RASSEGNA STAMPA

14 DICEMBRE 2001
FEDERICO SANTOSUOSSO
Clonazione, un limite è necessario

Nonostante l'attuale periodo appaia tutto preso dai grandi avvenimenti del terrorismo e della guerra, l'annuncio dell'esperimento di clonazione di un embrione umano dell'Advanced cell technology, ha fatto tremare perfino Bush, il ministro tedesco e quello francese della Ricerca scientifica, i Comitati di bioetica e l'opinione pubblica mondiale. Gli autori del nuovo "traguardo" affermano che si tratta di una clonazione unicamente terapeutica, non riproduttiva; limitata cioè a produrre poche cellule staminali: quelle che contengono dei "programmi" capaci di curare gravi malattie, consentendo così all'uomo di prolungare la sua vita mortale. Ciò sarebbe perfettamente lecito e meritorio, se non si trattasse invece di speciali cellule staminali: quelle più "plastiche" e potenti, che si realizzano solo all'inizio della vita embrionale. Con un complicato procedimento viene prodotto il clone, al solo scopo di strumentalizzare quel gruppo di cellule (già in cammino per la naturale destinazione di un nuovo individuo) al servizio di un altro essere umano già sviluppato. Si verifica, quindi, quello che anche per la morale laica di Kant dovrebbe evitarsi: mai un essere umano può diventare mezzo per un fine, anche se nobilissimo. Pur di utilizzare le cellule embrionali, c'è chi segue una via intermedia: non produrre embrioni per lo specifico scopo di ricerca o di trapianto, ma sfruttare gli embrioni soprannumerari, quelli cioè residui a seguito dei tentativi di procreazione assistita. La tesi appare a qualcuno ragionevole: si preferisce l'utilizzo parziale di embrioni destinati altrimenti alla distruzione (un po' come fece il Conte Ugolino, che ritenne di utilizzare per sé le carni dei suoi figli). Si sostiene che in Gran Bretagna sono stati distrutti 300mila embrioni prodotti nei sette anni precedenti. Tanti embrioni soprannumerari non dovrebbero in realtà prodursi se la fecondazione assistita fosse eseguita entro certi limiti, nella consapevolezza di trattare esseri umani viventi. Un così elevato numero di embrioni viene prodotto non solo per avere ampie garanzie di moltiplicare i tentativi di procreazione assistita, ma per averne a disposizione anche ai fini della ricerca scientifica, per motivi terapeutici o per scorta di organi. La scalata all'immortalità, che l'uomo ha sempre tentato con la fantasia mitologica, con la metafisica o la religione, può avere ora una certa base fisica anche attraverso la "medicina rigenerativa". Afferma Anna Collier, docente di genetica e di biologia all'Università di Milano, che «la clonazione terapeutica permetterà di trapiantare in pazienti vecchi delle cellule giovani (…) e di rafforzare la negazione della morte come limite invalicabile degli organismi viventi». E conclude che «la rigenerazione della medicina del futuro (a differenza della generazione, per cui si dà origine a una vita che si concluderà con la morte), grazie a un permanente rinnovamento della vita, non immagina la fine, e dunque esclude l'idea della morte» («Il Manifesto», 30 novembre 2001). Queste prospettive spiegano quanto rilevanti siano gli interessi economici dietro le cosiddette conquiste scientifiche e la concorrenza nella corsa alla brevettazione. Ma c'è di più: se infatti è divenuto possibile produrre un embrione "clonato", la stessa tecnica riproduttiva potrebbe essere usata non solo per le applicazioni terapeutiche, ma per la formazione di una fotocopia della persona da cui l'embrione è tratto. Si è arrivati cioè a caricare un fucile a lunga gittata, del quale prima o poi qualcuno premerà il grilletto. Anzi è stato già premuto, secondo quanto assicura il medico Zavos, del consorzio dei ricercatori che sta lavorando intensamente per la realizzazione dell'uomo clonato. Ed i risultati sarebbero o la possibile rinnovazione continua di uno stesso individuo (in contrasto con la caratteristica della irripetibilità della persona umana, ed alterando l'equilibrato ciclo della vita) oppure la produzione di cloni subumani, al totale servizio degli altri. Queste prospettive trovano un'antica eco nei passi biblici (Genesi 2,3) sull'inviolabilità, non soltanto del più noto albero del bene e del male, ma anche dell'albero della vita, posti solo questi due «nella parte più interna» dell'Eden, al fine di vietare che l'uomo sia arbitro della legge morale, o tenti la scalata a parvenze di immortalità in terra.

Nel mio volume La fecondazione artificiale scrivevo nel 1961 che «il misoneismo per principio è un atteggiamento odioso; lo Stato deve essere sensibile ai mutamenti della coscienza sociale, ma ha nel contempo il dovere di salvaguardare la dignità della persona, di rispettare quei fondamentali princìpi morali che ispirano tradizionalmente il comportamento umano, di vigilare prevedendo le conseguenze che possano progressivamente derivare da innovazioni in modo superficiale chieste sia pure dalla maggioranza». Se invero i valori essenziali per la persona umana e la collettività sono messi a rischio, l'ordinamento ha il dovere di stabilire soglie invalicabili. Una di queste soglie era stata individuata in Italia nel disegno di legge n. 4048 approvato dalla sola Camera dei deputati il 26 maggio 1999, che all'articolo 13 vietava «la produzione di embrioni umani a fini di ricerca» nonché «qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano», tranne quella «per finalità esclusivamente terapeutiche

e diagnostiche ad essa collegate volte a tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative». Ma la proposta non ha completato l'iter parlamentare, e oggi si riferiscono alla clonazione solo alcuni provvedimenti ministeriali. Approvando quasi all'unanimità la legge n. 145 del 28 marzo 2001, l'Italia ha però ratificato la Convenzione internazionale sottoscritta ad Oviedo il 4 aprile 1997 dal Comitato dei ministri degli Stati membri del Consiglio d'Europa, «sulla dignità dell'essere umano rispetto all'utilizzazione della biologia e della medicina». L'articolo 1 del relativo Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998 (ratificato con la stessa legge 145) «vieta qualsiasi intervento avente lo scopo di

creare un essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano vivente o morto». La clonazione è vietata anche dalla Risoluzione del 14 maggio 1997 dell'Organizzazione mondiale della Sanità, dalla direttiva europea 98/44/Ce sulla «protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche», dal Parlamento europeo con risoluzione del 7 settembre 2000, dai Comitati nazionali di bioetica di molti Stati, e anche di quello italiano in data 21 marzo 1997. L'Inghilterra, invece, non accetta che si vieti la creazione di embrioni al solo fine di ricerca; per cui è facile prevedere "emigrazioni" per i più vari interessi, anche economici. I ricercatori della clonazione hanno dichiarato di essere «molto vicini» a realizzare l'uomo clonato «grazie a dieci coppie volontarie e due laboratori segreti in cui lavorano in almeno un Paese»: è quindi improcrastinabile non solo accogliere l'invito di Bush ad approvare leggi che mettano al bando questi esperimenti nei laboratori sia pubblici che privati, ma anche assicurare in concreto la loro osservanza.

*Vicepresidente emerito della Corte costituzionale
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