RASSEGNA STAMPA

5 GENNAIO 2002
LUCIANO CAGLIOTI
Italia e Usa, una «joint» per i ricercatori

In un workshop che si terrà il prossimo 10 gennaio a New York verranno discusse le basi per la collaborazione fra gli studiosi dei due Paesi - Il primo obiettivo è la realizzazione di un'«università dell'innovazione» al Sud

«Negli ultimi 50 anni ingenti investimenti pubblici e privati hanno permesso agli Usa di primeggiare nella maggior parte delle aree scientifico-tecnologiche.  Il succes­so della scienza statunitense ha le sue radici nella lungimiranza delle leadership politica e industriale, che hanno fornito grande supporto a questa causa.  Grazie a questo, alla straordinaria flessibilità e all'etica del lavoro volta ai risulta­ti, le istituzioni americane sono sta­te in grado per lungo tempo di attirare i migliori esperti da tutto il mondo, compresa l'Italia.  A loro volta questi esperti hanno contribuito massicciamente alla forza eco­nomica della nazione».

Queste parole si leggono nella presentazione dell"'Usa-Italy workshop, Scientific research, Academia and Business - A way for a new made in Italy", incontro che si svolgerà a New York il 10 gennaio presso il Consolato generale d'Italia.  L'appun­tamento, al quale presenzierà l'ambasciatore Aloisi, è organiz­zato dal Cnr, dalla Fondazione Foster (che raggruppa numerosi scienziati italiani operanti negli Usa e alcuni operanti in Italia), dalla Camera di commercio di Milano Promos (Usa), dalla Camera di commercio Italy-America, da Globus e Locus e da Telecom Italia Nord America.  Esso è il seguito ideale di due incontri, avvenuti a New York nel '97 e a Roma presso il Cnr nel '98, fra scienziati italiani attivi in Italia e nel mondo.

Lo scopo dell'incontro è quello di creare una rete di collaborazio­ne fra gli scienziati per svolgere formazione di esperti - alla base del successo scientifico - e per svolgere ricerca in comune per poi applicare in comune i risultati.  Ci si colloca dunque nella fascia della ricerca applicabile-applicata, proprio quella in cui gli scien­ziati-imprenditori che lavorano ne­gli Usa (quali Capasso, Crea, Fag­gin, Torresi, Ferrari, Zappacosta eccetera) hanno creato dei veri e propri imperi economici in settori di avanguardia come le biotecno­logie e le telecomunicazioni.  In altre parole, ci si propone di dare una risposta operativa alla domanda su come mai gli scienziati italiani, quando operano negli Stati Uniti, sono capaci di sviluppare magnifica scienza, non solo, ma

anche di applicare i risultati ottenuti, di creare imprese ad alta tecnologia, di produrre ricchezza e

posti di lavoro, mentre i loro colleghi, ugualmente preparati in discipline scientifiche, che si laureano nelle stesse università, se rimango­no in Italia restano fuori dal circuito scienza-impresa.

E questa è una situazione non solo italiana, ma anche europea, tant'è che viene definito "parados­so europeo" il fenomeno per il qua­le nel Vecchio Continente si realiz­za ottima scienza ma non la si trasferisce e non si riesce a conver­tirla in attività produttiva e in dena­ro. Proprio questa situazione è alla base dell'emigrazione intellettuale oltre Oceano.

La collaborazione che ci si pre­figge di realizzare si inserisce per­fettamente in un contesto, come quello attuale, di crescente globa­lizzazione.  La possibilità che si vuole sfruttare può essere una risposta anche all'emigrazione, che non avrebbe più senso di esistere, e che potrebbe essere sostituita da scambi fisiologici nei due sensi. Anche tenendo conto, occorre dire, del fatto che (in parte a se­guito degli incontri precedenti ai quali si è sopra accennato) in Ita­lia si è verificato un notevole mi­glioramento sia sotto il profilo normativo - mi riferisco alla li­bertà del ricercatore pubblico di promuovere e partecipare a impre­se sulla propria attività di ricerca - sia sotto quello operativo: stanno sorgendo le prime imprese dai risultati Cnr e-o universitari, con venture capital, e la mentalità sta rapidamente cambiando anche a livello di investitori.

L'obiettivo che ci si prefigge in que­sto incontro quindi è quello di creare un piccolo comita­to misto, che avrà il compito di identifi­care gli argomenti di frontiera su cui operare, di attivare la collaborazione, di pervenire alla creazione di un si­stema virtuale-reale basato su due poli, americano e italia­no, con una certa at­tenzione al Mediter­raneo.  Negli scam­bi di idee che si so­no avuti in questa fase preliminare, ci si è resi conto di come manchi in Italia una Università dell'innovazione", una sorta ­di "Bocconi tecnologica" sul modello del Mit o del Weitzmann. Una prima immediata azione potrebbe quindi essere quella di una sorta di progetto pilota di ricerca e formazione sulla società della conoscenza, da realizzare  nel Sud dell'Italia (si pensa all'Isu­fi di Lecce e al Cnr): azione impor­tante in sé, e punto di inizio concre­to per un progetto a largo raggio.
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vedi anche
Cultura-Impresa scientifica