RASSEGNA STAMPA

1 MARZO 2002
RENATO MINORE
Pera: fedeli a Popper e alla società aperta

Il Presidente del Senato ricorda il grande filosofo alla Luiss

C'è il Popper filosofo, teorico della scienza per cui ogni nostra conoscenza rimane fallibile e congetturale e non esiste alcuna possibilità di dimostrare vera (assolutamente vera) nessuna teoria. E c'è il politico che utilizza la stessa fallibilità della conoscenza, come cardine della democrazia, della "società aperta" a più visioni del mondo, a più filosofie, chiusa sola agli intolleranti e ai violenti, polemico contro la pretesa scientifica del marxismo di sapere dove andrà la storia per assumersi compiti di accelerazione del progresso, "preoccupazione di migliorare il mondo". Ma c'è un nesso, "profondo e indissolubile", tra l' epistemologo per cui importa più imparare che aver ragione e il teorico della politica che vuole avvicinare le regole della democrazia alla metodologia scientifica. Alla Luiss di Roma, per il centenario della sua nascita, in un convegno sul "Mestiere dello scienziato sociale" viene ricordato Karl Popper, uno dei pochissimi pensatori sistematici del Novecento, secondo il giudizio del presidente del Senato Marcello Pera, uno degli interpreti più fedeli dal punto di vista scientifico, divulgativo e polemico del suo pensiero. Una sistematicità costruita su un'unica idea, quella appunto della fallibilità nella "crescita attraverso la descrizione critica" che è disseminata nei diversi campi su cui si è posata la sua riflessione, dalla scienza alla politica all'arte all'educazione. Pera rievoca la sua figura di interlocutore affabile e gentile, la sua straordinaria chiarezza mentale come risultato di un "dovere etico fondamentale, non usare mai un gergo filosofico e tecnico", la seduttiva curiosità del novantenne-bambino "di sapere, di arrabbiarsi e di sfogarsi in modo repentino e imprevedibile, per poi ridiventare mite e dolce". Ripensando al destino di questo filosofo, bandito per decenni in Italia da marxisti ostili, liberali crociani e cattolici diffidenti e poi trionfante sulle macerie delle ideologie, secondo l'acuta analisi fatta da Dario Antiseri nell'intervento introduttivo al convegno, viene in mente la sorte che spetta a ogni idea scientifica nuova, "prima è contraria alla religione dominante, poi è ovvia, infine è superata". Il destino oggi è quello del teorico del razionalismo critico, del pensatore liberale-democratico, che pone in primo piano la libertà dell'individuo, in una società passibile, come le teorie scientifiche, di autocorrezione i cui progetti graduali e misurati, mai globali e definitivi, sono coniugabili in ogni fase della loro realizzazione. Una libertà, quella popperiana coniugata "con i diritti di cittadinanza", per cui il liberalismo può essere ripensato in modo da assumere molti temi del socialismo democratico, con un stato minimo, ma con il bisogno di un'etica condivisa e confessata dallo Stato stesso.
inizio pagina
vedi anche
Tracce biografiche