![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 GENNAIO 2002 |
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«L'eclettico
è un filosofo che si mette sotto i piedi i pregiudizi, la tradizione,
l'antichità, il consenso universale, l'autorità, vale a dire tutto ciò che
soggioga gli spiriti. Egli ha il
coraggio di pensare in prima persona, di risalire ai principi generali più
chiari, di esaminarli e discuterli, non ammettendo nulla se non in base alla
testimonianza della sua esperienza e della sua ragione. Riesce così a fare di tutte le filosofie,
che ha analizzato senza riguardi e senza parzialità, una sua propria,
particolare e domestica filosofia».
Questa
definizione, afferma l'autore di questo studio, è forse la migliore descrizione
che Diderot abbia dato del suo comportamento in quanto filosofo. Essa ha a che fare da un lato con le tappe
della formazione di Diderot e dall'altro con la genesi della sua filosofia
enciclopedica e del suo pensiero critico.
Quintili
("La pensée critique de Diderot. Matérialisme, science et poésie à l'áge de
l'Encyclopédie 1742-1782», Honoré Champion, Parigi 2001, pagg. 568, euro 91,25)
ricostruisce in modo analitico sia la genesi sia la struttura di una filosofia
che non volle mai essere un sistema e venne costruita con lentezza e con
straordinaria tenacia da un grande filosofo "multilaterale" che è
stato paragonato a un ragno al centro della sua tela, attento a tutte le
vibrazioni dei fili immateriali che aveva teso attraverso la Francia,
sensibile a ogni piccolo soffio che provenisse da un qualunque ambito della
società e della cultura.
Il
libro di Quintili esce in una prestigiosa collana di studi sul secolo XVIII
(diretta da Raymond Trousson e Antony McKenna) che ha ora superato la soglia
dei sessanta volumi. Ha lo stile e
l'andamento (un po' monumentale) che è tipico delle tesi di dottorato
francesi. E' fortemente strutturato, è
provvisto - oltre che di una ricca bibliografia - di un indice dei nomi (che in
Francia è una vera rarità) e di un utilissimo indice degli argomenti, dà ampio
spazio alle teorie di molti fra i contemporanei di Diderot, si ferma a
chiarire e a spiegare. Un solo esempio:
prima di iniziare l'analisi della Lettre
sur les aveugles, dedica una
ventina di pagine alle teorie della visione tra Kepler e Buffon.
Questa ricchezza di
riferimenti ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. I primi sono immediatamente
evidenti, i secondi hanno a che fare con il pericolo di una certa dispersione e
con una inevitabile arbitrarietà delle scelte. Quintili, che definisce la filosofia di Diderot come un
«trascendentalismo biologico» e che si serve, in riferimento alla sua filosofia
morale e politica, del «pragmatismo trascendentale», pone il rapporto
Diderot-Kant al centro del suo libro. Francis Bacon occupa nel contesto della
trattazione il posto che gli spetta, ma
i due soli (e del tutto occasionali) riferimenti a Leibniz valgono a documentare
la difficoltà delle scelte di cui parlavo sopra.
Prima
di Kant, afferma Quintili, Diderot sviluppa un criticismo originale che investe
tutti i domini dell'esistenza storica dell'uomo: tutti i saperi e tutte le
pratiche - scienza, morale, diritto, politica, arte - vengono analizzate nei
loro contenuti, nei loro movimenti interni e, soprattutto, nelle loro
«condizioni di possibilità». Anche per
la sua scrittura che trascorre dal dialogo agli aforismi, alla critica estetica
e letteraria, alla storia, al saggio, al romanzo, Diderot appare a Quintili «un
modello per il pensiero critico contemporaneo» e un «rappresentante del
pensiero dialettico contemporaneo».
Si può concordare o meno con queste affermazioni, ma si deve comunque prendere atto del fatto che disponiamo ora di una nuova, ampia e importante monografia sul maggiore filosofo dell'Illuminismo. Quando mi misi (con giovanile incoscienza) a tradurre in italiano Diderot, alla fine degli anni Cinquanta, non era ancora uscito il libro di Paolo Casini e avevamo come unico punto di riferimento "nazionale" il libro di Franco Venturi (che risaliva agli anni Trenta). Oggi la situazione è tanto cambiata che posso permettermi di segnalare all'autore (che ha elegantemente trattato anche del tema della condizione femminile in Diderot) un saggio assai bello, pubblicato da Mirella Brini Savorelli nel 1995 sulla «Rivista di Filosofia» e intitolato Denis Diderot e la "differenza".