![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 OTTOBRE 2001 |
|
La decisione di Sirchia. I ricercatori: effetti benefici anche per
l'uomo. Verdi e Legambiente insorgono
Era il 5
marzo del '97, un giorno che i nostri uomini di laboratorio ricordano come uno
dei più bui per la ricerca italiana. L'ex ministro della sanità Rosy Bindi
con un'ordinanza vietò ogni forma di clonazione, compresa quella animale. Il
divieto è stato reiterato 10 volte, più o meno nella stessa forma. Da allora
niente più esperimenti, a meno che non si trattasse di moltiplicare esemplari
di specie in estinzione o geneticamente modificati allo scopo di trovare nuove
terapie per l'uomo. Un ammorbidimento introdotto a fine '98, dopo le proteste.
Ora si cambia marcia. Il ministro della Salute Girolamo Sirchia ha confermato
l'intenzione di cancellare il divieto. Da gennaio diventerà possibile lavorare
su cellule e embrioni di animali per riprodurne fotocopie.
ENTRO L'ANNO
- Assorbito dal decretone sulla Sanità e dal piano antibioterrorismo, Sirchia
pensa al 2002: "Entro l'anno risolverò questo problema", ha ribadito,
ricordando di essere stato proprio lui a firmare l'ultima ordinanza che scadrà
il 31 dicembre: "Ma ero appena diventato ministro, è stato un atto
automatico, mi sembrava irrispettoso cambiare senza aver ascoltato il Parlamento
cosa che adesso farò". Il suo gabinetto studierà la forma con cui
introdurre un nuovo sistema: "Vietare la clonazione animale non ha senso,
specie per le ripercussioni positive sull'uomo".
EFFETTI -
Clonazione animale vista dunque non solo come un vantaggio per la zootecnia ,
come spiega Carlo Alberto Redi, ordinario di zoologia e biologia dello
sviluppo a Pavia che col suo gruppo partecipò assieme a giapponesi e americani
alla nascita di Cumulina, il primo topo duplicato: "È un'iniziativa molto
attesa. Il ricercatore Sirchia sa quanto possono essere importanti i modelli
animali per spianare la strada agli studi sulle cellule staminali, le più
primordiali, ottenute attraverso la cosiddetta riprogrammazione genetica che si
ottiene attraverso tecniche di clonazione. È indispensabile capire cosa avviene
sulle altre specie per capire se c'è una reale prospettiva di applicazione
sull'uomo". Redi si augura che alla cancellazione del divieto seguano
finanziamenti.
RICERCATORI
- Il mondo della ricerca accoglie con grande favore la novità. Si lascia
sfuggire un sospiro di sollievo Cesare Galli, il veterinario di Cremona che
nel gennaio del '99 fece nascere Galileo, primo toro clonato al mondo. Oggi il
bovino gode di ottima salute ed è identico ai suoi simili se non fosse per la
sterilità forse non addebitabile all'insolito concepimento. Esposto ad una
mostra, Galileo venne posto sotto sequestro. Galli ha ricorso al Tar sul
divieto di clonazione: "In nessuna altra parte del mondo esistono questi
paletti". Esulta anche Lino Loi, veterinario, docente all'università di
Teramo, clonatore di un muflone sardo, razza in via di estinzione. Ombretta,
così si chiama la sua creatura, è nata da cellule morte: "Finalmente
ricominceremo a lavorare. Sugli animali queste tecniche permetteranno di
selezionare e sfruttare le potenzialità genetiche delle razze fino ad ottenere,
ad esempio, mucche longeve, produttive, immuni da mastite. Potremo
salvaguardare specie minacciate da infezioni".
POLEMICHE - Scontata la chiusura ermetica dei Verdi. Loredana De Petris indica la clonazione animale come l'anticamera di quella umana e definisce di una "gravità inaudita" le dichiarazioni di Sirchia. Legambiente dipinge scenari terrificanti: "Avremo fattorie di mostri. Potremmo così arrivare a sperimentazioni selvagge, senza garanzie". Gli antivivisezionisti paventano il peggio. "Siamo sconvolti, la decisione danneggia gli animali e spalanca la porta alla clonazione umana".