![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 NOVEMBRE 2001 |
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Nella Finanziaria la proposta di far
gestire gli Irccs dalle Fondazioni
Nessuna smentita da parte del
Ministero della Salute alle voci circolate in questi giorni sulla stampa che
annunciavano l'intenzione di privatizzare gli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico (Irccs) e i policlinici, ma neppure nessuna
conferma. Insomma su quella che può
diventare una questione centrale per il futuro della ricerca biomedica
italiana, nessuno sa niente. «Sulla questione - si limitano a spiegare dal
Lungotevere - non esiste nessun documento ufficiale. Tuttavia Sirchia ha più volte manifestato l'intenzione, come del
resto aveva già fatto il suo predecessore, di voler affidare la gestione dei
grandi ospedali e degli Irccs alle fondazioni». Ma il documento c'è eccome.
Cosi, tra una mancata smentita e una negata conferma, la seconda gamba
della ricerca biomedica pubblica italiana sta per essere consegnata nelle mani
dei privati. Si tratta in tutto di 16
ospedali tra i quali alcuni molto importanti come, per esempio, lo Spallanzani
di Roma, il San Matteo di Pavia, l'ospedale Maggiore di Milano. Il bilancio di
queste strutture si aggira intorno ai 4 mila miliardi che vengono ripartiti
nella ricerca soprattutto in campo tumorale, chirurgico (trapianti), neurologico,
ortopedico, e, principalmente lo Spallanzani di Roma, nel campo delle malattie
infettive, prima su tutte l'Aids.
Tutto è scritto nero su bianco in una proposta di emendamento
all'articolo 19 delle legge finanziaria che il Parlamento dovrà approvare entro
il mese di dicembre e che contiene la richiesta di una delega da affidare al
governo per la riforma degli Irccs di diritto pubblico. Una riforma che ha come cardine essenziale
la trasformazione degli istituti di ricerca in «fondazioni di rilievo nazionale
aperte alla partecipazione di soggetti privati e sottoposte alla vigilanza del
Ministero della Salute». Aprire gli
Irccs ai privati in questo modo significa toccare non solo la ricerca, ma anche
l'assistenza.
Ma che cosa dovrebbe cambiare?
«Mi auguro - ha detto Enrico Solcia, coordinatore del collegio dei direttori
scientifici degli Irccs - che le nuove fondazioni siano "no profit". Per il resto spero che si riesca ad introdurre nuovi meccanismi che rendano più
centrale il ruolo dei ricercatori». «Va detto - ha aggiunto - che al momento
non abbiamo avuto nessuna comunicazione ufficiale da parte del Ministero e
quindi non abbiamo avuto modo di elaborare proposte concrete».
Il secondo punto cardine
della riforma degli istituti di ricerca prevede la separazione delle funzioni di
gestione da quelle di indirizzo e controllo.
La mano pubblica resterà comunque maggioritaria all'interno dei
consigli di amministrazione delle fondazioni, ma gli Irccs potranno
individuare collaborazioni con altre strutture, anche private, per programmi
non solo di ricerca, ma anche e soprattutto di assistenza. Anzi a questo proposito la collaborazione
con i privati può spingersi fino ad arrivare ad un vero e proprio trasferimento
dei servizi di assistenza ai privati «in funzione - si legge nel testo
dell'emendamento - della migliore qualità e maggiore efficienza del servizio
reso» attraverso l'affidamento in concessione del servizio.
In poche parole tutto diventa
privato, soprattutto l'assistenza sanitaria.
Il passaggio alle fondazioni di diritto privato avrà anche delle conseguenze
per quanto riguarda i rapporti di lavoro subordinato attualmente in
vigore. I 16.621 lavoratori che
costituiscono il personale in organico degli istituti di ricerca, dovrà
passare ad una forma di rapporto di lavoro di tipo privato, «fatti salvi i
diritti acquisiti e la facoltà di optare per la pregressa disciplina».
Tutta questa rivoluzione
dichiara però come obiettivo primario quello di promuovere e migliorare la
ricerca. Nel tentativo di rilanciarne
le attività, si legge nel documento, sarà consentito alle fondazioni di
individuare una serie di canali attraverso i quali aderire a programmi di
ricerca, collaborare con altri enti e strutture e persino con singoli
ricercatori, anche se sono già impegnati con altri enti o strutture. In realtà la collaborazione con altri enti e
con ricercatori di altre strutture già esiste per questi Istituti. Ma quello che si prospetta sono «nuova modalità»
di collaborazione. Cosa significa? Forse snellire alcune procedure burocratiche. Per una maggiore incentivazione della
ricerca, il progetto di legge non esclude poi per le future fondazioni anche
il ricorso alla partnership con enti aventi fini di lucro operanti nel
settore biomedico, per la maggiore tutela dei risultati scientifici (ad
esempio i brevetti) e per la eventuale sponsorizzazione di singoli progetti di
ricerca. Inoltre si prevede anche
l'incentivazione attraverso la collaborazione con gli enti privati. E' vero, al
Ministero rimarrà la possibilità di sovraintendere alle attività di ricerca
attraverso un organismo di controllo indipendente, ma una modifica come questa
significa aprire al privato sulla ricerca, così come si prevede per
l'assistenza sanitaria. Altra
importante novità evidenziata dalla proposta di legge è quella relativa agli
sgravi fiscali proposti per le donazioni da parte di privati ai, nuovi
istituti di ricerca.
La proposta del ministro Sirchia sta suscitando un certo clamore anche nel mondo sindacale. E' previsto per domani un incontro tra le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil allo scopo di discutere non solo della singola proposta presentata in Parlamento, ma più in generale della strategia scelta da Sirchia nelle politiche relative alle questioni sanitarie. Intanto però cominciano ad emergere le prime prese di posizione. «Sul progetto degli Irccs - ha spiegato Gloria Malaspina, la responsabile per le politiche della salute di Cgil - noi siamo contrarissimi. Adesso si tratta solo di scegliere insieme alle altre rappresentanze sindacali in quale modo portare avanti questa battaglia, anche tenendo conto della volontà espressa dal ministro di tenere un tavolo delle trattative».