RASSEGNA STAMPA

17 FEBBRAIO 2002
GIANFRANCO MARRONE
Mai più maestro

Il professor Toni Negri sarà anche stato un cattivo maestro. Ma è un affarone per la Rizzoli, che ha fiutato la pista aurifera, dopo il lancio del suo libro ultra-lodato in USA, e si è aggiudicata in un'asta quasi deserta i diritti italiani di Impero, best seller da 20mila copie in sole tre settimane. Toni Negri è stato una vera manna anche per questa (un po' fiacca) 13ma edizione di "Galassia Gutenberg", la fiera del libro napoletana scivolata via nell'indifferenza generale di giornaloni nazionali e editori "imperiali". Una manna perché, a fronte degli incontri semideserti della mattina, prim'ancora che scoccasse l'orario stabilito per l'incontro con l'ex leader di Autonomia Operaia degli anni Settanta, l'anfiteatro Rea era già zeppo di gente di tutte le età. Primi ad arrivare, gli ex "combattenti e reduci" ingrigiti, cui brillavano gli occhi solo a sentir citare titoli dimenticati come i marxiani Grundrisse, confusi non molto tempo fa da un neo-deputato del Nord-Est con una marca di biscotti tedeschi. Ma quasi subito la prevalenza schiacciante del parterre è stata di ragazzi "no-logo" arrivati alla spicciolata, compreso un silente Francesco Caruso, seduti ai piedi della "cattedra".

Ma se i giovani aspettavano da Toni Negri una lezione, una qualche linea o indicazione per il loro movimento, saranno rimasti delusi. O almeno dovranno cercarsela da sé compulsando le oltre 400 pagine di Impero. Perché Negri ha affascinato con il suo eloquio. Ha dispensato in giro categorie nuove e spiazzanti come quella di "moltitudini di singolarità", che non sta per "classe" né tantomeno per l'aborrita nozione di "popolo". Ha spiazzato non poco spiegando che americanismo e consumismo non sono poi così male. Ha indicato nel "comune" la nuova soglia della cittadinanza e nella "militanza dell'amore" quella del bene collettivo. Però ha schivato, da consumato marpione, le domande sui fatti di marzo a Napoli e sul G8 di Genova, o quelle sul potere intellettuale, che avrebbero anche potuto far emergere contrasti tra i giovani in sala e l'idea negriana tutto sommato positiva di globalizzazione. Poco prima del bagno di folla della sala Rea, del resto, intervistato da noi giornalisti il professore lo aveva detto chiaro: "Le indicazioni per l'agire pratico devono venire dai trentenni di ora, non da generazioni come la mia". Ma non si era saputo trattenere dal chiosare così le dichiarazioni di Nanni Moretti a piazza Navona: "E mica c'era bisogno di un regista, quelli sono discorsi che io faccio dagli anni Settanta". Quindi, perché fosse più chiara la sua scarsa considerazione - per non dire disprezzo - per gli intellettuali italiani: "I miei amici francesi sempre mi chiedono che cosa facciano e pensino. Io rispondo: l'ultimo degno di questo nome si chiamava Pasolini". E infatti nel libro, come ha notato Alberto Abruzzese, i nomi italiani sono pochissimi. Anche Berlusconi vi appare citato solo una volta.

Ma professore - gli abbiamo chiesto in conferenza-stampa - questa sua idea della globalizzazione, per lei bella perché fa emergere le moltitudini e toglie finalmente senso alla politica come fin qui è stata praticata, non può produrre un gran caos? E se poi nell'assenza di regole le sue moltitudini finiscono per essere accoppate proprio da chi è abile a infilarsi nell'interregno dell'antipolitica, a gestire informazione, comunicazioni e denaro? La risposta di Negri è mostruosamente ampia e articolata, ma per brevità noi la sintetizziamo in un "è il post-moderno, baby" non lontano dal vero. Alla fine del dibattito pubblico, c'è stata una domanda di Pino Ferraro sul ricorso frequente, nel libro, a Spinoza e San Francesco. "È per dire che un nuovo mondo è possibile come forma etica", ha risposto lui, "ed è ciò che io chiamo militanza. Riscoprire la felicità, la gioia". È stato strano sentir parlare Toni Negri di etica, e di militanza per la felicità. E andando via non potevamo fare a meno di ricordare che la prima volta in cui si è ratificato il "diritto alla felicità" è stato nella Costituzione americana.
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vedi anche
Filosofia (e) politica