RASSEGNA STAMPA

24 MARZO 2002
GILBERTO CORBELLINI
Modernità di Galeno

La sua scienza si basava già sulla logica e sulla sperimentazione

Non è, quello scritto dal fisiologo e preside della Facoltà di Medicina di Ancona sull'opera anatomo-fisiologica e clinica di Galeno (Tullio Manzoni, «Il cervello secondo Galeno», Il Lavoro Edi­toriale, Ancona 2001, pagg. 142, e 15,49), concernente il cervello e le sue funzioni, un testo dilettantesco; di quelli, cioè che capita di leggere quando i ricercatori si mettono a trattare argomenti storico-medici senza conoscere e rispettare il lavoro già fatto dagli storici.  Manzoni è documentatissimo in merito agli sviluppi, peraltro ragguardevoli, che la storiogra­fica su Galeno e la sua opera ha prodotto negli ultimi trent'anni, e si muove con stra­ordinaria dimestichezza nel mo­numentale labirinto dei venti volumi di testi galenici e pseu­do-galenici raccolti quasi due secoli fa da Kühn. Il che gli consente di usare euristicamen­te e didatticamente al meglio le sue conoscenze scientifiche per capire l'origine dei numerosi errori di anatomia e fisiologia che Galeno produsse, e che per circa 1.200 anni cioè fino a Vesalio e ad Harvey - domi­narono il pensiero medico.

In tal senso, le pagine in cui vengono analizzati gli esperimenti di dissezione e vivisezio­ne su animali volti a dimostra­re la funzione della rete mirabi­le, l'indipendenza reciproca di cuore e cervello e il rapporto tra i movimenti del cervello e il trasporto del pneuma psichico sono esemplari di come la comprensione dell'opera di Galeno può essere arricchita e risultare didatticamente utile anche per uno studente di me­dicina, nel momento in cui le conoscenze scientifiche oggi disponibili riescono a far luce sul perché Galeno ottenne i risultati sperimentali che lo portarono conclusioni che sa­rebbero risultate erronee.

Un capitolo del libro riguar­da l'eziopatogenesi galenica delle malattie mentali sullo sfondo di

un'utile tasso­nomia delle dottrine  antiche circa la localizza­zione dell'ani­ma. Mentre una divertente ap­pendice ricorda che Galeno ri­fiutò l'intuizione di Erasistra­to circa il rap­porto tra circonvoluzioni cerebrali e intelligenza umana in quanto la tesi gli appariva confutata dal fatto che «anche gli asini hanno il cervello ricco di intrecci, men­tre dovrebbero averlo, in misura della stupidità del loro ca­rattere, del tutto semplice e senza variazione».

Il libro di Manzoni confer­ma le straordinarie qualità scientifiche di Galeno, e il fatto che la sua influenza negativa sul progresso del sapere medi­co non fu dovuta tanto alle sue dottrine, ma al modo in cui queste furono divulgate.  E quando finalmente si tornò a leggere Galeno, fu automatico ricono­scervi una metodologia basata non solo su idee preconcette, ma anche sull'osservazione, la sperimentazione e l'argomenta­zione logica.  Bastò riprendere a fare osservazioni ed esperi­menti secondo nuove idee, e la medicina cominciò a intravede­re l'alba di un'autentica rifon­dazione scientifica.
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