![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 OTTOBRE 2001 |
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Secondo il matematico americano Mark Buchanan, la traiettoria di
una biglia cosmica è imprevedibile ma determina le interazioni fra gli uomini.
E le regole si possono conoscere
Mark Buchanan,
"Ubiquità", Mondadori, pagine 264, L. 30.000, 15,49
L'attentato
alle Twin Towers di New York, i terremoti, i crolli in Borsa, le guerre, le
epidemie, l'evoluzione delle specie viventi e la Storia: che cosa hanno in
comune questi fenomeni? La stessa rappresentazione matematica, la firma del
caos e dell'imprevedibilità. "Dagli atomi alle galassie, dalla piccola
tribù nella giungla alla comunità internazionale, identiche regole governano il
comportamento collettivo della materia inanimata, della vita, del consorzio
umano. L'universo è molto più semplice di quanto pensassimo", sostiene
Mark Buchanan, un giovane fisico americano che in un saggio, Ubiquità
(Mondadori), applica le leggi del cosmo all'interpretazione degli avvenimenti
storici. Il messaggio non è confortante: il futuro non può essere previsto, e
grandi guerre, depressioni economiche, catastrofi sono "normali"
prodotti delle interazioni umane. Tuttavia, aggiunge Buchanan, non siamo
particelle nel turbine della Storia: ciascun individuo ha il potere d'incidere
sul mondo, e le leggi della natura esigono libertà e democrazia. Una
"fisica della società umana"? Gli uomini non sono atomi, hanno
volontà e libero arbitrio.
"Gli
uomini hanno volontà, aspirazioni e interessi, in conflitto. Hanno pure
emozioni, influenzate da quelle di altri individui e della collettività. Perciò
il gioco degli influssi reciproci è ancora più forte che nel mondo degli
uragani. Lo ha compreso Bin Laden: con il più spettacolare degli attentati ha
proprio voluto fare esplodere l'emotività, nella speranza d'innescare un ciclo
caotico di reazioni destabilizzanti. Possiamo opporci al suo disegno rifiutando
l'isteria".
Lo choc dell'11 settembre implica ripercussioni gravi ?
"Non
necessariamente. Grandi cause hanno talora piccoli effetti, e viceversa. Che
cosa era accaduto a Serajevo il 28 giugno 1914? Questo: l'autista dell'arciduca
Francesco Ferdinando aveva sbagliato strada. Confuso, s'era arrestato per caso
proprio davanti al terrorista serbo Princip, il quale quel giorno aveva un
revolver in tasca. Bang! L'arciduca muore e l'Austria invade la Serbia. Esito:
cinque anni di tragedie, 10 milioni di morti.
L'errore dell'autista però aveva solo offerto la scintilla d'un
conflitto mondiale che sarebbe esploso comunque.
"Magari
un poco più tardi e in condizioni un poco differenti, che avrebbero potuto
avere conseguenze molto diverse. Un altro esempio: la Germania avrebbe
provocato una guerra anche se Hitler fosse morto nella culla? Sì, dicono gli
storici. Però senza Hitler e senza il nazismo l'Inghilterra sarebbe scesa in
campo? E quando? Senza l'eccidio degli ebrei non ci sarebbe stata la creazione
di Israele né la crisi mediorientale: forse non avremmo un Bin Laden e le torri
di New York sarebbero in piedi".
Raccontata così, la Storia somiglia al gioco del flipper.
"È
vero. La traiettoria della biglia è imprevedibile: basta un'infinitesima
differenza nel primo impulso, un'impercettibile vibrazione del piano su cui
corre la pallina, perché il tragitto cambi. È la caratteristica dei fenomeni
caotici: enorme sensibilità alle condizioni iniziali e a ogni incidente di
percorso. Però c'è un aspetto positivo: qualunque azione può contare, la Storia
non è influenzata solo dai grandi personaggi, dalle grandi potenze, dai grandi
interessi. Ogni gruppo, ogni individuo può imprimere un impulso al flipper. L'esito
sarà incerto, ma il pericolo di risultati non voluti esiste anche per i grandi
poteri".
Una guerra circoscritta può impedire lo scoppio di una più vasta?
"Partiamo
dal modello degli incendi di foreste. Nel parco di Yellowstone i responsabili
avevano per anni applicato una efficace strategia d'intervento, spegnendo
subito ogni fuoco. Ma nel giugno 1988 un solito fulmine provoca un solito
incendio, e questa volta le fiamme divampano per mesi e bruciano un milione e
mezzo di ettari. La foresta in assenza di piccoli incendi era diventata molto
fitta, in stato ipercritico, e le buone intenzioni avevano avuto l'esito
opposto, così come può accadere se si rinviano le ostilità mentre gli odi
continuano a crescere. In altri termini, gli incendi fanno parte dell'ecosistema.
Come le guerre. Sì, anche se ripugna dirlo, un piccolo conflitto può evitarne
uno più distruttivo. Però è impossibile sapere in anticipo se non
destabilizzerà invece una regione, o il mondo, perché il sistema internazionale
ha una complessità non valutabile nei piani strategici".
La fisica ci offre altre regole?
"La
prima è questa: senza continui aggiustamenti, i sistemi vanno in crisi, senza
riforme i conflitti sociali s'aggravano fino a scatenare rivoluzioni, e se i
governi non mantengono equilibri esplodono guerre. Tuttavia è difficile vincere
l'inerzia di qualunque sistema, è difficile coordinare le diverse forze, i
diversi interessi. Spesso le correzioni vengono rinviate fino a che non c'è una
crisi, e questa può produrre sia un nuovo provvisorio ordine sia
catastrofi".
La natura ha preferenze di regime politico?
"Sistemi
rigidi e ordinati, dittatoriali, hanno efficacia ma siccome sono poco
adattabili perdono energia, fino a che i meccanismi caotici non decretano la
loro morte subitanea, come è accaduto in Urss. Il disordine connesso alla
democrazia avvantaggia questo sistema".
La globalizzazione, aumentando le interdipendenze, ci ha condotti,
come nella foresta troppo fitta, allo stato ipercritico?
"È possibile. O forse ha cozzato contro un muro, perché vaste parti del mondo non sono in grado di adeguarvisi, o non vogliono farlo, o hanno governanti risoluti a mantenere uno status quo per loro vantaggioso. Inoltre sistemi globali esigono meccanismi e regole globali, forme di governo globali. Purtroppo nessun nuovo ordine può emergere velocemente, né senza un gran numero di crisi".