RASSEGNA STAMPA

24 NOVEMBRE 2001
FRANCA D'AGOSTINI
Il debutto di Hegel

Tre giorni di convegno internazionale all'università di Milano

La storia, secondo Nietzsche, dovrebbe insegnarci "per quali vie non si deve più andare", e va detto che siamo allievi poco ricettivi. Ma la storia della filosofia dovrebbe anche dirci per quali vie siamo già andati con profitto, quali soluzioni ci sono già state offerte e non è il caso di riprodurle con fatica. Questa seconda lezione è altrettanto dura da imparare, a quanto sembra. L'ambizione filosofica del rifare tutto da sé è spesso vivificata dall'ignoranza dei risultati della scienza, ma anche dall'ignoranza della filosofia del passato (Husserl ristabilì le premesse della filosofia trascendentale prima di accorgersi che l'aveva già fatto Kant; Foucault ripensò la dialettica dell'illuminismo, prima di rendersi conto che era già stata scritta un'opera al riguardo...).

Ma bisogna riconoscere che nel ripercorrere vie già battute si trovano paesaggi nuovi, mentre l'aspetto colpevolmente fuorviante dell'ignorare il passato si presenta non appena si fa un uso polemico della propria ignoranza, esercizio a lungo praticato nella ricezione novecentesca di Hegel (almeno tanto frequente quanto la polemica astratta e generica contro la scienza). Di qui proviene una esperienza tipica ancorché stravagante, nella valutazione della filosofia contemporanea: il notare quali e quanti motivi tipicamente hegeliani ispirino una ampia parte dell'anti-hegelismo novecentesco. E' un paradosso che era già facilmente osservabile in autori dell'Ottocento come Kierkegaard, Nietzsche, molti positivisti, e una certa tradizione vuole che ciò si debba alla natura intimamente inclusiva e dialettica (che in senso negativo significa: al tempo stesso totalizzante e contraddittoria) del pensiero hegeliano. Ma forse una spiegazione di più immediata intelligibilità, e che si adatta perfettamente all'anti-hegelismo novecentesco, è che questi fraintendimenti e misconoscimenti, a volte clamorosi (come nel caso di Popper, un anti-hegeliano con forti ragioni hegeliane, come è apparso subito chiaro, a partire da Lakatos), siano principalmente dovuti alla mancata ricezione delle ragioni e premesse dell'hegelismo. Si sa che Hegel fu il grande sistematico, il filosofo dello spirito assoluto, o il teorico della triade famigerata (ma era davvero disprezzabile? e lo era più di altre fesserie filosofiche?), ma non si ricorda più perché e da dove venissero queste scelte.

Ora è noto che le premesse e ragioni dell'hegelismo appaiono con chiarezza negli scritti jenesi, quando Hegel, trentenne, finalmente decise che avrebbe fatto il filosofo (in precedenza non aveva le idee del tutto chiare). Ha osservato Claudio Cesa: "chi è avvezzo alla secchezza asseverativa dei paragrafi dell'Enciclopedia trova qui tutt'altro tono: non che facciano difetto le perentorie dichiarazioni di principio né la violenza polemica, ma sottesa a entrambe vi è la cura di mettersi dal punto di vista dell'avversario". Negli scritti di Jena dunque Hegel presenta più argomentatamente le ragioni delle sue scelte, ed è all'Hegel di Jena che dobbiamo rivolgerci per capire le premesse del "sistema". Forse è anche all'Hegel di Jena che dobbiamo peraltro rivolgerci per capire le ragioni autentiche degli errori e delle debolezze dell'hegelismo. Tale convinzione (propria di interpreti di disparatissime tendenze), è stata rafforzata dalle riletture e rettifiche del pensiero di Hegel suscitate negli anni dalla progressiva valorizzazione degli inediti (soprattutto trascrizioni di corsi) e dalla maggiore accuratezza delle edizioni e delle traduzioni.

In questa prospettiva si giustifica e si preannuncia particolarmente interessante il convegno internazionale su "L'esordio pubblico di Hegel. Per il bicentenario della Differenzschrift" che si svolge all'Università di Milano-Bicocca (26-28 novembre), organizzato da Mario Cingoli con la collaborazione della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken, della Friedrich Shiller Universität di Jena, dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e del Goethe-Institut di Milano. Cade infatti quest'anno il bicentenario della prima opera pubblicata da Hegel, la Differenza tra i sistemi filosofici di Fichte e Schelling: un testo curioso, che esordisce con alcuni chiarimenti di grande attualità su quel che è e dovrebbe essere la filosofia, quindi prosegue illustrando le radici comuni e le differenze tra i sistemi dei due grandi idealisti, che erano allora in aperta polemica.

In quegli anni, Fiche e Schelling si combattevano a colpi di infiniti più o meno assoluti o presunti tali, e nessuno capiva bene in che cosa consistesse realmente il dissidio (forse non lo capivano neppure i contendenti). Hegel intervenne mettendo in chiaro la questione, e rivelando pubblicamente per la prima volta quel suo singolare stile capace di articolare rapidamente l'estrema empiricità delle immagini e l'altezza della considerazione astratta; uno stile filosofico del tutto nuovo, che trova espressione perfetta nella Fenomenologia dello spirito (esempio testuale: "se l'assoluto cade nell'acqua, diventa un pesce").

Al convegno sono previsti gli interventi di importanti studiosi come Walter Jäscke, Angelica Nuzzo, Tom Rockmore, Vincenzo Vitiello, Leo Lugarini, Marco Ivaldo, Hans Heinz Holz, Klaus Vieweg, Rossella Bonito-Oliva, Roberto Racinaro, Mario Ruggenini, Leonardo Samonà, Francesco Restaino e altri. I temi trattati spaziano su tutto l'ambito degli scritti jenesi, e specialmente su temi che segnalano l'evidente attualità di certe posizioni del giovane Hegel, per esempio, la questione del rapporto con Kant, la nozione di soggettività che va trasformandosi e rivedendosi profondamente in quegli anni, la nascita della dialettica e delle acquisizioni logiche dell'Hegel maturo, la razionalizzazione hegeliana del nichilismo, l'uso dello scetticismo e del platonismo, l'idea hegeliana di filosofia.
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