![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 FEBBRAIO 2002 |
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Riciclo dei materiali e mercati limitati
nel pensiero di Georgescu Roegen
Disturbava le dottrine ufficiali: per
questo fu trascurato
Georgescu Roegen fu uno di
quegli uomini eccezionali sotto molti punti di vista, che marcano la vita di
chi ha la ventura d'incontrarli. Non
c'è economista . che si rispetti che ignori i suoi fondamentali studi sulla
teoria del consumo e della produzione o i suoi saggi di epistemologia, i quali,
da soli, avrebbero dovuto valergli un Nobel.
A una dichiarata difficoltà di Georgescu a riconoscersi nell'ambiente
anglosassone, specie statunitense, corrispondeva la sua simpatia per la
cultura della vecchia Europa. E in
particolare per quella italiana, di cui intendeva e parlava la lingua.
Fra i
suoi lavori quelli sull'economia contadina, sono vere gemme del pensiero, dove
Georgescu combina la sua sensibilità per il mondo rurale (era stato un
esponente del partito agrario rumeno) con la sua bravura nel costruire modelli
analitici.
Ma
questo libro ci parla soprattutto di un altro Georgescu, l'ultimo, l'ecologo, o
meglio, come lui preferiva dire, il bioeconomista. Questo della bioeconomia
era uno sviluppo tardo del pensiero di Georgescu, da attribuire anche alla sua
frequentazione del pensiero di Marshall, di cui, aveva fatto proprio il
motto, «la mecca dell'economia è nella biologia», pur non mancando mai di
rimarcare, con una punta polemica, che Marshall non aveva poi sviluppato
adeguatamente quello spunto.
A questa parte del pensiero
di Georgescu è dedicato soprattutto il libro di Mario Bonaiuti (La teoria
bioeconomica. La nuova economia di
Nicholas Georgescu Roeogen, Roma, Carocci, 2001, pp. 214, L. 33.000, euro
17,04), allievo di Romano Molesti, il quale, attraverso la sua rivista
«Economia e Ambiente», è stato un importante diffusore delle idee roegeniane.
Il cuore del volume, fondato sullo studio diretto delle carte Georgescu, è
dedicato alla bioeconomia roegeniana, di cui si espongono chiaramente e
sistematicamente i tratti essenziali e in cui si ripercorre l'allucinante
controversia sulla cosiddetta quarta legge della termodinamica, che vede
Georgescu criticato, anche aspramente, dai fisici, gelosi custodi delle leggi
della materia. Ma se, al di là dei
nominalismi, si guarda dentro la questione, si capisce che Georgescu poneva un
problema reale. Qual è il
problema? Georgescu afferma che ogni
attività che impieghi materia impoverisce irreversibilmente il mondo di
domani. In altri termini che il
riciclaggio completo della materia è (praticamente) impossibile. Su questa affermazione, che mina ogni
discorso di sviluppo sostenibile fondato sulla produzione di beni materiali,
si è aperta un'accesa, complessa, disputa a cavallo delle discipline, che
occupa la parte finale della vita di Georgescu. Dal libro emerge la centralità e drammaticità degli interrogativi
posti dall'economista Georgescu ai suoi colleghi e all'umanità. Essi ruotano attorno al concetto che il mercato,
lasciato libero a se stesso, non riesce a far fronte ai problemi che
discendono dall'impossibilità del riciclaggio della materia. Ciò che occorre è dunque che l'umanità
riconosca la natura dei pericoli incombenti sulle future generazioni e provveda
all'utilizzo razionale e lungimirante delle risorse del pianeta. Poco importa che queste considerazioni si
proiettino nei secoli, forse nei millenni a venire, quel che da subito deve
affermarsi è la percezione di questa scarsità basilare e dell'insufficienza
dello strumento mercato a farvi fronte.
Non è difficile capire come, nella temperie dell'ultimo ventennio,
Georgescu risultasse un grave fattore di disturbo per la dottrina economica
egemone. Un fattore di disturbo tanto più fastidioso, si noti, in quanto
Georgescu non poteva essere liquidato né come incompetente, né come affetto
da preconcetta ostilità al mercato.
Incidentalmente l'autore dà una tiratina d'orecchie agli economisti fiorentini, i quali, dopo aver curato la prima traduzione italiana di un'opera di Georgescu (Analisi economica e processo economico, Firenze, Sansoni, 1971), dopo avere per primi sviluppato l'analisi roegeniana fondi-flussi, dopo averlo fatto socio straniero de La Colombaria (1976), dopo avergli conferito la Laurea Honoris Causa (1980) in economia, non lo seguirono sulla via della bioeconomia, a cui tanto teneva. Riconsiderate le cose a distanza, fu probabilmente un errore. E resta comunque un mio - ma non solo mio, credo - rammarico.