![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 GENNAIO 2002 |
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Tradotta
in italiano la biografia intellettuale del filosofo tedesco scritta da Rubel
all'inizio del Novecento. E si scopre
che l'autore del «Capitale» infin dei conti non era marxista
Come Colombo, che partì per
le Indie e scoprì a sorpresa le Americhe, Maxmilien Rubel prese le mosse da
una critica arrabbiata della vulgata marxista e, strada facendo, scoprì a sua
volta un altro mondo: l'universo filosofico parallelo delle opere di Marx
lette (a sorpresa) in chiave anarchica, utopistico e un pò libertaria. Era un mondo di favola e, come tutte le
terre immaginarie, aveva forse il torto di non esistere, ma nondimeno era un
mondo perfetto, lindo e pinto, dove la ragione non generava mostri e il
comunismo, al riparo dalle tragedie storiche, ambasciatore di un'utopia che non
porta pena, figurava come un avatar della
filosofia morale. Comunismo non era
per Rubel il cancro moscovita, il Gulag, il sistema dei passaporti, lo sterminio
dei kulaki e il Ghepeu, ma la parola di passo per accedere alle meraviglie del
«socialismo etico», dell'utopia d'un mondo senza stato.
Maximilien Rubel, ebreo, era
nato nel 1905 a Czemowitz, la «piccola Vienna» dell'AustriaUngheria. Trasformato in cittadino romeno dal crollo dell'impero,
s'era trasferito saggiamente a Parigi nel 1931, quando l'antisemitismo aveva
cominciato a farsi minaccioso e a perdere quel suo aspetto involontariamente
comico, da «socialismo degl'imbecilli», come lo canzonavano a Vienna in anni
più felici.
A Parigi Rubel avrebbe curato
in futuro l'edizione di Marx per la «Bibhothèque de la Pléiade» di Gallimard e
scritto saggi belli e imprevedibili di storia del marxismo, tra i quali spicca
la sua tesi di laurea, in seguito più volte ampliata e riscritta: una biografia
intellettuale del padre fondatore, Karl Marx recentemente tradotta dalle Edizioni
Colibrì di Milano (Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prolegomeni per una sociologia etica, pagg.
612, lire 48mila). Ma quando giunse a
Parigi dalla Romania, nei primi anni Trenta, Rubel ignorava ancora la sua
vocazione di favoliere del marxismo.
Bazzicava l'ambiente del comunismo di sinistra, antistatalista e gruppuscolare,
dove si davano convegno, intorno a giornaletti incerti tra l'erudizione e
l'agitazione, quanti si sentivano traditi e ingannati dal comunismo sovietico.