![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 DICEMBRE 2001 |
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I numerosi libri divulgativi di Edoardo Boncinelli hanno una
finalità civile: far crescere una generazione di ricercatori meno assoggettata
alle ideologie
Edoardo Boncinelli,
"Prima lezione di biologia", Laterza, Roma-Bari 2001, pagg. 198,
L.15.000, 7,75;
Idem, "Genoma: il grande
libro della vita". Mondatori, Milano 2001,pagg.206,L.30.000, 15,49;
Idem, "Biologia dello
sviluppo", Carocci, Roma 2001, pagg. 288, L. 21.000, 10,85.
Il 2001 è
stato, sul piano editoriale, un anno prolifico per Edoardo Boncinelli. Il
fisico e biologo molecolare, che da novembre è direttore della Sissa di
Trieste, sta dimostrando una vena di scrittura particolarmente felice.
Soprattutto a livello divulgativo. Il volume sulla biologia della sviluppo è
una riedizione aggiornata, con tre nuovi capitoli, di cui uno sulla clonazione,
di un testo del 1994: a tutt'oggi si tratta del libro italiano più originale e
completo a livello introduttivo sulle basi genetiche e cellulari dello sviluppo.
Gli altri due sono esemplari di un tipo di divulgazione che in Italia è
abbastanza raro. Mentre sarebbe così necessario.
La Prima
lezione di biologia è un'introduzione essenziale ai concetti e alle teorie che
strutturano il sapere scientifico sul vivente: dalle macromolecole al
l'organismo, passando per la cellula (anzi la cellula nell'economia del libro
viene giustamente per prima), la definizione dei livelli di organizzazione del
vivente e i processi di sviluppo, fino alle popolazioni coinvolte nelle
dinamiche evolutive. Il libro sul genoma illustra le acquisizioni scaturite
dalle ricerche volte a localizzare e comprendere la funzione dei geni, a
ricostruire la sequenza di basi non solo dei geni funzionali ma dell'intero Dna
umano e a trarre da queste informazioni conoscenze e applicazioni rilevanti non
solo per la biologia, ma anche per la medicina.
Poiché, a
quanto pare, i libri e le conferenze di Boncinelli hanno successo, ci si può
cominciare a chiedere se esiste qualche chiave per decifrarne la formula. Si
tratta di testi che hanno chiaramente un intento didattico. E sul piano della
capacità di guidare un lettore o un ascoltatore attraverso le acquisizioni
conoscitive più recenti della ricerca biologica Boncinelli, probabilmente, non
ha rivali in Italia. La prosa è diretta e colloquiale, con un uso sobrio ed
efficace delle metafore. Ben poche le concessioni alle sofisticazioni, spesso
utili solo a creare cortine fumogene o agli autocompiacimenti. Insomma,
Boncinelli parla di ciò di cui si può parlare, e su cui la maggioranza dei
biologi è d'accordo. Evita giustamente i dettagli eccessivi, e spesso noiosi,
nonché problemi ancora poco definiti.
L'incedere
sicuro della scrittura, caratteristico di chi ha in qualche misura contribuito
a costruire l'edificio che va descrivendo - e il nome di Boncinelli è
internazionalmente noto per gli studi di genetica dello sviluppo - dà
autorevolezza al discorso; ma non scade mai nel paternalismo o nel didascalismo
professorale. Un paternalismo che traspare invece regolarmente dai libri che
vogliono indottrinare o che cercano di divulgare una biologia immaginaria,
utile soprattutto per allarmare sulle presunte minacce dei cibi transgenici e
della genetica applicata alla medicina. Questa biologia o biomedicina, costruita
sulla fantasia e spesso propagandata da sedicenti scienziati con le menti
annebbiate da pregiudizi politico-ideologici, è purtroppo ancora molto diffusa
in Italia. Tanto a sinistra quanto a destra.
Dai libri e
dagli interventi pubblici di Boncinelli traspare una dimensione
antropologico-civile anch'essa rara in Italia: il senso di autonomia di
pensiero dello scienziato. Il quale non è che, poiché si occupa di fatti, non
avverta una responsabilità etica e politica. Come diceva Jacques Monod,
l'impegno etico dello scienziato sta prima di tutto nell'aderire al postulato
dell'oggettività della conoscenza. E questa "etica della conoscenza"
implica quale dovere fondamentale nei riguardi dei colleghi e della società di
presentare sempre lo stato del sapere scientifico per come è, senza nascondere
né enfatizzare le incertezze o i rischi. I commenti di Boncinelli agli sviluppi
delle tecniche della clonazione o dei test genetici sono sempre intesi a
mostrare cosa sul piano scientifico e tecnico si può e non si può dire o fare.
Nonché a far capire come l'intento della ricerca, sull'impulso della naturale e
salutare ambizione umana a competere per primeggiare anche nel successo
scientifico, è quello di migliorare le conoscenze, e quindi di ridurre le
incertezze e i rischi.
I ritardi
politici e culturali dell'Italia per quanto riguarda la ricerca e la diffusione
del sapere scientifico dipendono anche dal fatto che non abbiamo un numero
sufficiente di scienziati come Boncinelli. I problemi della ricerca scientifica
in Italia sono certamente legati a un cronico disinteresse politico per le
dimensioni culturali ed economiche della scienza, ma la sottovalutazione delle
scienze e della tecnica in questo Paese sono probabilmente anche il risultato
di un sistema di potere politico-accademico che ha praticamente annullato ogni
competizione e selezione basata sul merito, e in tal senso non ha valorizzato
le personalità scientifiche con una effettiva indipendenza di pensiero e una
visione della scienza non culturalmente e politicamente succube. Una situazione
che ha impedito l'emergere in Italia di una comunità scientifica con un
effettivo peso politico. Che sia cosi, è testimoniato proprio dagli appelli ai
governi, alle parti politiche e alla società che sono proliferati negli ultimi
anni nel nostro Paese in difesa della libertà di ricerca e per un aumento dei
finanziamenti. Il ricorso ormai inflazionato agli appelli dimostra sia la
marginalità della scienza, sia che in Italia non esistono istituzioni veramente
rappresentative, autorevoli e attive nel promuovere il ruolo della scienza
nella società. Niente che sia anche lontanamente paragonabile a una Royal
Society, o a una National Academy of Sciences, o a una American (o British)
Association for the Advancement of Science. E basterebbe considerare l'azione
fondamentale svolta da queste organizzazioni negli ultimi anni per indirizzare
il mondo politico e la società in Gran Bretagna e negli Stati Uniti sulle
scelte più opportune per valorizzare la scienza e la tecnologia, per renderci
conto di cosa ci manca.
L'auspicio è che, anche grazie ai libri e agli interventi pubblici di Boncinelli, emerga finalmente anche in Italia una generazione di ricercatori in grado di riempire questo vuoto.