RASSEGNA STAMPA

5 MARZO 2002
PASQUALE TEMPESTA
Bruno e Vico, pensiero unito da "eroico furore"

Un saggio di Gianni Antonio Locanto

Due distinte concezioni filosofiche, ma una strada comune da seguire per giungere all'obiettivo dell'eterno desiderio dell'animo umano: innalzarsi, attraverso la conoscenza, alle sublimi vette del divino. Questa l'"affinità elettiva" che il giovane ricercatore calabrese Giovanni Antonio Locanto ha colto nelle elaborazioni speculative di due grandi pensatori meridionali, Giordano Bruno e Giambattista Vico. E che ha approfondito in un suo recente libro, La stessa fiamma (Rubettino ed., pp. 110, Euro 7,75), teso a dimostrare le analogie non già di un loro percorso metafisico quanto di una uguale spinta metodologica iniziale. Da ricercare nella stessa "idea di eroicità", in un identico "eroico furore", nella comune "passione del conoscere" che rappresenta il vero "tratto d'unione" fra i due filosofi. I quali, pur partendo da una medesima ispirazione platonica ma giungendo a diverse conquiste filosofiche, mostrano di averle raggiunte in forza di una medesima energia interiore. La stessa idea di eroicità - ribadisce Franco Crespini nella presentazione, riprendendo il pensiero di Locanto - costituisce infatti il fulcro del loro pensiero, il fondamento della loro interpretazione del reale, perché nessuna gloriosa conquista può realizzarsi senza passione.

L'eroicità va però intesa non in senso materiale, corporeo, bensì spirituale. Come aspirazioni a cose sublimi, che tende a cogliere il sapere nella sua universalità con fine di mettere a frutto il tutto per il bene e la felicità del genere umano (Vico). E ancora, l'"eroico furore" è una fiamma, un fuoco interiore che attraverso l'entusiasmo della volontà consente di superare la distanza fra umano e divino e "converte" il furioso nella verità (Bruno).

Il tema dell'entusiasmo, di questa voce interiore che come "fuoco divino" si accende d'improvviso nell'anima avviando e innalzando l'uomo alla conoscenza unisce dunque il pensiero di Bruno e di Vico come testimoniano le loro opere, l'"eroico furore" dell'uno e la "mente eroica" dell'altro.

La trama sottile che lega i due pensatori campani risulta essere dunque - secondo l'autore - l'idea di eroicità: un "impeto razionale", un "sacro furore del vero che vive nell'eterno superamento del limite, nell'infinita possibilità di realizzarsi e di oltrepassare se stessi" per scoprire le vere potenzialità dello spirito e dare così nuovo impulso alla conoscenza, assecondando la naturale aspirazione verso il divino e la felicità del genere umano.

L'attenta ricerca condotta da Locanto per asseverare questa affinità fra i due pensatori nel loro approccio alla speculazione filosofica non gli ha peraltro impedito di tratteggiarne anche alcuni dati salienti della vita e del pensiero, mettendo fra l'altro in risalto la coerenza del frate domenicano fino al supremo sacrificio della propria vita, e la figura morale del sapiente rettore partenopeo shakespereanamente definito quale "araldo del mattino" in un periodo storico per lo più avvolto dalle tenebre dell'intolleranza e dell'oscurantismo.
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Storia della filosofia