RASSEGNA STAMPA

22 GENNAIO 2002
SALVATORE VECA
Due lezioni che restano fondamentali

Circa vent'anni fa, nell'ottobre 1984, avevo proposto una definizione di Bobbio nello stile di quei lessici dei filosofi famosi che circolavano allora a Cambridge e a Oxford.  Nella mia proposta Norberto Bobbio diventava un «bobbio» e la definizione era più o meno la seguente: canna da pesca di tipo particolare che, utilizzando come esca l'aggettivo "quale", cattura prede dei tipo "democrazia","socialismo" e Dio sa che altro.  Ricorrendo a un impiego discreto del «bobbio», la mia idea era quella di definire i tratti salienti di una prospettiva di valore politico che, nell'ambito della sinistra, derivava i suoi esiti più importanti dalla tensione essenziale fra liberalismo e socialismo.  Era questa, dopo tutto, una tensione che alcune lezioni di filosofia politica di Bobbio ci avevano insegnato a prendere sul serio.  Ed erano in quel caso almeno due le lezioni che avevo in mente, scrivendo il testo della relazione che avrei presentato al Convegno torinese per i settantacinque anni del filosofo.  La prima è quella esemplificata dai saggi raccolti in Politica e cultura, la cui prima edizione è del 1954.  La seconda coincide con Quale socialismo?  Discussione di un'alternativa del 1976.

Scorrendo i vecchi appunti presi alla prima lezione, osservo che essi mettono a fuoco la priorità delle libertà fondamentali delle persone, rispetto a qualsiasi altro principio o valore politico, importante quanto si vuole.  Passando agli altri appunti, quelli presi alla seconda lezione, direi in due parole che essi pongono l'accento sulla fallacia del marxismo come teoria  politica o meglio come teoria delle istituzioni politiche e, quindi, sulla necessità che una prospettiva socialista in una società aperta sia incentrata sulla priorità della democrazia e, soprattutto, sia limpidamente coerente con quanto richiesto da tale priorità.  Ricordo che quell'accettazione fu all'origine e al centro di una lunga controversia nella cultura politica dei maggiori partiti di sinistra italiani. Se ora mettiamo assieme l'esito stenografico degli appunti, possiamo dire che quelle lezioni ci avevano insegnato che l'identità di una proposta politica di sinistra doveva necessariamente muovere dalla duplice accettazione della priorità liberale delle libertà fondamentali e della priorità democratica del metodo della scelta collettiva.  E possiamo a questo punto mettere in chiaro

una possibile conclusione, tratta dagli appunti delle due lezioni, dicendo più o meno così: per una sinistra che mirasse alla virtù della coerenza politica, la duplice accettazione era la prima mossa da fare.  Si poteva naturalmente discutere su che cosa fosse meglio seguisse alla prima mossa.  Ma la prima mossa era e restava un passo obbligato per chiunque, sostenendo e offrendo ad altri una prospettiva politica di sinistra, mirasse a guadagnare consenso democratico nei confronti di una politica di riforma sociale.
inizio pagina
vedi anche
Tracce biografiche