RASSEGNA STAMPA

15 OTTOBRE 2001
ALDO PINCHERA
«L'eco-economia già c'è ma nessuno lo sa»

Nuovo incarico e nuovo libro per Lester Brown, autore dello «State of the World».  Obiettivo: dare un progetto al movimento ambientalista globale

Per anni, chiunque fosse stato interessato a conoscere i destini ambientali della Terra aveva un porto sicuro: Lester Brown e il Worldwatch Institute.  Brown è in Ita­lia, per una serie di conferenze orga­nizzate dal WWF.  A Roma, in particola­re, ha tenuto la «Aurelio Peccei Lecture» 2001, in onore del fondatore e ani­matore del Club di Roma, che con i suoi rapporti ha animato le discussio­ni a proposito del futuro energetico e ambientale dell'umanità, anticipando molti dei temi della globalizzazione.  Lo abbiamo intervistato, per sapere del prossimo libro, Eco-economy (che uscirà negli Stati Uniti ai primi di no­vembre e in Italia tra qualche mese); e della sua nuova creatura, l'Earth Poli­cy Institute, per la quale ha abbando­nato l'incarico di presidente del Worldwatch Institute.

Che cos'è l'Earth Institute?  Valeva la pena lasciare il Worldwatch Institute per crea­re un nuovo organismo?

Innanzitutto io sto ancora nel direttivo del Worldwatch Institute, anzi lo presiedo.  Ma il mondo ha bisogno di una visione di cosa sarà una economia sostenibile da un punto di vista am­bientale, della nuova «eco-economia».  Perché se non abbiamo una visione, un'idea di dove vogliamo andare sarà molto difficile arrivarci.

Quindi il suo nuovo istituto si concentrerà sulle cose da fare?

Sì, perché il movimento ambientalista globale sta diventando molto for­te, ma tende a lavorare «contro» alcu­ne cose, piuttosto che «a favore» di altre.  Ora un tale attestamento non è più sufficiente ed è per questo che vo­glio tracciare una visione.  Spero che un giorno sia condivisa da molti e che ognuno possa lavorare per creare una nuova economia, che sosterrà il pro­gramma economico senza però distrug­gere i sistemi naturali sui quali si fon­da.

In Eco-economy lei sostiene appunto che bisogna ribaltare il rapporto tra ecologia ed economia

Abbiamo bisogno di una rivoluzione copernicana.  Gli economisti tendo­no a pensare che l'economia sia un sistema operativo generale, del quale l'ambiente non è che un sottoinsieme.

In realtà, gi ecosistemi terrestri tendo­no a sopravvivere abbastanza bene sen­za l'economia, mentre l'economia non può vivere senza di essi.  Ma se, come affermano gli scienziati dell'ambiente, l'economia è parte degli ecosistemi na­turali, ne consegue che l'economia de­ve essere disegnata, strutturata in mo­do da essere compatibile con gli ecosistemi

Così non è, invece...

Esatto. Il nostro problema è che l'economia non è sincronizzata con gli ecosistemi che la sostengono.  E ne ve­diamo le conseguenze.  Man mano che l'economia cresce si moltiplicano i sin­tomi di stress: aree di pesca al collasso, foreste che si riducono, deserti che si espandono, risorse idriche insufficien­ti, oceani che salgono, temperature in crescita, tempeste distruttive più fre­quenti, ondate di caldo, ghiacci che si sciolgono, specie animali e vegetali che scompaiono.  Gradualmente, anche l'economia entrerà in crisi.

Ci dia allora un'immagine di co­me apparirà la eco-economia.

Ne vediamo già alcuni esempi nel­le fattorie del vento in Danimarca, nei tetti solari in Giappone, nella riforesta­zione in Corea, nelle reti ciclabili in Olanda, negli impianti di riciclaggio dell'acciaio negli Stati Uniti, in quelli di carta in Germania, nelle celle a com­bustibile che alimentano le prime automobili.  Uno dei più sensazionali sviluppi degli ultimi anni è l'enorme cre­scita dell'energia eolica.  Secondo il Di­partimento per l'energia Usa, tre stati come Nord Dakota, Texas e Kansas potrebbero produrre sufficiente ener­gia dal vento per soddisfare la richiesta nazionale di elettricità.  Inoltre, una vol­ta abbassati i costi dell'elettricità, di­venta conveniente l'elettrolisi dell'ac­qua per produrre idrogeno: e l'idrogeno sarà la vera alternativa al petrolio.

Intanto, però, fatichiamo e ratificare anche un accordo minimo come il Protocollo dì Kyoto. Che pensa delle posizioni del presidente George Bush? I citta­dini americani la pensano come lui?

Tutti i sondaggi d'opinione indica­no di no.  Ma quanto accaduto l'11 settembre scorso avrà ripercussioni an­che sui negoziati climatici.  Fino ad allora, Bush poteva essere sprezzante e po­co interessato alle opinioni altrui.  Ora ha capito che ha bisogno del resto del mondo.
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