RASSEGNA STAMPA

17 GENNAIO 2002
FIORENZO FACCHINI
L'homo erectus? Era un creativo

Ha fatto scalpore il ritrovamento in Sudafrica di reperti paleolitici con incisioni astratte. Ma non è una novità

L'attività simbolica è una costante del comportamento umano, già dall'era in cui si manifestava nelle risposte tecnologiche ai bisogni materiali

Ha avuto una certa enfasi sulla stampa la notizia data dalla rivista Science sul rinvenimento, nel Sudafrica, di due frammenti di ocra rossa che portano incisioni a carattere geometrico, non bene interpretabili, risalenti alla Età media della Pietra (77.000 anni fa con il metodo della termoluminescenza). Questi documenti attesterebbero l'emergenza di un comportamento umano moderno, caratterizzato dall'attività astrattiva simbolica, in epoca precedente alle più antiche documentazioni di arte figurativa in Europa, riferite alla forma moderna di Homo sapiens (circa 35.000 anni fa). A tale epoca risalgono infatti le statuette femminili (o "Veneri") aurignaziane, e anche l'immagine antropomorfa dipinta su una pietra recentemente segnalata nella grotta di Fumane, nel Veronese, a loro volta più antiche dell'arte parietale delle grotte dei Pirenei e della Francia occidentale del periodo maddaleniano (15-18.000 anni fa).

Questo scalpore non appare giustificato se non nell'ottica di quelli che riconoscono il pensiero simbolico soltanto in presenza dell'arte o di sepolture intenzionali e quindi lo ritengono esclusivo di Homo sapiens nella sua espressione moderna o neandertaliana. Ma questo modo di vedere è decisamente riduttivo. Anche le espressioni tecnologiche dell'uomo, rivelando progettualità e capacità innovative nel contesto di vita, possono avere un valore astrattivo e simbolico, perché hanno un significato che va oltre l'uso dello strumento, rimandano ad altro.

Nell'ermeneutica di alcuni studiosi moderni (Cassirer, Ricoeur, Ries, ecc.) i prodotti dell'attività umana, come tutta la realtà, possono assumere un significato, una pregnanza simbolica. In questa concezione l'attitudine simbolica può essere riconosciuta anche nei prodotti della tecnica strumentale e abitativa dell'uomo preistorico. È quello che andiamo sostenendo per il simbolismo dell'uomo preistorico, per le cui espressioni culturali di ordine materiale abbiamo proposto di parlare di "simbolismo funzionale", mentre si può parlare di "simbolismo sociale", per il linguaggio e la comunicazione sociale, e di "simbolismo spirituale" per l'arte e la religione.

Secondo questo modo di vedere la capacità di simbolizzazione appare quindi molto più antica di quanto ce la rivelino le espressioni artistiche di Homo sapiens del Paleolitico superiore o le inumazioni praticate dai Neandertaliani.

Vero è che scoperte recenti, anche prima di quella segnalata in questi giorni in Sudafrica, portano sempre più indietro nel tempo anche le espressioni del simbolismo spirituale, quasi a riprova di quanto sosteniamo.

Nel giacimento di Tata in Ungheria, è stato trovato un manufatto di epoca musteriana, colorato in ocra rossa, ricavato da una lamella di molare di mammuth e risalente a un'epoca tra 100.000 e 50.000 anni fa. Alcuni bifacciali acheuleani del Paleolitico inferiore trovati a Norfolk (Gran Bretagna) portano al centro un'impronta di gusci di molluschi. Almeno dall'inizio del Paleolitico medio sono ben documentati oggetti non utilitaristici (cristalli, minerali, fossili, sostanze organiche) che i Neandertaliani raccoglievano e conservavano. A Pech de l'Aze, in Francia, a un livello acheuleano, riferibile alla glaciazione del Riss (oltre 100.000 anni fa) è stato rinvenuto un frammento di costola di bovide che porta incisioni intenzionali. Una figurina femminile è stata scoperta a Berekhat, nel Golan in Israele, e risalirebbe a 250.000 anni fa. Ad epoca più antica risale un frammento di tibia di elefante trovato nel giacimento di Homo erectus a Bilzinsgleben, in Germania (400.000 anni fa), su cui sono incisi segni intenzionali di non facile identificazione. Per non parlare del "culto dei crani" con il Sinantropo e della presenza di ocra rossa in vari depositi anche molto antichi in Etiopia (1.500.000 anni fa) e nel secondo strato di Olduvai (oltre un milione di anni fa). Si ritiene che l'ocra fosse usata per segni a carattere simbolico o decorativo.

Limitare la capacità simbolica dell'uomo agli ultimi 100.000 anni, riconoscendola alla base del successo di Homo sapiens, sembra sempre meno fondato, alla luce dei frequenti rinvenimenti di reperti con contenuti simbolici di epoche più antiche, quando c'era Homo erectus, anche se la loro frammentarietà non consente di riconoscere sistemi simbolici di riferimento, come sembra di intravedere nelle manifestazioni spirituali di Homo sapiens di 30-40.000 anni fa.

Ogni volta che vengono alla luce reperti più antichi che fanno pensare ad attività concettuale, senza riferimento a bisogni di ordine materiale, alcuni studiosi parlano di inizio di attività simbolica che viene così retrodatata. In realtà la capacità astrattiva e simbolica è da ritenersi connaturale all'uomo e può riconoscersi nelle fasi più antiche dell'umanità anche nelle risposte tecnologiche ai bisogni materiali.

Le radici della simbolizzazione sono nella natura dell'uomo, nella sua capacità astrattiva, che può manifestarsi sia in interessi di tipo non utilitaristico, come si osserva nell'arte e nelle incisioni intenzionali praticate dall'uomo preistorico, sia nelle realizzazioni di ordine materiale utili alla sopravvivenza.
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Scienze Cognitive