![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 MARZO 2002 |
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BARROW, MATEMATICO E ASTROFISICO, RIPERCORRE LA STORIA DI UN
CONCETTO SCIENTIFICO, DAI BABILONESI AL BIG BANG, E DISEGNA GLI SCENARI FUTURI
DI UN COSMO SENZA PIÙ VITA
IL nulla porta un artista come Ad Reinhardt alle tele nere, quelle che ha chiamato i "dipinti definitivi", un musicista come John Cage a 4´33", il pianista seduto di fronte al suo pianoforte, che non sfiora nemmeno, per lunghi quattro minuti e trentatré secondi, o un regista come Jean-Luc Godard allo schermo bianco dei suoi film. Se il nulla confonde l´artista, turba ancor più lo scienziato, che lo ha sempre guardato con gran sospetto. La filosofia greca, fin dalle sue origini, ha respinto il concetto del nulla. Talete è stato fra i primi a sostenere che "qualcosa" non poteva derivare dal nulla o scomparire nel nulla: "Dal nulla non sortirà nulla", dice il Re Lear alla figlia Cordelia. L´horror vacui della fisica aristotelica affermava che non potevano esistere spazi vuoti: la natura aborre il vuoto. E fino all´inizio del ventesimo secolo, sopravvisse la credenza nell´esistenza di un "etere" misterioso, che serviva soltanto a negare l´esistenza di uno spazio vuoto. Non è stato semplice per l´uomo accettare l´idea del vuoto e del concetto matematico che lo rappresenta, zero. Grandi civiltà, come quella greca e quella romana, non avevano il numero zero. I numeri servivano soltanto per contare oggetti concreti, non la loro assenza e quindi lo zero non serviva a nulla. Oggi invece lo scienziato estrae interi universi dal nulla, teorici ovviamente, e lo zero, da semplice simbolo del nulla, è diventato, alla pari dell'uno, la cifra più importante di un mondo digitale, registrato su lunghe stringhe di un codice binario. Scrive Laotse, nel Tao Te King, uno dei grandi libri dell´Antica Cina: "Lo guardi e non lo vedi / lo ascolti e non lo senti / ma se lo adoperi è inesauribile". Sono parole riferite al Tao, ossia all´Assoluto, ma che ben si adattano alla presentazione dello zero. La storia della conquista del nulla e dello zero ha avuto sorprendenti implicazioni metafisiche e scientifiche. La racconta il celebre cosmologo ed eccellente divulgatore John Barrow, nel suo libro più recente, Da zero a infinito, la grande storia del nulla, dai babilonesi ai teorici del Big Bang. Barrow, che per dieci anni ha tenuto la cattedra di astronomia a Brighton, è da tre anni professore di matematica a Cambridge dove dirige uno dei più ricchi e innovativi progetti di educazione matematica, il "Millennium Mathematics Project". Un suo lavoro teatrale, Infinities, dall´8 marzo, è in scena a Milano, nello spazio del Piccolo Teatro alla Bovisa, con la regia di Luca Ronconi: cinque scene, cinque testi, sui paradossi dell´infinito. E Barrow, come sa chi già conosce i suoi lavori precedenti, ha sempre avuto un interesse particolare per lo zero e l´infinito, per il nulla e il tutto. La parte meno originale del suo libro è sicuramente quella matematica, sulle origini e gli sviluppi del concetto di zero, al quale tante pagine sono già state dedicate. Più affascinante è invece la parte che analizza il vuoto nella sua realtà fisica, nella sua possibilità logica e anche nelle sue implicazioni teologiche, un territorio che Barrow, come astrofisico, conosce molto bene e che riesce a rendere comprensibile anche al profano. Il nulla, ci avverte Barrow, è all´origine di molti campi di indagine e la sua corretta concezione ha portato a modi nuovi di pensare il mondo. Esiste il nulla? E se esiste che cos´è? Sono domande alle quali neanche lo scienziato ovviamente sa rispondere, pur essendo in grado di proporre modelli che ci aiutano a capire meglio l´universo e il suo destino. "L´esistenza mi sembra una vittoria sul nulla - affermava Leibniz -. Se mi chiedo perché esistano i corpi o le menti piuttosto del nulla, non trovo risposta; ma che un principio logico, come per esempio A=A, abbia il potere di creare sé stesso, trionfando sul nulla per tutta l´eternità, appare naturale". Soltanto Einstein spazzerà via il vecchio etere dall´universo, ma il vuoto nato dalla relatività e dalla meccanica quantistica è ben più strano e mutevole di quanto lo stesso Einstein non potesse immaginare. La cosmologia moderna ipotizza un universo più complicato del previsto e Barrow ne illustra, con sufficiente chiarezza, i concetti fondamentali quali i vuoti multipli o gli universi ciclici. Quello che Barrow ci prospetta per un futuro, fortunatamente lontano, è un quadro desolante. Secondo l´ipotesi oggi più probabile, l´universo continuerà ad espandersi e ad accelerare per sempre. La temperatura diminuirà, le stelle esauriranno le loro riserve di combustibile nucleare e imploderanno formando densi relitti morti di atomi freddi, stipati gli uni a ridosso degli altri e di neutroni concentrati, oppure grandi buchi neri. Anche le gigantesche galassie e gli ammassi di galassie alla fine subiranno la stessa sorte, ricadendo su sé stessi con un moto a spirale verso l´interno, mentre i movimenti delle stelle che li costituiscono verranno gradualmente rallentati dal flusso uscente di onde gravitazionali e di radiazione. Tutte le loro stelle saranno ingoiate da vasti buchi neri centrali, che diventeranno sempre più grandi, finché non avranno consumato tutta la materia alla loro portata. "Nella nostra parte dell´universo - afferma Barrow - alla fine ci sarà uniformità, senza stelle e senza vita, per sempre, a quanto pare. Noi non ci saremo. E forse è un bene, dopotutto".