![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 GENNAIO 2002 |
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Rorty e la fede su "Reset"
Dire che la
religione dovrebbe diventare una faccenda privata significa dire che i credenti
hanno il diritto, per alcuni scopi,... di disconnettere le loro affermazioni
dalle rete delle inferenze socialmente accettabili, le quali forniscono proprio
le giustificazioni di tali affermazioni, e che tirano le conseguenze pratiche
dell'averle fatte. Vattimo mi pare tenda a questa religione privata quando
descrive la laicizzazione della cultura europea come la realizzazione della
promessa dell'Incarnazione, considerata come kenosis, cioè di Dio che cede
tutto agli uomini, a noi. Quanto più l'Occidente diventa laico e meno
ierocratico, tanto meglio si realizza la promessa del Vangelo che Dio non ci
vedrà più come servi, ma come amici. "L'essenza della rivelazione
(cristiana)" dice Vattimo "è ridotta agli atti di carità, mentre
tutto il resto è lasciato al carattere non-definitivo di esperienze storiche
diverse".
Questa
interpretazione dell'essenza del cristianesimo - in cui il tentativo di Dio di
auto-svuotarsi e quello dell'uomo di pensare all'amore come alla sola legge
rappresentano due facce della stessa medaglia - permette a Vattimo di vedere
tutti i grandi smascheratori dell'Occidente, da Copernico e Newton a Darwin,
Nietzsche e Freud, come artefici e realizzatori di opere d'amore. Questi
uomini sono stati, per dirla con le sue parole, "capaci di leggere i segni
del tempo con nessun'altra dotazione, se non il comandamento dell'amore".
Essi sono stati seguaci di Cristo, nel senso che "Cristo stesso è stato
uno smascheratore, e lo... smascheramento da lui inaugurato... è il senso della
storia della salvezza stessa".
Chiedere se
questa sia una versione "legittima" o "valida" del
cattolicesimo, o del cristianesimo, equivarrebbe a porre proprio la domanda
sbagliata. Il concetto di "legittimità" non è applicabile a ciò che
Vattimo, o qualsiasi altro di noi, fa nella propria solitudine. Cercare di
applicare tale concetto significa implicare che non si ha il diritto di andare
in chiesa per i matrimoni e i battesimi e i funerali degli amici e dei
conoscenti, a meno di non riconoscere all'autorità ecclesiastica il diritto di
decidere chi conta come cristiano e chi no, o il diritto di definirsi ebreo a meno
di non compiere un rituale piuttosto che un altro.
Posso
sintetizzare la linea di pensiero che condivido con Vattimo nel modo che segue:
la battaglia del XIX secolo tra religione e scienza è stata una battaglia tra
le istituzioni per la supremazia culturale. È stata una buona cosa per entrambe
che sia stata la scienza a vincere la battaglia, dal momento che la verità e la
conoscenza sono materia di cooperazione sociale, e la scienza ci dà i mezzi di
portare avanti progetti di cooperazione sociali migliori di prima. Se la verità
è ciò che si vuole, la congiunzione tra la scienza ed il buon senso di ogni
giorno è tutto ciò che serve. Ma se si vuole qualcosa di diverso dalla verità,
allora una religione che sia stata tolta dall'arena epistemica, una religione
che trovi non interessante la questione del teismo contro l'ateismo, può essere
proprio quello che serve alla vostra solitudine.
Può essere,
ma può anche non essere. Esiste ancora una grande differenza tra le persone
come me e le persone come Vattimo. Considerando che lui è stato cresciuto come
cattolico, e che io sono stato cresciuto senza alcuna religione, questo non è
un fatto sorprendente. Solo se si pensa che gli intensi desideri religiosi sono
in un certo senso pre-culturali e "fondamentali per la natura umana"
si sarà riluttanti a lasciare la questione in questi termini - si sarà
riluttanti a "privatizzare" completamente la religione, lasciandola
ondeggiare libera dall'esigenza di universalità.
Ma se si
abbandona l'idea che l'esigenza di verità o l'esigenza di Dio siano fortemente
radicate in tutti gli organismi umani, e si ammette che entrambe sono materia
che riguarda la formazione culturale, allora tale "privatizzazione"
apparirà naturale e appropriata. Le persone come Vattimo smetteranno di pensare
che la mia mancanza di sentimento religioso sia un segno di volgarità, e le
persone come me smetteranno di pensare che il suo possesso di tale sentimento
sia un segno di codardia. Tutti e due possiamo citare I Corinzi I,13 a sostegno
del nostro rifiuto di addentrarci in spiegazioni sgradevoli.
Le
differenze tra me e Vattimo si riducono al fatto che Vattimo considera sacro
qualcosa che è passato, mentre la mia idea del sacro può risiedere solo in un
futuro ideale. Vattimo pensa che la decisione di Dio di trasformarsi da nostro
padrone in nostro amico sia l'evento passato decisivo da cui dipendono i nostri
sforzi attuali. Il suo senso del sacro è legato al ricordo di quell'evento. Il
mio senso del sacro, nella misura in cui lo possiedo, è legato alla speranza
che un giorno, in un qualsiasi millennio, i miei remoti discendenti vivranno in
una civiltà globale in cui l'amore riuscirà ad essere la sola legge. In una
tale società, la comunicazione sarebbe svincolata dal dominio, le classi e le
caste sarebbero ignote, la gerarchia una faccenda di convenienza pragmatica e
temporanea, ed il potere sarebbe interamente a disposizione del libero accordo
di un elettorato colto e civile.
Non so davvero come possa instaurarsi una società del genere. Si tratta, si potrebbe dire, di un mistero. Questo mistero, come quello dell'Incarnazione, riguarda la nascita di un genere di amore che sia gentile, paziente, e capace di sopportare tutto. I Corinzi I,13 è un testo ugualmente utile sia per i credenti come Vattimo, il cui senso di quello che trascende la nostra condizione presente è legato ad un senso di dipendenza, sia per i non credenti come me, per i quali questo senso consiste semplicemente nella speranza in un futuro migliore per l'umanità.