RASSEGNA STAMPA

12 OTTOBRE 2001
editoriale
Remo Bodei e i nervi dell'anima

Forse ha ragione Michele Serra quando su la Repubblica di ieri rammenta la più sconveniente delle verità. Ovvero che l'orrore dell'11 settembre, in qualche modo, ci ha migliorati. Perché ci ha costretti a risvegliarci bruscamente da un lungo torpore; da un'ansia inane; da una balorda frivolezza. Facendoci al contempo riscoprire - proprio a partire dalla paura, dal dolore e dalla morte che tornano a scandire la nostra quotidianità - quelle gerarchie mentali ed etiche che si erano progressivamente offuscate.

Ma se tutto questo è vero, allora risulta tanto più stimolante la lettura del librointervista a Remo Bodei, Il dottor Freud e i nervi dell'anima (conversazioni con Cecilia Albarella, appena pubblicato da Donzelli, pagg. 107, lire 18.000); un libro nato ovviamente prima di quella data spartiacque e che pure punta il dito proprio sull'imprescindibile urgenza di un nostro risveglio interiore. Tra le tante cose interessanti che sostiene il filosofo, approfondendo nuovamente il suo dialogo ultradecennale con la psicoanalisi, c'è la sottolineatura di un forte disagio sociale clandestino, mascherato dal "culto aproblematico dell'esteriorità e da una forma di iperattivismo che conduce, con la pratica dell' "ammazzare il tempo", anche all'oblio di sé".

Viviamo - continua Bodei - per comprare vita e spenderla immediatamente, favorendo un "egoismo di piccolo cabotaggio, legato a un'occasionale economia psichica di rapina" che ci invita a circumnavigare ogni genere di difficoltà. "Prevale il tacito proposito di mettere a coltura intensiva il presente, di farlo fruttificare rapidamente (...). Lo svantaggio di tale atteggiamento consiste nel privare l'esistenza del singolo di ogni tensione, di lasciarlo in uno stato astenico, come se gli fossero stati recisi i nervi dell'anima".

Dopo quel maledetto 11 settembre, ci ha pensato una nuova, terribile irruzione della storia a costringerci nuovamente a fare i conti con il nostro passato e il nostro futuro. Del resto era stato proprio Sigmund Freud, nel suo saggio del 1915 Caducità, a mostrarci come l'umana esistenza sia tanto più preziosa proprio perché fragile, effimera.
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