RASSEGNA STAMPA

2 NOVEMBRE 2001
ALBERTO LEISS
L'enigma della virilità da Stuart Mill a Derrida

«E gli uomini?».  E' il titolo-domanda che apre l'ulti­mo numero di Via Dogana , rivista della Libreria delle donne di Milano, sul quale Lia Cigarini fa un bilancio non proprio positivo dei tentativi che datano da -qualche anno - di aprire un dialogo-conflitto politico

tra il femminismo della differenza e uomini disposti a riconosce­re la parzialità sessuata della propria collocazione nel mondo. Superando il separatismo dichiarato delle pratiche politiche femminili, e quello altrettanto rigido, ma per lo più inconsapevole, degli uomini impegnati nella gestione del po­tere, sia politico, sia economico, sia culturale e accademico.  Anche í non molti uomini che hanno accettato questa sfida, per Cigarini, finiscono in realtà per sottrarsi a una reale «relazione di differenza, attuando diverse «strategie».  C'è chi accetta da un lato uno scambio linguistico confrontando­si con le elaborazioni teoriche e pratiche del femminismo, ma poi, con una sorta di schizofrenia, «quando agisce nella politica maschile con un altro linguaggio e un'altra centralità».  C'è chi usa il sapere femminile in modo strumentale, e vaga­mente «parassitario», per «aggiornare» il vuoto teorico della politica tradizionale, evidente soprattutto a sinistra.  La que­stione è stata discussa in una recente riunione a Milano, dove forse le domande fondamentali sono state queste: ma le donne desiderano veramente aprire oggi questo tipo di «rela­zione conflittuale» con l'altro sesso? O preferiscono coltivare la libertà e l'autonomia faticosamente conquistata costruen­do luoghi e relazioni «separate»? E gli uomini che cosa consi­derano «irrinunciabile» nel mettersi in gioco in una relazio­ne di differenza? ha osato confessare: «irrinuncia­bile è la nostra virilità».

Forse non è un caso che in questi mesi siano usciti molti libri che, in un modo o nell'altro, affrontano la questione, specialmente da un punto di vista filosofico.  Se Georg Simmel in un saggio del 1911 (Il relativo e l'assoluto nel problema dei sessi , ora ripubblicato in «Filosofia dell'amore», Donzelli, 2001, pag. 213, L. 39.000, a cura di Marco Vozza) riconosce­va francamente che tutte le «idee universalmente umane nel­la loro forma e nel loro diritto, sono del tutto maschili nella loro effettiva configurazione storica», altri filosofi contempo­ranei, da Heidegger a Levinas, a Derrida, si sono tormentati sulla differenza ontologica", arrivando solo a sfiorare la radicalità «ontologica della differenza sessuale (I filosofi e le donne , di Wanda Tomasi, Edizioni Tre Lune, pag. 265, L.35.000).

La Tomasi omette esplicitamente di approfondire altri teori­ci più dichiaratamente «femministi, come Deleuze e, nel secolo scorso, John Stuart Mill. Il rapporto tra Mill e la moglie Harriet Taylor, alla base del famoso saggio sull'«as­servimento delle donne» del filosofo liberale inglese, merite­rebbe di essere conosciuto e indagato come esempio di «rela­zione di differenza».  Einaudi ha pubblicato recentemente gli scritti della coppia sul matrimonio e i rapporti tra i sessi (Sull'eguaglianza e l'emancipazione femminile, pag.205, L. 17.500). Nell'introduzione Nadia Urbinati ci dice molte cose sul «femminismo» dei primi utilitaristi, e sul tormentato e burrascoso rapporto tra Mill e il padre, poco o nulla sulla personalità di Harriet.  Forse questa storia significa che un uomo non può avere un rapporto realmente libero con una donna se non si sottrae - con un consapevole lavoro di autocoscienza - alla «legge del padre».
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