![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 NOVEMBRE 2001 |
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Il celebre fisico Antonino Zichichi da tempo avrebbe voluto scrivere un libro su Galilei, da lui ritenuto in assoluto il padre della scienza e il più grande pensatore di tutti i tempi e di tutte le civiltà. Prima di Galilei i sapienti dicevano che la logica del creato stava scritta nei cieli. Nei cieli però non si possono fare esperimenti. La lezione che ne deriva era semplice: siccome le stelle sono depositarie di verità fondamentali, non ai nostri sensi materiali può essere permesso di scoprire queste verità, ma alla forza del nostro intelletto. Quindi, fare esperimenti sulla Terra usando la materia "volgare" non serve a nulla, anzi equivale a scegliere un vicolo cieco. Così la pensavano soprattutto gli aristotelici. Galilei sostiene invece che il Creatore ha lasciato le sue impronte qui sulla Terra, negli oggetti volgari. Ecco l'atto di fede da cui nasce la scienza. Galilei così dette vita alla più straordinaria avventura intellettuale della storia dell'umanità, nell'immanente; un'avventura che parte, contro l'idea del Caos, da un atto di fede nell'esistenza di una logica del Creato, logica scritta con il rigore del linguaggio matematico. Nasce così, sottolinea Zichichi nel saggio "Galilei divin uomo" edito dal Saggiatore (pagine 572, lire 34.000), "la più grande conquista dell'intelletto umano: la comunione che c'è tra scienza e fede". Nasce, quattrocento anni fa, la scienza galileiana, basata sugli esperimenti riproducibili e la matematica. In questo modo Galilei ebbe il privilegio di scoprire le prime leggi fondamentali della natura. È lui - sostiene Zichichi - lo scopritore delle prime tre leggi della meccanica, non Newton; è lui il padre della relatività, non Einstein. Per non dire di tante altre scoperte e invenzioni. È grazie al metodo tracciato da Galilei che la conoscenza della natura ha potuto svilupparsi con ritmo crescente fino ai giorni nostri. Tuttavia - avverte l'autore - non tutto ciò che viene spacciato per scienza è tale, come la teoria dell'evoluzione biologica della specie umana, una mistificazione generata dalla dominante cultura atea contemporanea. La Chiesa di quei tempi non capì Galilei che agiva per amore verso il creato e con lo scopo prioritario di dare dignità culturale agli oggetti di questa Terra, in quanto depositari delle impronte del Creatore. La Chiesa infine ha compreso l'errore e ha riabilitato il padre della scienza, ad opera soprattutto di Giovanni Paolo II, il papa che ha aperto le porte della Chiesa alla scienza fino a farsene paladino e ad affermare che "scienza e fede sono entrambe dono di Dio".