![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 GENNAIO 2002 |
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Nietzsche rinacque sotto il sole del Sud
Si diceva un
tempo: "La bandiera segue il commercio". Visione semplicistica
rispetto agli scambi culturali. Nella loro autonomia relativa, le culture non
arrivano necessariamente al seguito dei carri armati. L'indomani della rapida,
schiacciante vittoria del principe di Bismarck e del generale von Moltke contro
la Francia nel 1870 a Sedan, il giovane Nietzsche notava, nelle
Considerazioni inattuali , che "una grande vittoria è un grande
pericolo". Voce pressoché isolata e certamente "intempestiva",
Nietzsche metteva in guardia i suoi connazionali tedeschi contro la loro boria,
che troppo facilmente tendeva a scorgere nella vittoria militare anche il segno
di una supremazia culturale. Il valore della cultura francese, quella
tradizione che da Montaigne e Descartes attraverso Corneille e Racine
giunge, in nome della ragione classica, fino alla grande Encyclopédie ,
organizzata e promossa su scala europea dallo straordinario impresario
culturale che fu Denis Diderot, a giudizio di Nietzsche restava intatto e per
i tedeschi, legati al mito romantico dell'intuizione folgorante e fulminea,
irraggiungibile. Il libro di Giuliano Campioni (Les lectures françaises de
Nietzsche , Presses Universitaires de France, Paris 2001, pp. 296, euro 24) è
una precisa, severa conferma del giudizio di Nietzsche. Ciò che colpisce è che
Nietzsche non si sia fermato alla lettura dei classici francesi. Autori minori
e addirittura romanzieri popolari, testimoni d'un costume e di uno stile di
vita lontani dal mondo protestantico tedesco, avvicinano a poco a poco
Nietzsche al Mezzogiorno e al mondo latino, là dove "la vegetazione umana
è più forte" - un'osservazione socio-antropologica che torna con
insistenza in Stendhal e che viene allegramente mutuata da Nietzsche così
come, a piene mani, attinge da Ferdinand Brunetière senza peraltro citarlo
mai, né negli scritti né nell'epistolario. Con l'aiuto dell'amico e collega
Jacob Burckardt, Nietzsche scopre il Rinascimento e l'individualismo
mediterraneo. "Il carattere dell'uomo del Rinascimento - nota Campioni - è
tolto a prestito da Burckhardt. Il "talento sicuro di sé", tutto
basato sulla forza e l'abilità personali è ciò che caratterizza l'uomo
"individuale", frutto della concentrazione di tensioni e di energie
diffuse che s'affrontano nella società".
L'analisi di
Campioni scava però più a fondo. Scorgendo in Ernest Renan una sorta di
"antipodo" di Nietzsche, tanto apparentemente anomalo quanto
sostanzialmente necessario, Campioni ancora una volta, come già a proposito
degli scritti autobiografici e delle opere giovanili di Nietzsche, pubblicate
recentemente dall'Adelphi, dà prova di straordinario acume critico e di uno
sguardo complessivo che gli consente di delineare con sicurezza un interessante
capitolo di storia delle idee, mettendo in luce le misteriose migrazioni di
concetti e di interpretazioni da una cultura all'altra. Occupandosi dei libri
francesi letti da Nietzsche, in particolare fondandosi sulle annotazioni a
margine scritte di pugno dal filosofo, Campioni è in grado di documentarne
l'evoluzione formativa fino a chiarire la clamorosa rottura con Richard e
Cosima Wagner. Il giudizio di Nietzsche sull'opera italiana, tacciata di
"solitudine egoista", è radicalmente critico. Ne misconosce la grande
vocazione popolare, ma riflette piuttosto fedelmente l'atteggiamento di Wagner,
tanto da fargli ritenere, specialmente nella Nascita della tragedia dallo
spirito della musica, che lo stesso Rinascimento costituisca un modello
puramente negativo. Nietzsche, in questa prima fase di sviluppo del suo
pensiero, appare totalmente succube di Wagner, per il quale il Rinascimento non
ha niente da dire mentre egli tende a porsi in rapporto con la sequenza
Schiller-Goethe, Beethoven, Lutero, la tragedia greca, Shakespeare, Bismarck.
L'opera italiana resta solo come l'espressione più significativa della falsificazione, di tutti gli artifici mostruosi del melodramma, tesi a stordire i sensi e a eccitare la pura emotività. E' patetico che nel capitolo 19 della Nascita della tragedia, come uno scolaretto diligente, Nietzsche ripeta alla lettera gli acrimoniosi rimproveri all'opera contenuti fin dal 1871 nel pamphlet wagneriano Les finalités de l'Opera. Ma da ciò risulta anche più complesso e meritorio il lavoro di Campioni quando affronta il tortuoso cammino che doveva portare alla rottura fra i due. Non si tratta solo di una questione di dettaglio. E' in gioco la concezione di tutto un modo di ragionare e di vivere. Si tratta di scegliere o di far incontrare su un piano più alto lo "spirito francese", che Nietzsche trova mirabilmente espresso nel "metodo" cartesiano e nel "grande individuo" di Jacob Burckhardt, il collega basilese che gli avrebbe aperto gli occhi sul valore del Rinascimento, e la notte nibelungica, popolata dai fantasmi mitici della cupa civiltà teutonica. Renan, Taine, Stendhal, Bourget: le letture francesi non potevano non dare i loro frutti. Nel 1888, quando ormai il filosofo, ospite di una modesta pensione in via Carlo Alberto a Torino, era sull'orlo della follia, gli accade di scrivere: "E' venuto ormai, per me, il momento di tornare al mondo come Francese".