![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 GENNAIO 2002 |
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Il filosofo è morto ieri negli Stati
Uniti. Tra le figure più significative del dibattito politico, introdusse in
ambito accademico la proposta libertaria favorevole al mercato
capitalistico. Divenne docente ad Harvard
a soli trent'anni
Dopo anni di sofferenze per
un tumore allo stomaco che gli era stato diagnosticato nel 1994, è morto
ieri mattina a 63 anni il filosofo Robert Nozick, certamente una tra le
intelligenze più brillanti del Novecento ed autore di libri che hanno fatto
molto discutere filosofi e scienziati sociali.
Tradotto in moltissime
lingue, pluripremiato e fin dagli anni Settanta oggetto di un numero
sorprendente di monografie, Nozick volle per tutta la sua esistenza essere un
filosofo a tutto tondo. Giunto in cattedra a Harvard (l'università più
prestigiosa d'America e, quindi, del mondo) a soli trent'anni, per decenni si
occupò instancabilmente di epistemologia, metafisica, logica, etica. E' sufficiente sfogliare i suoi testi più
voluminosi (da Spiegazioni filosofiche, del
1981, all'ultimo Invariances, uscito
lo scorso anno) per imbattersi in questioni molto complesse e della più varia
natura, che egli cercava di sbrogliare grazie ad un uso raffinato di quella sua
straordinaria tecnica filosofica appresa
alla scuola di Carl Hempel, a Princeton.
«STELLA» DELLA CULTURA
Ma il suo nome,: c'è da scommetterlo, resterà per sempre legato
soprattutto al primo volume (Anarchia,
Stato e utopia, del 1974) e alla proposta filosofica libertaria,
decisamente favorevole al mercato capitalistico, che quel libro ebbe il merito
storico di rilanciare all'interno del mondo accademica. E' stato quel volume, in effetti, a fare di
Nozick un autore riconosciuto universalmente e a trasformarlo, a soli
trent'anni, in una vera «stella» della cultura statunitense.
Quel libro, non c'è che dire,
è uno tra i più brillanti degli ultimi cinquant'anni. Ma come Nozick stesso
ammise, fu l'incontro con Murray N. Rothbard che fece comprendere a questo
giovane intellettuale americano (allora su posizioni politiche genericamente
di sinistra) quanto fosse originale e «sovversiva» l'idea che gli uomini hanno
diritti naturali inviolabili, che tali diritti rappresentano un vincolo che
nessuno (neppure lo Stato, quindi) può in alcun modo violare.
Nozick ebbe l'intelligenza
di avvertire quanto erano solidi tali argomenti e seppe costruire, partendo
da lì, un libro non privo di fascino e ricco di analisi sorprendenti.
Grazie a Rothbard anche
avvalendosi del lettura di Ayn Rand e Lysder Spooner - alla fine degli anni
Sessanta e all'inizio degli anni Settanta Nozick riesce ad impossessarsi di
una teoria che, proprio in quel periodo, sta attirando a sé alcuni tra i
giovani più brillanti: prospettando un ordine sociale capitalistico in cui il
peso dello Stato sia minimizzato o, addirittura, eliminato. Quando esce quindi Anarchia, Stato e utopia quell'insieme di teorie e di speranze trova
dunque una sua formalizzazione «accademica» che fa di Nozick stesso il naturale
antagonista di John Rawls, filosofo principe della sinistra liberal ed anch'egli
professore a Harvard.
Oggi
sappiamo come Nozick non sia stato di certo l'autore più importante del
pensiero libertario, e da più parti si riconosce come le opere di Rothbard
(scomparso anch'egli prematuramente, nel 1995, siano tanto più originali,
complete, coerenti. In questo senso
l'identificazione di Nozick con il libertarismo è stata per lo più il frutto di
una semplificazione, come Nicola Iannello ha mostrato in un suo saggio su Biblioteca della Libertà, in cui i
limiti dello Stato minimo nozickiani sono evidenziati con acutezza.
SENZA COLORE
Eppure
forse nessuno, negli ultimi trent'anni, più di Nozick ha contribuito a dare
ospitalità alle tesi libertarie nell'universo rarefatto e benpensante delle università
americane: in quel mondo da cui provengono - da tempo - le più influenti mode
culturali che periodicamente invadono l'Europa stessa.
Negli
anni successivi ad Anarchia, Stato e utopia l'originario libertarismo parve talora scolorirsi.
In
La vita pensata (1989), in particolare,
vi sono pagine che segnalano un netto distacco dalle sue tesi giovanili. Anche se poi, negli ultimi anni, di nuovo
egli tornò a riconoscersi anti-statalista.
Ad ogni modo, come Sergio Ricossa giustamente rilevò nella sua prefazione all'edizione italiana del volume del 1974, Nozick ha avuto il merito - con quel suo primo libro - di portare un duro colpo alle tesi dei socialisti e degli ugualitaristi di ogni colore: ne mostrò la pochezza morale e l'inconsistenza logica. Di questo dovremo essergli sempre riconoscenti.