RASSEGNA STAMPA

23 FEBBRAIO 2002
DONATO MASCIANDARO
Scommessa sulle risorse umane

Lunedì Donato Masciandaro, docente di Economia Monetaria, aprirà l'anno accademico dell'Università di Lecce, con una prolusione dedicata al rap­porto tra università, cultura ed impresa.  Ne pubblichiamo un estratto.

Forza lavoro, capitale umano, uomini: sono queste le tre espressioni di un cammino che riporta l'uomo al centro dell'economia.

Alle origini delle riflessioni sull'economia, lo studio dei meccani­smi di produzione del reddito e dell'accumulazione di ricchezza ave­va messo in luce l'importanza della forza lavoro.  In seguito la "rivoluzio­ne neoclassica" aveva spostato l'ac­cento sul lavoro come fattore produttivo, nel perseguire un'allocazione efficiente di risorse scarse.  Dall'ana­lisi per classi si è passati all'analisi funzionale.  Poi, progressivamente, è emerso il carattere "speciale" e non sostituitile di tale fattore, le cui dota­zioni di conoscenza - ma non solo - lo rendono autentico asset ­appunto capitale umano - per la creazione di valore.  L'analisi funzio­nale è stata così sostituita da un'ana­lisi individuale.  Ma, progressivamen­te, sta ora crescendo la consapevo­lezza che la natura peculiare di un dato capitale umano trova il suo fon­damento non solo nel suo patrimo­nio di conoscenze, ma anche nel sistema di valori che lo contraddi­stingue.  L'analisi valoriale apre nuo­ve prospettive sia per la riflessione teorica che per quella applicata.

Il cammino così tratteggiato por­ta a una importante conclusione: non vi può essere uno sviluppo re­golare e sostenibile delle imprese, dei mercati, del territorio senza una idonea dotazione di capitale uma­no. La formazione di capitale uma­no diviene così la declinazione più attuale della secolare missione dell'Università, se vuole essere dav­vero a servizio del territorio in cui essa affonda le sue radici.

In primo luogo occorre che l'Università offra saperi che siano utili alla comunità economica e sociale che, attraverso le sue istituzioni, le ha assegnato tale funzione vitale.  L'Università deve ascoltare i prota­gonisti e i rappresentanti della vita economica e della società civile.  L'Università deve anche saper rendere conto alle sue comunità di riferimen­to dell'efficacia della strategia formativa intrapresa.  In tal modo, l'Università diviene asset prezioso nel ca­pitale sociale del suo territorio di riferimento.

Il rendere conto, però, mai deve divenire dipendenza, acquiescenza, cattura.  La seconda lezione dell'ana­lisi economica è difatti quella che vede la qualità del capitale umano dipendere dal suo patrimonio di co­noscenze.  Occorre allora che l'Uni­versità sia un fonte autorevole e indi­pendente non di mere nozioni, ma di modelli conoscitivi e culturali. E' evi­dente il legame tra qualità della for­mazione del capitale amano e qualità dei docenti.  La qualità del corpo docente diviene sfida primaria per tutte le sedi universitarie.  Il tempo, di per sé, non dice nulla: la qualità del docente deve e può essere misu­rata, ma con i parametri giusti.  Esi­ste la qualità della ricerca, che viene valutata dalla comunità scientifica di appartenenza, nazionale ma sem­pre di più internazionale, e può esse­re calcolata attraverso numero e li­vello delle pubblicazioni.  Vi è poi la qualità della didattica, che può esse­re giudicata - tramite questionari e indagini oggettive - in primo luogo dal giudizio degli studenti, ma poi anche dalle imprese e dalle istituzio­ni che tali studenti utilizzano come capitale umano.  E alla qualità della ricerca e della didattica vanno parametrati gli incentivi e i finanziamen­ti, le promozioni e le varie gratifica­zioni che il nostro nobile mestiere può riservare.  Comunità scientifica e utenti sono gli autentici metri della produttività di un docente, mentre i semplici carichi orali sono solo co­modo laghetto per i mediocri.

Infine l'etica, o meglio "le etiche".  L'offerta di conoscenze, teoriche e applicate, deve essere sempre accom­pagnata dal riconoscimento del ruolo dei sistemi valoriali, e nel contempo dalla consapevolezza della loro pluralità, che implica reciproco aspetto e tolleranza.  Il sapere senza etica è peri­coloso.  L'etica senza tolleranza è an­ch'essa pericolosa,, scadendo in steri­le ideologia o peggio in cieco fanati­smo.  L'Università si deve porre a tutela dei valori della scienza e della coscienza, porgendo alle nuove gene­razioni gli strumenti per meglio co­struire il proprio futuro.
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