![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 NOVEMBRE 2001 |
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In Italia scienziati di primo piano, ma
un dibattito falsato. Ora ci vogliono grandi investimenti
La Spagna creerà un istituto solo per
studiare questi temi ritenendoli cruciali per lo sviluppo economico
I presidente George W. Bush
ha rivolto il suo primo discorso televisivo alla nazione il giorno giovedì 6
Agosto 2001, presentando la propria «sofferta» decisione sulle cellule
staminali. Non è un caso. Era passato giusto un anno dal discorso di
Bill Clinton (16 Agosto 2000) sulle opportunità di studio delle cellule staminali,
con la successiva pubblicazione (23 Agosto 2000) di linee guida che lasciavano
presagire una apertura per i ricercatori che avrebbero potuto godere di
finanziamento pubblici per derivare linee di cellule staminali embrionali da
embrioni criopreservati e non più richiesti dalle coppie che li avevano
prodotti ai fini di riproduzione assistita.
Il presidente Bush,
invertendo questa rotta, dichiarava che i danari pubblici per la ricerca sulle
staminali embrionali si potevano impiegare solo per studi su linee già
esistenti, quelle cioè
derivate da embrioni per i
quali il destino di vita o morte era già stato deciso. Valutava questa scelta come un buon
compromesso e per rafforzare questo concetto diceva che esistono già 60 linee
utili alla ricerca. Che si trattasse di
una esagerazione era evidente subito agli addetti ai lavori, al punto che
successivamente la cifra è stata ridimensionata a 25, delle quali solo alcune
danno garanzie di buona condotta in coltura.
La grande stampa italiana ha presentato questa situazione in modo del
tutto fuorviante: i grandi quotidiani (vedi Corsera e Repubblica del Venerdì
10 Agosto 2001) hanno infatti scritto che Bush dava il permesso di condurre
ricerche su linee cellulari di staminali embrionali derivate da embrioni
criopreservati per i quali i genitori avessero dato un assenso scritto di
utilizzo per ricerca. Bastava tradurre
le prime pagine dei grandi giornali americani per avere chiaro che Bush ha
detto che non darà mai un soldo per creare nuove linee che comportino l'utilizzo,
o la creazione, di altri embrioni. Da
qui sono scaturite situazioni da commedia di Ionesco, con interviste ai massimi
responsabili della sanità italiana su questa decisione, del tutto equivocata,
il che ha contribuito a rendere ancora più confuso il quadro di
riferimento. Vale la pena ora di tornare
a riflettere su queste decisioni, traendo vantaggio dal relativo periodo di
silenzio. E' chiaro che la decisone di Bush avrà importanti ricadute sulla
capacità di sviluppare conoscenza sulla biologia delle cellule staminali, in
senso negativo e limitativo, poiché nel complesso rallenta le possibilità di
ricerca e quindi di futura terapia. Bush
infatti dice che darà 250 milioni di dollari, ma per ricerche sulle cellule del
cordone ombelicale, della placenta e delle staminali derivate da adulti ed
animali, non dice affatto quanto darà al National Institute of Health per le
ricerche sulle linee di staminali embrionali; ancora peggio, non porta in
discussione la legge che permetterebbe al NIH di decidere in autonomia come
destinare quei (presumibilmente pochi) fondi, vuole mantenere il controllo su
queste decisioni.
Non si può dire che le cose
vadano meglio in Germania dove si è realizzata una spaccatura tra il
Presidente della repubblica ed il Ministro della Ricerca (contrari) da una
parte ed il Primo Ministro ed il Presidente del DFG (l'equivalente del nostro
CNR) a favore; dall'altra sul finanziamento delle ricerche e sull'impiego delle
staminali. Austria ed Irlanda si
trovano in questa stessa situazione che deriva dal fatto che in questi tre
paesi esiste una legge a protezione dell'embrione criopreservato (gran
paradosso: l'embrione in utero è meno protetto, ad esempio, in Germania, dove
si può abortire. La Francia affronterà
di petto il problema solo dopo la primavera 2002, dopo le presidenziali. La cattolicissima Spagna ed il Belgio hanno
già adottato una legislazione del tipo inglese (è permessa la ricerca sulle staminali
embrionali). Dell'Olanda, del
Portogallo e della Grecia non si conoscono ancora gli orientamenti, tutto
lascia prevedere però una apertura del quadro giuridico sul tipo di quello
inglese.
