![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 MARZO 2002 |
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A
trentaquattro anni, e con una figlia di dieci, Tang Fangfang ha scoperto di
avere un cancro alle ovaie. Fino a ieri l'unico rimedio possibile era
l'asportazione, ma i medici cinesi hanno consigliato di tentare un'altra
strada: il trapianto.
La donatrice
di gameti
E così,
grazie alla sorella - risultata perfettamente compatibile, quasi fosse una
gemella - Tang Fangfang è diventata la prima donna al mondo a essere sottoposta
al trapianto di ovaie: ha ricevuto una parte di ovaia dalla sorella e, neppure
due settimane dopo, è stata dimessa. Perfettamente guarita, assicurano i
medici: "L'ovaio trapiantato sta funzionando bene e i livelli ormonali
sono tornati normali".
Di fatto
siamo di fronte al primo trapianto al mondo di gameti: l'ovaio è l'organo che
contiene e produce gli ovociti, le cellule che racchiudono il Dna materno.
Dunque Tang,
se lo vorrà, potrà avere un altro figlio, ma non sarà in grado di trasmettergli
il suo patrimonio genetico. Essendo la primogenita una femmina, potrebbe
ottenere la deroga alla regola che impone alle cinesi di partorire un unico
figlio.
L'intervento
risale al 5 marzo scorso, ed è avvenuto nell'ospedale universitario di
Zhejiang. Il chirurgo Zheng Wei lo saluta come "un passo in avanti
cruciale nella chirurgia della riproduzione, paragonabile ai primi interventi
di fecondazione artificiale".
certo una
simile tappa della medicina non poteva passare inosservata, e poche ore dopo la
notizia, dall'altro capo del mondo Ignazio Marino, direttore dell'Istituto
mediterraneo per i trapianti, ha definito l'intervento "eticamente
inaccettabile, un crimine contro la sacralità della vita, l'apoteosi dell'egoismo",
e ha proposto "una moratoria internazionale per impedire questo tipo di
trapianti".
I motivi del
dubbio etico? Sono due: il trapianto d'ovaia non è "salvavita" e
inoltre il fatto che, anche se l'obiettivo è la procreazione, il patrimonio
genetico trasmesso in caso di gravidanza sarà quello della donatrice.
Pollice
verso anche dal ginecologo Luigi Ciuffi, presidente di Cecos Italia (che
raggruppa i centri di medicina della riproduzione). Cioffi parla di intervento
inutile, equivalente alla fecondazione eterologa. "L'unico vantaggio reale
- concede - è endocrino: in una donna in menopausa chirurgica, il 'nuovo' ovaio
riprenderà a produrre ormoni, rendendo inutile il ricorso a una terapia
ormonale sostitutiva".
Sul fronte
politico, contrarissimo Pedrizzi (An): "Si viola il principio
dell'unicità della persona umana e la sua dignità. A un bimbo eventualmente
nato grazie a un trapianto del genere, verrebbe negato il diritto inalienabile
di avere una precisa identità biogenetica".
"Come
un'eterologa"
Nessun
problema etico, invece, per Demetrio Neri, ordinario di bioetica
all'università di Messina: anzi, il trapianto di ovaia "offre una
ulteriore possibilità di avere figli e aumenta la libertà riproduttiva della
donna".
Una nuova gravidanza, insomma "potrà comportare solo una mescolanza di patrimonio genetico, al pari di una qualunque fecondazione assistita eterologa".