![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 FEBBRAIO 2002 |
|
Giovanni Reale ieri al Sancarlino ha tracciato un interessante
parallelo tra la rivoluzione della scrittura e quella dell'informatica
Che cosa può avere a che fare Platone, uno dei massimi filosofi dell'antichità classica, con l'e-spansione dell'informatica e l'avvento della rete che si sono verificati alle soglie del terzo millennio? Apparentemente nulla. Ma un filo sottile, e quasi indecifrabile, unisce il ricercato autore dei "Dialoghi" ed illuminato teorico delle idee agli intricati percorsi della multimedialità. Sì, perché Platone, il più assiduo discepolo di Socrate, fu l'artefice di una "rivoluzione epocale", paragonabile a quella introdotta dalla telematica nella nostra esistenza e che ha cambiato radicalmente il nostro modo di esprimerci e di comunicare. Platone "visse in un'epoca che assomiglia enormemente alla nostra" , dov'era in atto una trasformazione culturale "di segno uguale e contrario" a quella che tutti conosciamo. Lo afferma il prof. Giovanni Reale, docente di Storia della filosofia antica all'Università Cattolica, studioso di fama internazionale e autore di numerosi saggi, che ieri, al Sancarlino, con la sua interessante conferenza ha inaugurato il ciclo "Lezioni di filosofia. La personalità e il metodo", promosso dalla Provincia in collaborazione con la Ccdc. Il prof. Reale ha proposto un itinerario filosofico che muove dall'oggi per risalire agli insuperati insegnamenti della saggezza antica. La forte esaltazione delle possibilità aperte dall'invenzione del Web e dall'inserimento delle metodologie informatiche anche nei curricula scolastici sono temi di cui spesso s'è parlato negli ultimi anni. Eppure, riflette lo studioso, forse è il caso di ridimensionare se non di rimettere in discussione la portata dei nuovi strumenti a disposizione dell'umanità. Tanto più se a farlo è addirittura uno dei "guru" della navigazione in Internet come Clifford Stoll, che "si sente in dovere di iniettare qualche nota di scetticismo nell'utopico paese dei sogni digitale". "Stoll - ha riferito Reale - ha descritto perfettamente le controindicazioni delle nuove tecnologie, che si riassumono in tre domande: che cosa si perde, chi viene emarginato e chi rischia di venire calpestato". Il discorso vale soprattutto per le giovani generazioni: che cosa comunicare con i nuovi strumenti, se mancano i contenuti o se la scuola non è comunque in grado di assolvere la sua funzione formativa? "Insegnare a navigare in rete - osserva il prof. Reale - non crea nei giovani uno spirito critico e ancor meno la capacità di analizzare, la maturità e la comprensione. Semplifica tutto e rischia di allontanare sia dalle persone sia dagli oggetti". Ecco allora che il messaggio di Platone si rivela ancora una volta di straordinaria attualità. In primo luogo perché il fondatore dell'Accademia ebbe a vivere un'analoga congerie di mutamenti con il passaggio dalla cultura dell'oralità alla cultura della scrittura. "La cultura dell'oralità - ha ricordato Reale - era sostanzialmente basata sulla memorizzazione dei poemi omerici, che costituivano una sorta di enciclopedia del sapere universale. Il primo evento rivoluzionario si verificò con Talete, che suggerì di non pensare per immagini ma per concetti" . Era un modo di elaborare le argomentazioni che capovolgeva i capisaldi dell'educazione giovanile, quindi l'intera tradizione ellenica e l'apparato statuale su cui si reggeva la grecità. Naturalmente questa strada fu intrapresa in seguito da Socrate e, ancor più da Platone, noto anche per aver operato quella "seconda navigazione" che l'avrebbe condotto alla scoperta della dimensione del soprasensibile. Nella "Repubblica", Platone va al cuore del problema affrontando il tema dell'educazione del "nuovo uomo", che nutre la sua anima non con la poesia bensì con la filosofia. È celebre la disquisizione platonica sul valore negativo dell'arte e degli artisti, capaci soltanto di imitare le cose, che già a loro volta sono "copia delle idee". Nel "Simposio", il testo platonico oggi più letto nel mondo, troviamo "una delle più belle definizioni di eros che la ragione abbia dato". L'amore è forza che "dà le ali" per elevarsi alle supreme vette della scienza. Ma non è mai disgiunta dalla volontà di comprendere, di impegnarsi e di proseguire ininterrottamente nella ricerca della verità.