RASSEGNA STAMPA

13 MARZO 2002
ENZO FRAIZINGHER
Filosofi in guerra

Trento, così Wittgenstein elaborò il "Tractatus"

"Filosofi in trincea" è il titolo del nuovo incontro che si tiene a Trento domani 14 marzo, alle 17.30, a Palazzo Trentini, all'interno del ciclo "L'avvento del moderno. La Grande Guerra tra storia e letteratura", organizzato dal Centro Studi sull'Europa Orientale e dal Museo Storico in Trento.

Sarà il docente di Filosofia Luigi Dappiano a spiegare il rapporto tra filosofi e Grande guerra ed in particolare ad illustrare la figura di Ludwig Wittgenstein. Quest'ultimo fu tra i giovani che considerarono la partecipazione al conflitto un dovere sacro e che un anno dopo si trovarono lacerati da profondi conflitti di coscienza: il che tuttavia non gli impedì di compiere fino in fondo il suo dovere di combattente, sia sul fronte orientale che su quello meridionale, come attestano le numerose decorazioni ottenute e le promozioni sul campo.

Dalla primavera del 1916, sul fronte galiziano, Wittgenstein fu impegnato in battaglie anche violente e poi, per tutto il 1917, nella guerra di trincea. Trasferito nella primavera del 1918 nell'area di Asiago, fu infine fatto prigioniero, il 3 novembre 1918, a Trento. Commenta Brian McGuiness: "evidente che la guerra in cui combatté Wittgenstein fu una guerra molto impegnativa. Le varie citazioni e i rapporti militari riguardanti Wittgenstein e alcune reminiscenze di altri soldati testimoniano, logicamente, che egli emergeva per educazione e per cultura. Eppure viene descritto come "un buon compagno". Non c'è traccia di quella difficoltà a intrattenere relazioni col prossimo che invece lo afflisse più tardi nei villaggi. Sugli uomini che erano sotto il suo comando egli sortiva un buon effetto, specialmente in battaglia, poiché li calmava e riusciva a farli rendere al massimo. Sembra naturale supporre che una delle cause del suo estraniarsi dal mondo e della sua ricerca di pace negli anni che seguirono furono gli stenti e le fatiche di quegli anni".

Ciò che si delinea è l'immagine di un "buon soldato" ai limiti dell'eroismo e, in filigrana, l'immagine di un ex combattente angosciato da problemi di reinserimento nella vita civile, come quasi tutti i soldati che avevano vissuto a lungo nelle trincee del fronte: una condizione che si depositò permanentemente nella vita di Wittgenstein, dominandola per almeno un decennio. Ma, ancora più importante, ciò che si delinea è l'impressionante scenario storico e umano da cui emerge quello che rimane uno dei testi cruciali attraverso cui il pensiero filosofico del Novecento accede alla propria modernità: il "Tractatus logico - philosophicus", nato da appunti presi spesso in trincea, riorganizzato in prigionia a Cassino e pubblicato per la prima volta nel 1921, con prefazione dell'agosto 1918.
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