risposte alla domanda sul senso delle cose". Il secondo paradigma è quello hegeliano della proiezione della tragedia entro un sistema di polarità etiche che sacrificano la specificità compositiva del testo. Il terzo paradigma intende invece rispettare, con Hölderlin, la peculiarità poetica del testo drammatico ovvero, in termini aristotelici, la systasis, l'assetto costitutivo e strutturale "grazie a cui l'opera tragica riesce a costituirsi come uno spazio capace di condurre a rappresentazione ciò che non è nell'ordine del rappresentabile". Sulla base di questi tre percorsi interpretativi, il libro si sviluppa antologizzando e commentando con uno specifico saggio critico le pagine che, appunto a partire da Hegel, i filosofi hanno dedicato al capolavoro sofocleo. Così Paolo Vinci si occupa di Hegel, Ettore Rocca di Kierkegaard, Andrea Mecacci di Hölderlin, Adriano Ardovino di Heidegger, Gaetano Lettieri di Bultmann. In una più breve sezione finale, riservata alle interpretazioni novecentesche dell' Antigone, Alberto Lucchetti studia il contributo di Jacques Lacan, Daniele Guastino quello di Martha Nussbaum; Katrin Tenenbaum riesamina le letture femminili di Maria Zambrano, Luce Irigaray e Adriana Cavarero, Edoardo Ferrario illustra le Antigoni di Paul Ricoeur e Jacques Derrida. La formula dell'antologia di testi affiancata da una serie di saggi illustrativi ritorna in un secondo recente e ponderoso volume che Pietro Montani firma con Adriano Ardovino e Daniele Guastini, due dei suoi più valenti discepoli, già partecipanti al seminario sull' Antigone. Si tratta di un manuale introduttivo alla storia e ai problemi dell'estetica dal punto di vista della relazione tra arte e verità (P. Montani, con A. Ardovino, D. Guastini, Arte e verità dall'Antichità alla filosofia contemporanea. Un'introduzione all'estetica, Laterza, Roma-Bari 2002, pp. VIII-429, 30). La scelta di un particolare percorso espositivo comporta certo qualche rinuncia e talvolta qualche omissione; ma è anche vero che il filo conduttore del rapporto tra arte e verità può dipanarsi, precisa Montani, "solo illuminando, in modo contrastivo, quelle alternative che ne risultano accantonate ma che, non per questo, smettono di esercitare pressione per farsi valere nella loro legittimità". Di qui l'esigenza di considerare, sia pure con uno sviluppo tematico meno esteso, anche "le grandi direttrici secondo le quali sembra possibile concepire un'introduzione all'estetica: quella antica, connessa con i concetti di mimesis, di poiesis e di bellezza; e quelle moderne, che si legano, da un lato, all'idea di una dottrina della sensibilità e ai suoi sviluppi critici, dall'altro alle istanze di una filosofia dell'arte". Il volume è organizzato in tredici capitoli distribuiti in cinque sezioni. Dopo un'introduzione che definisce il problema del rapporto tra arte e verità sulla base della tesi hegeliana sul carattere di passato dell'arte e della tesi nietzschiana sull'arte come giustificazione dell'esistente, segue una sezione dedicata all'antichità (e concentrata sul pensiero di Platone, Aristotele e Plotino) e una sezione dedicata al transito dal Medioevo (e qui le pagine di Agostino e di Dante illustrano gli intrecci tra arte, realtà e allegoria) all'età moderna (e qui Leonardo da Vinci è chiamato a esemplificare il legame tra l'arte e il pensiero scientifico). Uno spazio assai più cospicuo il libro riserva, nella sua quarta sezione, all'estetica moderna, ripercorrendone la vicenda attraverso tre fasi: le origini settecentesche (segnate da Baumgarten, da Vico e da Batteux), l'estetica critica e il suo sviluppo (Kant, Schiller e Fiche), l'estetica dal Romanticismo all'Idealismo (Schlegel, Schelling e Croce). La quinta e ultima sezione verte sulle grandi figure dell'estetica contemporanea: Heidegger, Benjamin, Adorno, Jauss, Ricoeur e Gadamer. E appunto a Hans Georg Gadamer è dedicato un terzo recentissimo studio di Pietro Montani: l'introduzione a una versione italiana di alcuni saggi estetici del grande filosofo (H.G. Gadamer, Scritti di estetica, Pres. di P. Montani, trad. e note di G. Bonanni, Aesthetica ed., Palermo 2002, pp. 136, 20,00). Uscito poco prima della scomparsa dell'Autore, il libro viene a rappresentare l'estremo omaggio della cultura italiana all'indimenticabile Maestro dell'ermeneutica contemporanea.