![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 GENNAIO 2002 |
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E' il 22 dicembre 2001,
teatro di palazzo Madama: va in scena l'operetta «Il Presidente». Scenario: padellone metallico in stile Usa
come un'aureola sovrasta il testone d Presidente. Spicca la scritta: Consiglio dei Ministri - Il Presidente.
Il
primo ministro, attor comico ridente e soddisfatto illustra alla nazione le
grandi imprese che il governo del fare h realizzato nei suoi primi 220 giorni:
Bastonature ai giovani no-global, una giustizia più giusta per tutti i
lavoratori, con le vergognose leggi sul falso in bilancio, le rogatorie, il rientro dei capitali
sporchi, l'abolizione delle tasse di successone e donazione anche per i grossi
capitali, farsesco imbroglio sul mandato di estradizione europeo, alibi per riformare
la costituzione e ridurre l'indipendenza dell'odiata magistratura, un bel
regalo alle poche industrie italiane ad alta tecnologia, togliendo loro l'opportunità
di partecipare al progetto europeo Air Bus, una innovatrice riforma della
scuola che vuol ridurre ore e anni di insegnamento
e che non si preoccupa invece di
migliorare il trattamento economico e dare uno sviluppo di carriera ai docenti.
In compenso tanti progetti di
cementificare l'Italia dal Piemonte alla Sicilia, sotto la disinteressata guida
del ministro Lunardi. Ma non una parola
sull'università e la ricerca scientifica, non un accenno alle lettere e
richieste firmato dai ricercatori italiani, preoccupati per l'inevitabile
perdita di competitività in un campo in sempre più rapido sviluppo. Forse il nostro Presidente non sa che solo
Grecia, Portogallo e Spagna investono meno di noi in ricerca e sviluppo
(rispettivamente 0,5, 0,65 e 0,86% dal Pil contro l'1,03 dell'Italia e il 2%
della media dell'Unione Europea), che tutti i paesi industrializzati hanno
aumentato i loro investimenti fra il '90 e il '98, ad eccezione dell'Italia e
del Regno Unito (rispettivamente -1,6 e -0.6), e che il numero di ricercatori
per 1000 lavoratori è esattamente la metà in Italia rispetto a Francia,
Germania e Inghilterra. Inoltre il
numero di laureati all'anno è di 120000 contro i 400000 dei soliti tre grandi e
il numero di dottorati di 4000 contro 10000, e l'età media del docenti e
ricercatori universitari è fra i 50 e i 60 anni. La media in Europa, a
parità di popolazione e PIL si spendono 42 miliardi di euro, contro gli 11,5
miliardi dell'Italia.
Malgrado la scarsità di
risorse, la burocratizzazione di enti quali il Consiglio nazionale delle
Ricerche, che andrebbe riformato, ma non certo soppresso, come da qualche
parte si sente dire, l'efficienza dei ricercatori italiani è ancora buona, come
si può dedurre dal numero di pubblicazioni per 1000 ricercatori, dove l'Italia
si piazza al sesto posto in Europa, dietro a Austria, Olanda, Danimarca,
Belgio e Regno Unito, e dal numero di pubblicazioni fortemente citate dove
l'Italia si piazza al settimo posto, dietro a Olanda, Danimarca, Regno Unito,
Belgio, Austria e Svezia.
Secondo uno studio del Fondo
Monetario Internazionale citato da Paolo Sylos Labini, mezzo punto percentuale
in più del PIL per la ricerca genera un aumento della produzione del 7% in 10
anni e dell'11% in 20 anni. Perciò il
governo dovrebbe rendersi conto che la cultura e la ricerca sono fondamentali
per lo sviluppo del paese, e che i risultati non si hanno immediatamente, e
anche la ricerca pura, che sembra non avere applicazioni immediate può
rivelarsi poi estremamente importante.
Il risanamento dell'economia operato dai passati governi di centro
sinistra avrebbe reso possibile un aumento dei fondi per la ricerca, se
l'attuale classe politica avesse un po' più di lungimiranza. Un ulteriore incremento di fondi per la
ricerca si potrebbe anche avere dando la possibilità di destinare l'8 per mille
dell'Irpef specificatamente alla ricerca.
Un punto dolente nella
ricerca italiana è la scarsa comunicazione e collaborazione fra università e
industrie. Iniziative importanti per
migliorare questa collaborazione sono le Aree di ricerca. Ho conoscenza diretta dell'area di ricerca
di Trieste, che sorta una ventina di anni fa, è oggi in pieno sviluppo, e
ospita sia laboratori universitari che laboratori di numerose industrie,
favorendo una continua e proficua collaborazione. E' in atto un accordo di
cooperazione fra Austria, Italia e Slovenia e in programmi. l'estensione ad
altri paesi dell'Europa centro-orientale.
Ospita inoltre il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia. Questo Centro che ha dodici anni di vita è nato sotto l'egida dell'Onu, ha un secondo centro in India e New Delhi e una rete di centri affiliati in 30 dei 41 paesi membri. Le ricerche mirano soprattutto allo sviluppo dei paesi del terzo monto. Nell'area triestina si affrontano applicazioni dell'ingegneria genetica e delle biotecnologie a problemi della salute umana, quali Aids, virus del papilloma umano, epatiti virali, regolazione della replicazione del Dna e della suddivisione cellulare, genetica molecolare di gravi malattie. Le potenzialità umane e le strutture nazionali e quelle internazionali di cui l'Italia fa parte non mancano. Non permettiamo che si inaridiscano per colpa dell'ignoranza di chi ci governa.