![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 FEBBRAIO 2002 |
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In linea con
analisi e spunti di indagine già articolati, Giovanni Reale sviluppa, per
questa edizione del Simposio, temi cari al dibattito filosofico sorto intorno
al dialogo, lasciando in ombra i pur importanti snodi di carattere letterario
ai quali Platone non rinuncia. Fra le traduzioni è doveroso ricordare - oltre
a quella di P. Pucci nell'ormai classico "tutto Platone" di
Laterza, quella di Giorgio Colli (Adelphi, 1979), nella cui stringata introduzione
echeggiano stile e contenuti dei suoi saggi (La natura ama nascondersi in
primis). Per Colli lo spirito cristallino della giovinezza e la vita in comune
lasciano solo sfiorare nella "frenesia di Dioniso" "l'incedere
divino di questi personaggi... in una sovrana oggettivazione stilistica",
ma essi rimangono enigmaticamente "troppo lontani dai canoni del nostro
immaginare". Colli mette sulle labbra dei convitati una lingua ferma,
senza colloquialismi, tersa come certi marmi antichi.
V. Di Benedetto a introdurre la versione di F. Ferrari (Rizzoli, 1985): egli rintraccia attraverso un percorso che va dalla Repubblica al banchetto il legame tra Eros e sapere, e le sue modalità di produzione in virtù dell'intervento illuminante di Amore: un Eros sublimato e un'operazione di repressione sessuale danno il via di concerto alla fortuna di un "amor platonico" ormai senza più corpo. In un esemplare corollario a una "traduction inédite" (Flammarion, 1998), L. Brisson ricostruisce il rapporto tra erastes ed eromenos (amante adulto e giovinetto) in capitoletti che spazzano via fraintendimenti e omissioni sull'omosessualità greca (come già gli studi di Winkler e il commento di K.J. Dover, che concilia Realien, costume e notazioni linguistiche - una referenza, insieme al saggio di S. Rosen: Plato's Symposium). Per capacità di coniugare sintesi e chiarezza espositiva vanno anche segnalate l'introduzione e il commento di D. Susanetti, dove si riesce magistralmente a non perdere mai di vista un insieme nel quale ambientazione, dimensione drammaturgica e contenuti del dibattito non sono visti come elementi scissi, ma come manifestazione di una calibratissima operazione letteraria (Marsilio, 1992: a fronte del greco, la versione di C. Diano, che mantiene l'andamento mosso del parlato riproducendo la varietà dei diversi registri espressivi).