![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 FEBBRAIO 2002 |
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Il rapporto fecondo tra pensiero degli intellettuali e saggezza
popolare. Un corso a Cattolica
Massimo Baldini: "Per Popper il sentire comune è l'inizio di
ogni scienza" Glauco Genga: "Una cerniera tra vita quotidiana e
professionisti della cultura"
Roberta De Monticelli: "Dai greci in poi l'intelletto e la
volontà hanno avuto la preminenza; oggi rivalutiamo anche i saperi ingenui
"La
domanda che sottostà al corso sul "Buonsenso" è: di cosa parliamo
quando invochiamo il buonsenso? Il termine è polisemico. La nostra è una
rivalutazione dell'esperienza quotidiana, lo scorso anno abbiamo trattato
"l'Amore". Il buonsenso come buon uso dei sensi della ragione. I
filosofi si confrontano così su parole tratte dall'esperienza quotidiana che
hanno una valenza filosofica". Francesco Rinaldini, dirigente del settore
cultura del Comune di Cattolica (RN) e direttore del Centro Culturale
polivalente di Cattolica, dove si svolgono gli incontri, ci presenta il corso
sul "Buonsenso" che comincia domani alle 21 per "Cosa fanno oggi
i filosofi?", organizzato con "Philosophy". Il corso affronta
numerose questioni. A filosofi, semiologi, psicoanalisti, esperti di
intelligenza artificiale verrà anche chiesto di rispondere alla domanda se il
buonsenso può essere un alleato in una prospettiva di conoscenza rigorosa.
Roberta De Monticelli,
docente di filosofia moderna e contemporanea a Ginevra, parlerà domani di
"buonsenso e buon sentire". "Il corso sul buonsenso - dice -
esprime un interesse per il mondo della vita, della quotidianità, dei modi
comuni di vedere le cose, è una rivalutazione dei saperi ingenui". Lei
vede in atto questa rivalutazione? "Sì. Io ho una formazione
fenomenologica e vado esprimendo uno stile che si occupa più delle cose che dei
libri ereditati. Questo è il cuore dell'esperienza fenomenologica. Nel
Novecento c'è stata una riflessione innovativa sul sentire."
Per Roberta
De Monticelli "Il sentire come sensibilità affettiva è la nostra apertura
alle qualità di valore. Il sentire immediamente la bellezza dell'arte o la nobiltà
di un gesto, si può vedere come fondamento della morale. Del buonsenso fa parte
la percezione del giusto, del nobile e di ciò che è ignobile. Fanno parte del
nostro buonsenso perché è costituito dall'apertura della realtà sul sentire.
Per la filosofia, dai greci in poi, l'intelletto e la volontà sono primari,
tutto il resto è nella sfera soggettiva, dei gusti. Per la fenomenologia è
primario il sentire, il vedere ciò che è dato, sono qualità di valore. Per le
emozioni estetiche, per le emozioni etiche, dobbiamo rivalutare questo
fondamento di percezione dei valori, anche religiosi".
Massimo
Baldini, docente di semiotica alla Luiss di Roma, parlerà il 14 febbraio di
"L'epistemologo, il medico e il detective": "A Karl Popper -
dice - devono guardare i filosofi. Per lui il senso comune è il punto di
partenza di ogni filosofare. Popper è partito da questo. I pregiudizi del buon
senso possono essere trasformati in giudizi. Applicherò questo metodo
all'indagine del medico e del detective. "
"Il
buonsenso - dice ancora Baldini - è l'avvio della filosofia. Per Popper il
metodo scientifico è il buonsenso affinato dalla riflessione filosofica. Alla
luce di questo filosofo, vedo un nesso tra lo scienziato, il clinico, il
detective, che avanzano teorie che poi verificano."
Il sentire
comune, dice Baldini, "è il precipitato di tentativi ed errori, ti fa dire
che il mondo esiste, supporta il realismo. Il senso comune offre un punto di
partenza, e chi lo ha celebrato è stato appunto Popper, altri punti di partenza
possono essere la meraviglia, lo stupore. Popper lo dice esplicitamente:
"La scienza e la filosofia hanno il loro punto di partenza nel senso
comune", è stato quindi un grande ammiratore del senso comune, che è il
consigliere più affidabile, ma non sempre, per via dei pregiudizi. È, dunque,
il buonsenso che favorisce la nascita della scienza e della filosofia, che si
hanno con il senso comune, più la critica, più l'immaginazione".
A Glauco
Genga, psichiatra e psicoanalista, che parlerà il 14 marzo su "Il
buonsenso dei sensi" chiediamo se il buon senso è affidabile per la vita
quotidiana. "Sì - dice purché ce ne sia uno, perché abbia il mio
dev'esserci quello di un altro da cui ho imparato, non tutti hanno il corretto
uso della ragione. Si dice del terzo occhio, Lacan diceva: per non vederci
bastano anche due occhi. Nella cecità isterica, ad esempio, le vie nervose
funzionano ma non si vede. Parlando di salute psichica il buonsenso è
affidabile purché si tratti di qualcuno un po' guarito della propria patologia.
La nozione di buonsenso fa da cerniera tra il sapere di tutti i giorni e gli
intellettuali di professione, dalla critica hegeliana kantiana della conoscenza
come cosa in sé in poi. La psicoanalisi porta alla luce quanto attiene alla
"psicopatologia nella vita quotidiana". Uscire dalla malattia
psichica porta a rivedere la distinzione tra i tutti e i filosofi. C'è un unico
livello: pensare con la propria testa, la laicità."
Laicità
rispetto ai luoghi comuni? "E alla "clericalità" rispetto alla chiesa
di una volta e al clero delle varie professioni moderne. Posso o no pensare con
la mia testa arrivando da qualche parte? Freud risponde sì. Con Giacomo
Contri abbiamo chiamato questo competenza o ortodossia del soggetto."
Cosa
significa il titolo del suo intervento "Il buonsenso dei sensi?"
"Mi riferisco alla psicoanalisi, che privilegia l'auditus, l'udito,
rispetto al visus, il vedere." I sensi sono affidabili? "Per
l'anatomia sì. Perché siano organi di senso devono essere in presa diretta con
l'intelletto. Il corpo vivente è competente quanto al giudizio dispiacere
piacere, che va abbinato a vero falso".
Gli altri esperti invitati a parlare sono Paolo Fabbri, docente di semiotica dell'arte a Bologna, il 21 febbraio, su "Buonsenso e senso comune", Marco Somalvico, docente di intelligenza artificiale al Politecnico di Milano, il 28 febbraio su "Buonsenso e intelligenza artificiale", Aldo G. Gargani, docente di estetica a Pisa, il 7 marzo, su "Saperi e linguaggi condivisi nel buonsenso", il filosofo Manlio Sgalambro, il 21 marzo, su "Il buonsenso nelle cose della teologia".