![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 DICEMBRE 2001 |
|
Nonostante
l'attuale periodo appaia tutto preso dai grandi avvenimenti del terrorismo e
della guerra, l'annuncio dell'esperimento di clonazione di un embrione umano dell'Advanced
cell technology, ha fatto tremare perfino Bush, il ministro tedesco e quello
francese della Ricerca scientifica, i Comitati di bioetica e l'opinione
pubblica mondiale. Gli autori del nuovo "traguardo" affermano che si
tratta di una clonazione unicamente terapeutica, non riproduttiva; limitata
cioè a produrre poche cellule staminali: quelle che contengono dei
"programmi" capaci di curare gravi malattie, consentendo così
all'uomo di prolungare la sua vita mortale. Ciò sarebbe perfettamente lecito e meritorio,
se non si trattasse invece di speciali cellule staminali: quelle più
"plastiche" e potenti, che si realizzano solo all'inizio della vita
embrionale. Con un complicato procedimento viene prodotto il clone, al solo
scopo di strumentalizzare quel gruppo di cellule (già in cammino per la
naturale destinazione di un nuovo individuo) al servizio di un altro essere
umano già sviluppato. Si verifica, quindi, quello che anche per la morale laica
di Kant dovrebbe evitarsi: mai un essere umano può diventare mezzo per un
fine, anche se nobilissimo. Pur di utilizzare le cellule embrionali, c'è chi
segue una via intermedia: non produrre embrioni per lo specifico scopo di
ricerca o di trapianto, ma sfruttare gli embrioni soprannumerari, quelli cioè
residui a seguito dei tentativi di procreazione assistita. La tesi appare a qualcuno
ragionevole: si preferisce l'utilizzo parziale di embrioni destinati altrimenti
alla distruzione (un po' come fece il Conte Ugolino, che ritenne di utilizzare
per sé le carni dei suoi figli). Si sostiene che in Gran Bretagna sono stati
distrutti 300mila embrioni prodotti nei sette anni precedenti. Tanti embrioni soprannumerari
non dovrebbero in realtà prodursi se la fecondazione assistita fosse eseguita
entro certi limiti, nella consapevolezza di trattare esseri umani viventi. Un
così elevato numero di embrioni viene prodotto non solo per avere ampie garanzie
di moltiplicare i tentativi di procreazione assistita, ma per averne a
disposizione anche ai fini della ricerca scientifica, per motivi terapeutici o
per scorta di organi. La scalata all'immortalità, che l'uomo ha sempre tentato
con la fantasia mitologica, con la metafisica o la religione, può avere ora una
certa base fisica anche attraverso la "medicina rigenerativa". Afferma
Anna Collier, docente di genetica e di biologia all'Università di Milano, che
«la clonazione terapeutica permetterà di trapiantare in pazienti vecchi delle
cellule giovani (…) e di rafforzare la negazione della morte come limite
invalicabile degli organismi viventi». E conclude che «la rigenerazione della
medicina del futuro (a differenza della generazione, per cui si dà origine a
una vita che si concluderà con la morte), grazie a un permanente rinnovamento
della vita, non immagina la fine, e dunque esclude l'idea della morte» («Il Manifesto»,
30 novembre 2001). Queste prospettive spiegano quanto rilevanti siano gli
interessi economici dietro le cosiddette conquiste scientifiche e la
concorrenza nella corsa alla brevettazione. Ma c'è di più: se infatti è
divenuto possibile produrre un embrione "clonato", la stessa tecnica
riproduttiva potrebbe essere usata non solo per le applicazioni terapeutiche,
ma per la formazione di una fotocopia della persona da cui l'embrione è tratto.
Si è arrivati cioè a caricare un fucile a lunga gittata, del quale prima o poi
qualcuno premerà il grilletto. Anzi è stato già premuto, secondo quanto
assicura il medico Zavos, del consorzio dei ricercatori che sta lavorando
intensamente per la realizzazione dell'uomo clonato. Ed i risultati sarebbero o
la possibile rinnovazione continua di uno stesso individuo (in contrasto con la
caratteristica della irripetibilità della persona umana, ed alterando l'equilibrato
ciclo della vita) oppure la produzione di cloni subumani, al totale servizio
degli altri. Queste prospettive trovano un'antica eco nei passi biblici (Genesi
2,3) sull'inviolabilità, non soltanto del più noto albero del bene e del male,
ma anche dell'albero della vita, posti solo questi due «nella parte più interna»
dell'Eden, al fine di vietare che l'uomo sia arbitro della legge morale, o
tenti la scalata a parvenze di immortalità in terra.
Nel mio
volume La fecondazione artificiale scrivevo nel 1961 che «il misoneismo per
principio è un atteggiamento odioso; lo Stato deve essere sensibile ai
mutamenti della coscienza sociale, ma ha nel contempo il dovere di
salvaguardare la dignità della persona, di rispettare quei fondamentali
princìpi morali che ispirano tradizionalmente il comportamento umano, di
vigilare prevedendo le conseguenze che possano progressivamente derivare da
innovazioni in modo superficiale chieste sia pure dalla maggioranza». Se invero
i valori essenziali per la persona umana e la collettività sono messi a
rischio, l'ordinamento ha il dovere di stabilire soglie invalicabili. Una di
queste soglie era stata individuata in Italia nel disegno di legge n. 4048
approvato dalla sola Camera dei deputati il 26 maggio 1999, che all'articolo 13
vietava «la produzione di embrioni umani a fini di ricerca» nonché «qualsiasi
sperimentazione su ciascun embrione umano», tranne quella «per finalità
esclusivamente terapeutiche
e
diagnostiche ad essa collegate volte a tutela della salute e allo sviluppo
dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative».
Ma la proposta non ha completato l'iter parlamentare, e oggi si riferiscono
alla clonazione solo alcuni provvedimenti ministeriali. Approvando quasi all'unanimità
la legge n. 145 del 28 marzo 2001, l'Italia ha però ratificato la Convenzione
internazionale sottoscritta ad Oviedo il 4 aprile 1997 dal Comitato dei
ministri degli Stati membri del Consiglio d'Europa, «sulla dignità dell'essere
umano rispetto all'utilizzazione della biologia e della medicina». L'articolo 1
del relativo Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998 (ratificato con la
stessa legge 145) «vieta qualsiasi intervento avente lo scopo di
creare un
essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano vivente o morto».
La clonazione è vietata anche dalla Risoluzione del 14 maggio 1997
dell'Organizzazione mondiale della Sanità, dalla direttiva europea 98/44/Ce
sulla «protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche», dal Parlamento
europeo con risoluzione del 7 settembre 2000, dai Comitati nazionali di
bioetica di molti Stati, e anche di quello italiano in data 21 marzo 1997.
L'Inghilterra, invece, non accetta che si vieti la creazione di embrioni al
solo fine di ricerca; per cui è facile prevedere "emigrazioni" per i
più vari interessi, anche economici. I ricercatori della clonazione hanno
dichiarato di essere «molto vicini» a realizzare l'uomo clonato «grazie a dieci
coppie volontarie e due laboratori segreti in cui lavorano in almeno un Paese»:
è quindi improcrastinabile non solo accogliere l'invito di Bush ad approvare
leggi che mettano al bando questi esperimenti nei laboratori sia pubblici che
privati, ma anche assicurare in concreto la loro osservanza.
*Vicepresidente emerito della Corte costituzionale