RASSEGNA STAMPA

13 MARZO 2002
GIANNI VATTIMO
Cristianesimo non religioso

Nuovo libro di Gianni Vattimo

Per gentile concessione dell'Editore Garzanti, anticipiamo la prima pagina dell'introduzione di Gianni Vattimo al suo nuovo libro "Dopo la cristianità" raccolta di interventi "per un cristianesimo non religioso", come recita il sottotitolo del volume, che sarà in libreria nei prossimi giorni (pagg. 150, euro 13,00). L'intento dichiarato del filosofo è di mostrare "come il pluralismo post-moderno permette di ritrovare la fede cristiana", tema sul quale aveva già scritto in "Credere di credere" del 1996.

Il titolo del mio libro, "Credere di credere", è risultato difficile da tradurre nelle varie lingue in cui è stato finora pubblicato, tanto che solo in spagnolo ha potuto essere mantenuto nella sua originaria complessità (Creer que se cree). Altre volte ha dovuto essere variamente modificato: "Glauben Philosophieren" in tedesco; "Belief" in inglese; "Esperer croire" in francese... L'espressione suona paradossale anche in italiano: credere significa sia aver fede, convinzione, certezza di qualche cosa; sia opinare, pensare con un certo margine di incertezza. Per rendere il senso dell'espressione, direi dunque che il primo "credere" ha quest'ultimo significato, e il secondo dovrebbe avere il significato numero uno - aver fede, convinzione, certezza. Solo che è alquanto complicato mettere insieme i due sensi del verbo: se semplicemente opino, penso, ritengo con qualche probabilità di avere una certezza e una fede, la cosa risulta ambigua e sospetta. Eppure, ciò che intendo significare con questa espressione ambigua mi sembra un'esperienza abbastanza comprensibile e diffusa, che molti di noi conoscono bene. A me l'espressione, come racconto nel libro, è venuta in mente un giorno in cui, parlando al telefono - per giunta da un telefono pubblico in un locale aperto, in mezzo al traffico e alle chiacchiere della gente - con un mio vecchio professore molto credente, che non vedevo da tempo e che mi domandava se, in fin dei conti, credevo ancora in Dio, risposi: "Mah, credo di credere". Questo atteggiamento è ancora il mio oggi, e riflettendo su quella risposta spontanea ho capito - o credo di aver capito - che questo ambiguo significato della fede è legato a tutta la mia esperienza di studioso di filosofia e, forse, di intellettuale di quest'epoca. Lo dico senza presunzione, anzi, riconoscendo che ciò che penso è "esemplare" sono nel senso in cui si dice "un esemplare", qualcosa che corrisponde a un gran numero di oggetti simili, un'automobile di una certa marca o un campione statistico (anche questo non è un "campione" nel senso di una prestazione eccezionale). Perché dunque credo di aver capito che la fede religiosa, per uno come me che abbia familiarità con la filosofia contemporanea, ma anche, e soprattutto, con la vita post-moderna, può avere solo questo senso intensamente segnato dall'incertezza dell'opinione? Il mio itinerario in rapporto alla fede cristiana è anch'esso un "campione statistico" di quello comune a tante persone che hanno avuto la mia stessa formazione. Nell'immediato dopoguerra, quando avevo circa dieci anni, ho frequentato la parrocchia e lì si sono formati i miei atteggiamenti fondamentali verso il mondo e gli altri, anche l'interesse sociale e politico, oltre che religioso. È stato per corrispondere a questa miscela di interessi che ho deciso di studiare filosofia all'università: volevo contribuire alla formazione di un nuovo umanesimo cristiano, libero sia dall'individualismo liberale sia dal collettivismo e dal determinismo marxista. Erano anni in cui noi giovani cattolici studiavamo le opere di Jacques Maritain, un grande pensatore neotomista francese, antifascista, autore di un libro intitolato "Umanesimo integrale". Da Maritain ho ereditato la diffidenza verso certi dogmi della modernità, e per questo, dopo la tesi di laurea su Aristotele, mi sono messo a studiare Nietzsche e Heidegger, che mi apparivano i più radicali critici della modernità. Ora proprio attraverso questi autori non solo antimoderni, ma anche - soprattutto Nietzsche - anticristiani, io sono stato ricondotto, paradossalmente, alla fede cristiana, o a qualcosa che le assomiglia molto.
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti