![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 DICEMBRE 2001 |
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Ramsey Riattualizzata da due studiosi
francesi la sua visione darwiniana della conoscenza
Jérôme Dokic, Pascal
Engel, «Ramsey, Vérité et succeés», Presses Universitaires de France, Paris
2001, pagg. 128, fr. 49, E 7,47
Fra i
molti straordinari talenti che fiorirono a Cambridge nella prima metà del
Novecento, Frank Plumpton Ramsey (1903-1930) è quello meno noto al grande
pubblico. Questo si deve certamente
alla prematura scomparsa, a soli 26 anni, che ci ha privato del frutto più
maturo della sue riflessioni, ma anche, e forse soprattutto, alla natura molto
specialistica di una ricerca tutta interna alle preoccupazioni di una
filosofia inevitabilmente rigorosa e per addetti ai lavori.
Ciononostante la qualità del pensiero di Ramsey non ha
nulla da invidiare a quella di Moore, Russell, Wittgenstein e Keynes,
tutti studiosi che intrattennero col loro più giovane interlocutore un dialogo
fecondo e pieno di rispetto. Basti
pensare che la speranza di poter discutere con
Ramsey fu una delle motivazioni addotte da Wittgenstein (notoriamente piuttosto
schizzinoso in
fatto di frequentazioni filosofiche) per giustificare il suo ritorno a
Cambridge.
Ramsey
ha apportato contributi alla filosofia, alla matematica e all'economia, in
settori quali la logica, la filosofia della scienza, la filosofia del
linguaggio, la teoria della probabilità, la teoria dei giochi e della
decisione. Tra questi possiamo in particolare ricordare in campo logico la sua
perspicace rilettura del Tractatus di
Wittgenstein, la revisione dell'approccio ai paradossi proposto da Russell e
Whitehead nei Principia Mathematica, con
la conseguente distinzione tra paradossi logici e semantici. In ambito epistemologico spiccano invece la
raffinata analisi degli enunciati contenenti entità teoriche (di grande rilievo
per la successiva indagine neopositivista, ma ancora oggi sfruttata in settori
quali la filosofia della mente e il dibattito sul riduzionismo), così come le
riflessioni sulla natura della credenza, della causalità, degli universali,
delle leggi e delle teorie scientifiche.
Di
fronte alla ricchezza di questi contributi, che dopo la pubblicazione degli
scritti postumi si sono rivelati meno eterogenei di guanto non possa apparire a
prima vista, e sorretti anzi da una riflessione sistematica, appare particolarmente
benvenuta l'iniziativa di due studiosi francesi, Jérôme Dokic e Pascal Engel di
dedicare un breve ma intenso libretto all'esposizione e alla valutazione in
termini di attualità teorica di una delle proposte più caratteristiche di
Ramsey, la teoria pragmatista secondo cui il contenuto (o le condizioni di
verità) di un credenza è determinato dalle "condizioni di successo"
delle azioni intraprese dall'agente.
Secondo
Dokic e Engel (noto quest'ultimo al pubblico italiano per la traduzione del suo
Filosofia e psicologia, Einaudi 1999,
recensito su queste pagine il 23 aprile 1999), questa teoria è stata in qualche
modo riscoperta una serie di autori, come Ruth Millican e Fred Dretske,
che, nell'ambito della cosiddetta "teleosemantica" hanno cercato di
fornire una teoria del contenuto delle credenze incentrata sulla loro funzione
biologica. In questo quadro, la
raffinata analisi di Ramsey permette a Dokic e Engel di valutare questo
approccio neodarwiniano, nel quale il contenuto si lega al ruolo svolto per
garantire la sopravvivenza dell'organismo, sullo sfondo di una più generale
strategia pragmatista, originale e in larga misura ignorata. Tale teoria, che mette in rilievo il
rapporto tra azione e conoscenza, non ha nulla a che vedere con molte attuali
versioni del pragmatismo, segnate da un atteggiamento "minimalista,
deflazionista, quietista", ma esprime piuttosto il desiderio di ordine
concettuale, un atteggiamento che ricorda Hume, e che mira a fornire una
giusta analisi di quelle nozioni (come verità, probabilità, credenza,
causalità, legge di natura) che sembrano implicare precise assunzioni sul
mondo, ma che sono invece il frutto delle nostre "proiezioni".
Il risultato è un testo stimolante originale che, al prezzo indubbiamente di certo tasso di densità teorica, ha il duplice merito di farci conoscere meglio un grande pensatore e di favorire la nostra comprensione di alcuni dei problemi filosofici più interessanti che ci pone oggi la riflessione sulla mente e sul linguaggio.