La situazione italiana merita
qualche considerazione che deve basarsi su due punti principali: primo, la comunità
scientifica italiana ha contribuito all'avanzamento delle conoscenze sulla
biologia delle cellule staminali con studi di rilevanza internazionale che le
hanno guadagnato un primato difficilmente contestabile; secondo, la nostra
società è stata capace di produrre un documento, il documento Dulbecco, di
altissimo livello culturale e scientifico, venuto subito dopo quello inglese
(documento Donaldson), grazie agli sforzi di una commissione ad hoc voluta dal
Ministro Umberto Veronesi. Il
documento Dulbecco ha avuto il grande merito di chiarire come solo un
investimento in ricerca sulle staminali potrà portare: a) alle tanto attese
applicazioni e, b) a delineare come sia possibile uscire dalla controversia
etica sull'impiego delle staminali embrionali grazie alla adozione della
tecnica del trasferimento nucleare non per creare nuovi embrioni (vedi
documento Donaldson) ma per riprogrammare geneticamente i nuclei somatici con
il loro trasferimento in citoplasti animali ed artificiali. Ora, di fronte ad una originale
impostazione, non si è ancora riusciti a dare il via ad un programma di ricerca
capace di investire qualche centinaio di miliardi di lire per ottenere una
ricchezza di risultati che non sono certo solo scientifici in senso stretto ma
che potrebbero giungere nel breve periodo ad essere tradotti in nuove vie
terapeutiche ed anche certamente in brevetti capaci di generare nuova
ricchezza, di tipo mercantile. Il problema è qui: non si riesce ad investire in
ricerca neppure di fronte allo scenario più promettente, in presenza del
capitale umano ed a fronte di un investimento irrisorio.
L'attuale governo aveva
promesso una particolare attenzione ai problemi della ricerca, con l'attuale
primo ministro pronto a ricevere, durante la campagna elettorale, una
delegazione
di scienziati e di promettere
loro «libertà», cioè fondi! E' probabile che ciò si debba anche al fatto, tra
gli altri, che il dibattito è rimasto nelle secche del confronto ideologico e
pregiudiziale, un dibattito falsato ed orbo.
Non si riesce a capire che solo la ricerca può portare fuori dalla
impostazione embrionale sì/embrionale no.
Eppure, l'Italia ha contratto
a livello internazionale doveri ben precisi sul tema delle cellule staminali
avendo firmato sia la dichiarazione di Annecy che quella dell'Unesco. La Fondazione Marcel Mérieux di Lione organizzò
in Annecy, nei giorni 21-23 di Giugno 2000, un incontro tra ricercatori,
eticisti e decisori politici, presieduta da Didier Montarras (chief cell
development all'istituto Pasteur di Parigi) sulla «scienza ed etica delle cellule
staminali». Subito dopo il convegno, in
Bordeaux nei giorni 24-25 Giugno, i ministri della ricerca dei paesi del G8
oltre a rappresentanti di Brasile, Cina, Messico e India, si sono incontrati
per stendere un protocollo di intesa che impegna tutti i firmatari a sostenere
fortemente le ricerche sulle cellule staminali e ad un lavoro di
armonizzazione delle legislazioni sulle cellule staminali. Chiarita la attuale
situazione, anche per non creare aspettative ed illusioni tra i tanti potenziali
pazienti, ribadendo che oggi si deve fare ricerca sulle cellule staminali,
niente altro che ricerca, vale la pena anche di ripetere con estrema chiarezza
che ciò che la comunità scientifica si attende dall'attuale governo è un
immediato e forte investimento economico nel settore con una estrema
trasparenza nella allocazione dei fondi, sull'esempio di quello che si
accinge a fare il primo ministro spagnolo con la creazione di un megaistituto
in Madrid dedito solo alle ricerche sulle cellule staminali, per il quale ha
indicato un maxiinvestimento, ritenendo questo campo uno dei settori cruciali
per lo sviluppo economico della Spagna!
Se si decide di rimanere nel campo delle controversie, tanto care al nostro mondo politico per cui i decisori politici dimenticano quale è il loro lavoro e si lanciano sulla base di ricordi filosofici liceali in diatribe sulla natura dell'embrione, beh, forse varrebbe la pena di ricordare loro di interpellare anche i giuristi più che i biologi (ai quali si chiede una giustificazione biologica, che non potrà mai venire, sui momenti della vita embrionale) i quali prima o poi si decideranno a dirci su quale base giurisprudenziale riconosciamo il diritto a creare embrioni in sovrannumero ad una coppia sterile (perché l'intento finale è buono? E' la procreazione?) ben sapendo che andranno distrutti, mentre non troviamo fondamenti giuridici per permettere ad un individuo sofferente di creare questi oociti ricostituiti (il cui stato di embrioni potrebbe essere messo in discussione sulla base di alcune considerazioni derivanti dalla loro incapacità naturale ad evolvere in feto e non essendo frutto della unione di uno spermatozoo e di un oocita, ben più simile ad una forma di espansione cellulare, per via asessuata, del paziente stesso) necessari per derivare cellule staminali utili al mantenimento della sua propria vita. A dire, ci diranno mai quali sono le basi giuridiche per suggerire, in uno stato laico, a livello sociale una norma restrittiva sulla creazione di oociti ricostituiti per un impiego terapeutico?